Interviste
This Harmony: intervista dal salotto
di Fabiana Bugno

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THIS HARMONY: INTERVISTA DAL SALOTTO...

Il progetto This Harmony nasce nel 2002 nella piccola Perugia dalla volontà di tre ragazzi: Massimo Cervini, chitarra elettrica, David Aberrà, basso elettrico, Nicola Tarpani, batteria. Un anno dopo si aggiunge il tocco del violino di Laurence Cocchiara. Incomincia così un periodo fertile di preparazione e manifestazioni live che sfocerà, nel 2006, nella pubblicazione di "Leila Saida" ("buonanotte" in arabo), accolto positivamente dalla critica specializzata e dal pubblico. Nel 2007 ci propongono un EP, "Live dal Salotto", registrato dal vivo con gli archi arrangiati da Alberto Oliva. Brani interamente strumentali, atmosfere da camera, echi malinconici e crepuscolari, arrangiamenti calibrati, i This Harmony amano esprimere l’arte toccando le corde del cuore con sussurri, senza urlare, con gesti puri, senza terremoti né grandi esplosioni, come si legge nel loro manifesto. Li raggiungiamo per un’intervista, tenendo bene in mente le parole di Wassily Kandiskij : "eppure ci sarà sempre qualcosa che la parola non può rendere compiutamente e che non è il superfluo, ma l’essenziale".

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Benvenuti su Movimenti Prog. Anche se si può pensare che il vostro gruppo non sia da annoverare nel genere progressive, noi crediamo che voi possediate l’"attitudine" progressiva, in cui il sound è permeato da una ricerca continua che va al di là dei soliti schemi. Voi definite la vostra musica "indie rock da salotto". Quali sono le vostre influenze, o meglio le fonti di ispirazione?
Per quanto riguarda l’aspetto artigianalmente musicale, i nostri ascolti hanno uno spettro piuttosto ampio: ci innamoriamo spesso di dischi diversissimi tra loro. Questo perché in ogni opera dovrebbe esserci quella scintilla in grado di illuminare ogni sua parte, e non è un fatto di genere musicale, ma riguarda altro. E’ ciò che andiamo di volta in volta cercando, e così abbiamo scelto di definirci attraverso una dicitura – indie rock da salotto – che ci impone al limite un’atmosfera, ma non certo una gabbia.

La vostra musica e il rapporto tra composizione e improvvisazione. Ce ne parlate?
C’è un che di improvvisativo nella nostra musica, ma si riferisce a macrostrutture: abbiamo chiamato alcuni brani "improvvisazione" perché la loro stesura è stata molto impulsiva, non perché gli stessi vengano di volta in volta improvvisati. Questa è la sfumatura in cui leggiamo il termine in relazione a noi.

Nel nuovo album "Live dal Salotto", accanto alla classica formazione, viene affiancata la partecipazione di Alberto Oliva, Damiano Babbini, Costanza Pepini, Catherine Bruni. Com’è nata la collaborazione?
A Perugia c’è un locale cui siamo molto affezionati: è dove abbiamo mosso i primi passi e così abbiamo pensato di fare qualcosa di nuovo e bello proprio lì. L’idea era ambiziosa e c’è voluto un po’ di tempo, ma sia i ragazzi del quartetto sia Alberto Oliva, che ha curato gli arrangiamenti, hanno fatto un lavoro meraviglioso. Il concerto andò così bene che decidemmo di registrare il frutto della nostra collaborazione: sarebbe stato un peccato troppo grande perderlo.




Com’è scaturita l’idea di fondere nel proprio lavoro le sonorità di un quartetto d’archi?
I nostri brani hanno, già di per sé, un retrogusto vagamente classico: affidare il ruolo solista al violino piuttosto che alla voce, ha messo in risalto questo aspetto, e quindi eravamo certi che ampliare lo spettro di questa sensazione avrebbe dato un ottimo risultato.

Dopo l’uscita dell’album "Leila Saida" prima e "Live dal Salotto" poi, si è imposta l’attenzione non solo da parte della critica e del pubblico, ma anche da parte delle radio, in cui la vostra musica ha trovato spazi. Come vivete questa esperienza?
Ovviamente molto bene. La musica che facciamo spesso è soggetta a pregiudizio a causa del fatto che è strumentale, quindi essere riusciti a risvegliare l’interesse di molte radio è per noi una grande soddisfazione.

Parliamo delle vostre attività live. Numerosi concerti in Italia e anche a Digione e Lugano. Cosa ne pensate di queste esperienze all’estero?
I concerti a Lugano e Digione risalgono a qualche giorno fa: è stata un’esperienza davvero bella. La cosa più piacevole di suonare fuori dai propri confini è che ti senti un po’ in vacanza, ma come un turista in un certo senso privilegiato. Il fatto di essere lì per suonare carica ogni cosa di un significato molto forte.

Le musiche di "Leila Saida" fanno da sfondo sonoro al film "InSani – La Materia dell’Invisibile", ci parlate un po’ di questa collaborazione?
La collaborazione è nata per volontà dei curatori del documentario: erano qui a Perugia per delle riprese e gli è passato per le orecchie il nostro disco. Da lì la decisione di usare i brani di "Leila Saida" come colonna sonora. Questa coincidenza, oltre che darci una soddisfazione, è valsa a farci conoscere l’opera di Sergio Sani, pittore umbro che meriterebbe intorno a sé un’attenzione molto maggiore.



Impegno e dedizione traspaiono chiaramente dalla cura dei dettagli del vostro prodotto: suoni, parole, colori, tutto è gestito nei minimi particolari, tutto risveglia l’attenzione da parte del fruitore finale. Vi siete mai chiesti qual è secondo voi il vostro pubblico di riferimento?
Fortunatamente non abbiamo un pubblico di riferimento: ci siamo resi conto, suonando in giro, che la nostra musica seleziona il suo pubblico non tanto in termini di età, quanto piuttosto di sensibilità, di vicinanza umana e spirituale a ciò che facciamo. Il nostro disco l’hanno comprato signori di 80 anni come ragazzi di 12, e ne siamo felici perché quando succede il contrario, quando un disco piace soltanto a un pubblico preciso, forse è perché si poggia su un’attrattiva superficiale, e nel profondo è povero.

Progetti futuri. Ve ne sono in cantiere? Potete anticiparci qualcosa?
Stiamo lavorando al nostro terzo disco, e probabilmente non ci vorrà moltissimo prima che sia pronto. Dal momento che siamo molto pignoli, di sicuro alla stesura seguirà un periodo di revisione, il quale durerà finché non saremo completamente convinti delle nostre scelte. Per il resto siamo sempre alla ricerca di nuove opportunità: ci piacerebbe tornare presto all’estero e magari dar vita a qualche nuovo progetto come quello che ci ha visti collaborare con il quartetto Ascanio… c’è solo da organizzarsi.

http://www.thisharmony.net

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