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La giornata prog del Gods Of Metal: una riflessione di Marco Monetini
di Donato Zoppo

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GODS OF METAL ’07
THE PROG DAY

SINESTESIA
DGM
SIMPHONY X
DREAM THEATER

di Marco Monetini

Puntuale anche quest’anno arriva il Gods Of Metal in quel dell’idroscalo di Milano.
Ed ancora una volta molto è l’interesse per i nostri lettori, dato che la seconda giornata del festival è dedicata al prog ed alla musica di estrazione seventies in generale (Anathema & Black Sabbath, o Heaven And Hell come si fanno chiamare nella formazione con Dio alla voce)

Con il sempre fidato fotografo Igor ci inoltriamo all’interno dell’arena, unico posto brutto e pieno di pozzanghere (merito della piovuta del giorno prima) di tutto l’idroscalo: posto pieno di verde, prati e strutturato in maniera professionale. Il perché relegare il Gods nella parte più scomoda, polverosa e acquitrinosa, non ce lo spieghiamo… organizzazione? comune di Milano? ai posteri l’ardua sentenza.
Il festival è organizzato in modo discreto: un certo numero di location per mangiare e riposarsi, handicap area, prezzi alla fin fine non esagerati ma neanche economicissimi, un bel palco, un ottimo impianto audio, un bel palco laterale per giovani bands (my space stage ), un discreto spazio vip\interviste\ristoro\press… insomma un buon 6,5 all’organizzazione che potrà fare sicuramente di più in futuro a livello di implementazione dei servizi e gestione risorse umane.
Ma che almeno ha auto il coraggio di portare il Gods ‘07 a qual minimo richiesto per non sfigurare con altri festival europei.

Primo gruppo di interesse per i lettori di Movimentiprog sono i giovanissimi Sinestesia.
Da poco sotto contratto con la label Immagnifica di Franz di Cioccio (vi dice nulla questo nome?) hanno l’onore di aprire il festival davanti ad un piccolo gruppo di fan da poco entrati dai cancelli dell’idroscalo, producendosi in una esibisizione di 30 minuti praticamente perfetta, sciorinando il loro prog-metal con spunti sinfonici e power da far rimanere a bocca aperta. Grandi cambi di tempo, ottimo affiatamento, grande perizia strumentale di Roberto De Micheli e segnalazione d’obbligo soprattutto per la splendida voce ed interpretazione di Ricky De Vito. Praticamente perfetti… ps: e le canzoni son pure belle! E non è poco.Quindi correte a procurarvi il cd che sta uscendo in questi giorni. L’Italia ha sfornato un altro piccolo gioiellino in ambito prog (di questo passo battiamo gli inglesi!). Voto 8

Passiamo ora ai Dgm di Titta Tani.
Il power prog della band ben si adatta al tema del festival, ma suonare e cantare alle 11 del mattino ed in mezz'ora (e senza check!!!), non rende giustizia ad uno dei gruppi più bravi del nostro panorama musicale. La band rinnovata di un elemento (guitar) sembra perdere colpi all’inizio del set (Segno questo che ci si deve ancora scaldare), dove propone alcuni nuovi brani del l’ultimo Different Shapes ben apprezzati dal pubblico ma eseguiti dalla band in modo un pò legato, per poi proseguire più caldi e coinvolgenti con alcuni classici tratti da Hidden Place e Misplaced.
Idem dicasi della performance di Titta Tani: un pò freddo all’inizio ed in difficoltà a trovare il giusto ritmo e le giuste tonalità per poi scaldarsi e sciorinare un ottima prestazione vocale fino alla fine del concerto. Da segnalare come il pubblico abbia reagito in maniera migliore sui brani più prog oriented, segno questo di un pubblico per lo più composto da amanti del genere (qui in attesa del teatro del sogno). Ottima la sezione ritmica che martella incessantemente dall’inizio alla fine, senza mai perder un colpo. Ma mezz'ora ahimè vola via molto velocemente e i Dgm lasciano il palco tra gli applausi entusiastici del pubblico, ormai di buon numero sotto il palco. Dopo lo show scambiamo quattro chiacchiere con tutto il gruppo presso lo stand della Scarlet Records (grazie Stefano Ed Enzo!) dove i ragazzi ci parlano del nuovo cd Different Shapes, un po’ più power oriented a nostro giudizio: "ma questa è una pura casualità - mi spiegano - perché quando ci sediamo a comporre non decidiamo mai come indirizzare il pezzo - e questo credo sia importante per una band e per la sua integrità artistica - certo qualche brano tira più sul power altri sono più prog, ma è il nostro stile, e vogliamo proseguire in questa maniera, attraverso questo nostro marchio di fabbrica…, inoltre tutto il songwritting è sempre collegiale cosi come gli arrangiamenti , in modo da tirar fuori sempre canzoni piene di potenza, groove oltre che di passaggi strumentali al fulmicotone. Voto 7

