Interviste
Intervista con i Soul Secret
di Marco Piva

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I Soul Secret sono un quartetto prog-metal di Napoli il cui esordio discografico, "Flowing Portraits" (2008), e’ stato pubblicato nientemeno che dalla prestigosissima etichetta Progrock, specializzata soprattutto il prog metal.

Cogliamo quest’occasione per conoscerli meglio parlando con Antonio, il chitarrista della band.
(tutte le immagini sono copyright esclusivo della band e usate dietro autorizzazione)

MovimentiProg: Intanto ciao a tutti, e complimenti per il vostro debutto. Ci potete presentare la band e i suoi componenti?

Antonio Vittozzi: Ciao a tutti voi di MovimentiProg e grazie per i complimenti e per questa opportunità, noi siamo i Soul Secret ed io sono Antonio il chitarrista. Gli altri tre ragazzi che compongono la band sono: Luca Di Gennaro (Tastiere), Lucio Grilli (Basso), Antonio Mocerino (Batteria). Siamo quattro amici che condividono la passione per la musica e che portano avanti da qualche anno ormai questo progetto. Credo sia superfluo descrivere la passione che ci mettiamo, vi posso dire che siamo molto metodici e dediti a perorare questa splendida causa.

MP: Presentandoci i componenti della band non hai nominato nessun vocalist: come mai? Vediamo dal vostro Myspace che Michele Serpico ha scritto i brani con voi ma che MArk Basile li ha cantati. Ci potete spiegare cos'e' successo?

AV: Michele Serpico è un nostro caro amico che tanto ci ha aiutati nella stesura dei brani di Flowing Portraits. La scelta di MArk Basile alla voce del disco è stata voluta al fine di massimizzare il lavoro con un tocco che certamente non avrebbe guastato. Il cd si è dimostrato cucito addosso a MArk che ha saputo, con maestria, interpretare le parti proprio come noi volevamo. Il motivo principale di questa storia è l’assenza (un po’ per scelta, un po’ per fattori esterni al gruppo) di un singer di ruolo che sappia integrarsi a pieno nei Soul Secret.

MP: Ci potete spiegare il significato del nome Soul Secret, molto evocativo?

AV: Il significato letterale del nome credo sia di facile comprensione. Inizialmente, ci fu proposto quasi per gioco da un amico: non ci dispiacque, e decidemmo (anche per pigrizia di trovarne un altro) di tenerlo. Paradossalmente, fu un nome quanto mai azzeccato, perché evoca qualcosa che si cela dentro di noi, e che cerchiamo di esprimere, di far emergere, attraverso la nostra musica.

MP: Vedo che la band si e’ formata nel 2004 ma, tranne un demo datato 2005, non ha inciso nulla fino a Flowing Portraits (2008). Come mai questi tempi lunghi?

AV: Sicuramente la volontà di concretizzare dei vecchi componenti era diversa da quella di coloro i quali sono rimasti nel gruppo e che hanno creduto più fermamente nel progetto. Dal 2005 con una nuova line-up abbiamo iniziato ad affiatarci con qualche esibizione dal vivo, ma nulla di particolarmente rilevante. La composizione "intensa" è durata un paio di anni ed è terminata nei primi mesi del 2007. Riflettendoci, i tempi non sono stati poi così biblici, se consideriamo che il gruppo ha raggiunto stabilità non più di 2 anni or sono. Non è facile trovare la gente giusta per comporre qualcosa di valido.

MP: Spiegateci un po’ Flowing Portraits: come si e’ sviluppato, che temi vuole toccare, che messaggi comunica.

AV: Flowing Portraits è composto da sei brani. Abbiamo lavorato su ogni pezzo partendo da una idea di base proveniente da uno degli strumentisti, che veniva via via sviluppata e personalizzata dagli altri membri del gruppo. Le tematiche che caratterizzano l’intero album si ramificano in un contesto quasi o­nirico, fantastico, nel quale è possibile percepire atmosfere contrastanti tra loro ma perfettamente bilanciate da un sound che vuole essere melodicamente duro. La tensione è distribuita per raggiungere pian piano picchi rilevanti e per concedere, in alcune occasioni, calma e quiete.

MP: Come e’ arrivato il contratto con la ProgRock?

AV: Dopo aver completato Flowing Portraits decidemmo di far girare il disco tra le etichette italiane, europeee e americane. Tra queste scegliemmo la ProgRock Records di Shawn Gordon, che si era mostrato da subito entusiasta del nostro lavoro. Il contratto con la ProgRock è arrivato circa 5 mesi dopo le registrazioni. Prezioso è ed è stato l’aiuto di Davide Guidone che rappresenta ancora adesso una guida fondamentale nel difficile cammino musicale.

MP: I Dream Theater sono evidentemente una delle vostre influenze principali, e vedo che in passato avete suonato le loro cover. A cosa si deve questo amore per il quintetto di New York, e come riuscite a mescolare la loro influenza con le vostre idee originali?

AV: I Dream Theater sono un gruppo a cui siamo legati, suonare le loro cover è stato un divertente banco di prova. Il mio primo ascolto fu Scenes from a Memory quindi credo riesca ad immaginare il perché di tanta ammirazione. Col passare degli anni è stata una scoperta a ritroso fino ad arrivare alle origini.

