AINUR
la musica degli Dei...
a Teatro
15/12/2007 – Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO)

La folta line-up degli Ainur
J.R.R. Tolkien arriva in Teatro a Venaria, paese della prima cintura nord torinese, con una rappresentazione consona alle pagine di letteratura immortale da lui scritte. Quello degli Ainur, è da premettere, non è stato un semplice concerto. La loro esibizione avviene come degna conclusione di Arda, prima manifestazione totalmente dedicata al mondo immaginario della Terra di Mezzo a essere organizzata in Piemonte. Arda comincia nel primo pomeriggio con alcuni eventi di richiamo per gli appassionati e con la partecipazione di alcune tra le più importanti associazioni italiane dedicate a Tolkien. Viene caratterizzata da dibattiti che vanno dall'analisi dell'ultimo libro postumo del professore di Oxford pubblicato recentemente, I Figli di Hùrin (Bompiani, 2007), a incontri più pratici e ameni come lo studio della cucina della Terra di Mezzo o uno workshop sulle illustrazioni tolkieniane.
L'esibizione serale degli Ainur è stata qualcosa d'inaspettato. Ci si sarebbe potuti imbattere in un normalissimo show di un gruppo rock dedito anima e strumenti musicali alle avventure raccontate da Tolkien, come ce ne sono a centinaia. Invece quello a cui si è assistito è stato teatro, un'opera rock, al limite del musical. Man mano che la rappresentazione andava avanti lo spettacolo si dipanava in tutta la sua complessità, sempre maggiore e sempre più varia assecondando incredibilmente alla perfezione tutti i momenti del libro I Figli di Hùrin. Gli Ainur in questa serata, infatti, presentavano ufficialmente al pubblico il loro ultimo lavoro discografico ispirato proprio al libro citato, Children of Hùrin (Electromantic Music, 2007).
Tutto l'album era senza incrinature in versione live, addirittura più maestoso, epico. Un'esecuzione vigorosa, al cardiopalma, ma anche gioiosa, allegra o dura, cupa, disperata, passando attraverso i diversi umori del libro. L'intersecarsi della quattro - quattro! - voci principali avevano l'abilità di trasformare magicamente l'elettricità, la potenza on stage in qualcosa di tangibilmente etereo. Federica Guido, Elena Richetta, soavi, voci calde, avviluppanti, coinvolgenti, leggiadre nelle loro vesti da Valar, perfette nelle coreografie create dalla stessa Richetta, anche ballerina; con Massimiliano Clara, possente voce che si cala anche in un contesto furiosamente metal quando si deve rappresentare un momento di battaglia. Questi i tre main-singers, il cui cantato s'intrecciava o si alternava, proprio come in un elaborato musical. E quindi Alessandro Armuschio anche alle tastiere secondarie (forse qualcuno su questi lidi ha mai sentito parlare di Ossi Duri?) e Marco Catalano alla batteria, le altre due voci che intervenivano formando un bellissimo mosaico d'immagini canore.
Come non fare un fragoroso applauso ai tre compositori principali di quest'opera, che nel contesto live assume tonalità e colorazioni ancora più vive, ancora più energiche? Il chitarrista Luca Catalano, mente principale, fautore di tutto il grande progetto Ainur, che in strettissima collaborazione con il fratello alla batteria, il già citato Marco, e il tastierista Gianluca Castelli ha creato qualcosa d'imponente che andrebbe fortemente, prepotentemente rappresentato in tutti i Teatri d'Italia. E' meglio ribadire: Teatri, perchè di opera si tratta ed essi sono la cornice più consona. Citiamo Giuseppe Ferrante, cuore pulsante del suono degli Ainur con il suo basso a cinque corde; il fantastico quartetto d'archi formato da Cecilia Lasagno, arpa, Luca Marangoni, violino, Daniela Lorusso, violoncello, e Carlo Perillo, viola; la sezione fiati con Chiara Marangoni, corno francese, Cristiano Blasi, flauto e Leonardo Enrici Baion, clarinetto. Una vera e propria mini-orchestra. Una menzione speciale a Wilma Collo che si è sobbarcata il poderoso impegno di adattare i testi di Tolkien alle musiche degli Ainur. Mancavano purtoppo la soprano Eleonora Croce e il basso-baritono Simone Del Savio per altri impegni professionali.
Questo splendido insieme di artisti ha chiuso la serata con una seconda parte dello show dedicata al loro primo disco, pubblicato sempre dall'Electromantic Music di Beppe Crovella nel 2006, From Ancient Times. Sono state eseguiti i brani che più rappresentano l'essenza degli Ainur e del Silmarillion di Tolkien, The Fall of Gondolin e War of Wrath. Una vera forza della natura gli Ainur. Non è certo facile far stare assieme e coordinare diciassette teste diverse, una bella sfida. Assolutamente vinta, è obbligatorio aggiungere.