Tornando a noi, l’influenza Dream Theater e il nostro sound riescono ad andare a braccetto con l’originalità di certe idee poiché, per fortuna, ognuno di noi ha vedute musicali abbastanza ampie. Diciamo che l’influenza compositiva risente relativamente dei nostri ascolti ed è comunque frenata o modificata nel momento in cui si avvicina in maniera troppo marcata ad idee già ascoltate, ovviamente senza la pretesa di inventare nulla di nuovo.

MP: Devo essere o­nesto: ascoltando il vostro disco, pur apprezzandolo molto, ho trovato solo pochi momenti in cui il vostro stile si distacca da quello dei Dream Theater. Come mi spiegate questa impressione? O dite che mi sono sbagliato?

AV: Non potrei mai dire che ti sbagli, non sono nella posizione per farlo! I gusti personali sono insindacabili e fanno si che ognuno possa accomunarci al gruppo che meglio conosce nel settore. Ad esempio, c’è chi ci ha accomunati agli Yes, chi alla PFM, altri ai Genesis, Rush… tu ai Dream Theater, altri ai Mind Key. Non so cosa rispondere se non che mi fa immensamente piacere che il disco ti sia piaciuto a prescindere da tutto il resto.

MP: Nella recensione del vostro disco d’esordio su questo sito si dice che Flowing Portraits "e’ il disco che i Dream Theater avrebbero fatto bene ad incidere dopo Six Degrees of Inner Turbulence". Come commentate questa affermazione?

AV: Non è la prima volta che leggo una cosa del genere. o­nestamente la vedo più una trovata per denigrare gli ultimi e (a parere di molti) discutibili lavori dei Dream Theater che un apprezzamento o­nesto nei confronti di Flowing Portraits. Non ti nascondo che la cosa, nonostante tutto, mi lusinga perché parliamo del gruppo di riferimento del mercato progressive e di un album (Six Degrees of Inner Turbulence) che apprezzo molto; leggere il titolo Flowing Portraits accostato ai mostri sacri del progressive mi lascia sempre basito.

MP: Attenzione, non sto dicendo che "Flowing Portraits" sia meglio di "Train of Thoughts", ma che in un qualche modo e' piu' coerente con lo stile dei Dream Theater di quel disco, che in qualche modo e' un'evoluzione dello stile del quintetto di New York coerente con "Scenes from a Memory" e "Six Degrees". Che ne dici?

AV: Ci mancherebbe che lo dicessi, ora sarei su una spiaggia di Malibù e non in provincia di Napoli! Sono d’accordo con quello che affermi, gran parte della similitudine, a mio avviso, è dettata dalla estrema cantabilità, melodicità dei brani e al non utilizzo dei virtuosismi fini a se stessi. Tutto è volto a perseguire un risultato corale nel quale ognuno fa si la sua parte, ma sempre con un occhio puntato verso il risultato di squadra. Immedesimarci nell’ascoltatore è una delle cose che facciamo maggiormente e in Flowing Portraits nulla è lasciato al caso.

MP: Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo lavoro discografico dei Soul Secret?

AV: Mhhh bella domanda! Il prossimo lavoro sarà "nuovo" nel senso che alcune idee in cantiere sembrano non essere state sviluppate dai Soul Secret! Ascoltando i brani nuovi mi chiedo come abbiamo potuto sviluppare idee del genere. Le cose che del primo disco ci hanno convinto continueranno a seguirci anche nel prossimo lavoro (melodicità, impatto, facilità di ascolto) e quelle che ci hanno convinto di meno saranno affinate e migliorate con un’aggiunta di idee veramente simpatiche!

MP: Generalmente, quando si parla di Napoli o piu’ in generale di Campania in ambito progressive, si pensa a realta’ come gli Osanna o i Malaavia, privi di qualunque collegamento con il metal ma legati a suoni mediterranei. In che rapporto siete con quel tipo di realta’ progressiva?

AV: E’ un tipo di realtà che mio malgrado non conosco assolutamente, né quanto meno i Soul Secret finora hanno rivolto il proprio sguardo verso atmosfere e contesti legati a etnie o suoni particolari. Ciò non vuol dire che non potremo farlo in futuro: l’assenza di schemi, in fondo, è proprio questo.



MP: In generale, com’e’ l’ambiente musicale a Napoli e in Campania? E’ difficile trovare da suonare? Con che realta’ vi trovate a disputare le vostre serate?

AV: L’ambiente musicale di Napoli è in continuo fermento. L’undreground è pieno zeppo di gruppi più o meno validi. Il messaggio che la Napoli musicale esprime è forte in potenza, ma in atto resta in sordina per via della discutibile organizzazione che la rappresenta. E’ difficile trovare dove suonare, ed essere pagati per farlo potrebbe essere un’utopia. Ma ti ripeto i gruppi a Napoli ci sono e sono assolutamente vivi.

MP: Cos’e’ secondo voi il progressive?

AV: Per me il progressive è una forma di espressione che non lascia nulla al caso e nella quale si riesce, razionalmente, a raccontare forti emozioni con una musica "studiata"… siamo ai limiti del paradosso ed è proprio questo che mi affascina maggiormente. Altra faccia del progressive è l’assoluta libertà e mancanza di schemi che si può scegliere, qualora lo si voglia, di seguire.

MP: Ringraziamo i Soul Secret per la loro disponibilita’ e facciamo loro i migliori auguri per la loro carriera.

Soul Secret: Grazie a voi ragazzi, a presto e in bocca al lupo!

  

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