Salutiamo i ragazzi e corriamo a goderci un gruppo atteso da molti dentro l’arena: i Simphony X dell'axeman Micheal Romeo.
Il gruppo autore di un symphonic\power con accenti ed accenni prog, parte alla grande proponendo alcuni brani tratti dall’ultimo Paradise Lost (non strepitoso a livello di songwriting, anzi derivativo e con un "non so che" di risentito per almeno metà dei brani in set list, ma che la critica metal lo ha esaltato… a torto). Domination, Set The World o­n Fire e Serpent Kiss, escono fuori, incredibilmente, quasi fossero altre song rispetto a quelle sul disco. E lo stesso gruppo sembra proprio essere un altra band. Potente, affiatata, originale, esplosiva…insomma lo studio non rende proprio o­nore a questi americani che sono dei veri portenti sulle assi dello stage del Gods.
È lo stesso Russel Allen (il musicista più simpatico ed alla mano di tutto il festival … popolato di molte star… credeteci) che after show, in sede di press conference, ci confessa la veridicità di quanto sospettato. Si è vero…purtroppo in studio non riusciamo ad esprimere quello che realmente siamo on stage e le stesse song acquistano un’altro aspetto ed impatto rispetto allo studio session, compresa la mia voce". Eccezionale Romeo alla chitarra che (giuro!) non sbaglia "una nota una", e grande Allen che dietro il microfono è il vero vincitore (insieme a Dio), della miglior performance vocale della giornata. Inoltre il corpulento singer si muove, aizza la folla, la fa cantare e fa battere le mani.
Non da meno il resto del gruppo dove spicca il bass player Mike Lepond che è esecutore di una performance di alto livello, riuscendo a quasi a duettare alcune volte nei tapping e negli unisoni con il guitar hero Romeo. La performance è impreziosita anche di alcuni classici come Sea Of Lies e Of Sins And Shadows, che scatenano l’entusiasmo del pubblico pronto a decretare il successo di questo pur breve performance al Gods 07, ma che avranno modo di rifarsi ad ottobre durante la loro calata italica a supporto del tour dei Dream Theater. Voto 8,5

Arriva ora il piatto forte della giornata: i Dream Theater.
Originariamente dovevano essere gli headliner e chiudere, cosi, loro il festival ma per ragioni storiche e di rispetto, hanno lasciato che fossero i Heaven And Hell\Black Sabbath a fare da headliner. Ma va comunque sottolineato che alla fine del loro show 3\4 del pubblico se ne é letteralmente scappato via, cosi da far ben comprendere qual fosse il piatto di portata principale del festival e l’attaccamento che i fans italiani hanno per questo fenomenale gruppo progmetal. Prima dello show tutta la stampa accreditata viene portata nel backstage e nel tour bus per le interviste con i vari membri del teatro del sogno. I tempi e le previsioni devono essere saltati per il press office di Roadrunner, perchè una simpatica ma affaticata ed a tratti esausta Barbara, smista e gestisce la varie testate in poco tempo in modo professionale, ed in modo da accontentare le decine di giornali, riviste e website di settore in attesa di parlare con i mostri sacri del metalprog.
Dopo un poco di attesa a noi di Movimentiprog ci tocca il leader dei Dream, il gentile, educato e professionale (ma non alla mano o scherzoso, come del resto quasi tutti i Dream…) Mike Portnoy, mentre l’altra metà dei giornalisti, salirà pian pianino sul tour bus, per le interview con La Brie, Rudess e Myung. Il guitar hero Petrucci è ancora in volo ed arriverà mezzora prima dello show direttamente dall’aereoporto per salire sul palco e suonare "al volo"(appunto!) il set previsto.

Mike ci parla dell’ultimo album - pieno di colori - cosi come l’ho interpretato io nei pochi ascolti effettuati prima del festival -"si effettivamente abbiamo cercato di fare un album vario , diverso dagli altri (perchè è questo lo scopo attualmente – credo - dei Dream ) dove puoi sentire molte influenze dai Muse agli Yes, dai Metallica i Pink Floyd ma con il trademark del prog metal che da sempre ci contraddistingue. Il cd è prodotto da me e da John e con la supervisione di Paul Northfield come ingegnere del suono. La scelta del fonico è caduta su di lui molto semplicemente per l’ottimo lavoro che aveva fatto con bans come Rush e Queensryche, null’altro". Poche parole sul tour e sulle bands che li accompagneranno o­n stage e l’intervista si conclude con la domanda da 100 milioni di dollari. Ma ci sarà un nuovo cd dei Liquid Tension Experiment?"beh.. sai quello era un progetto sperimentale, divertente ed extra gruppo e che doveva uscire dai canoni dei Dream Theater. Ma poi è entrato nella band Rudess e quindi il gruppo era tutto qui dentro!!! con la sola eccezione di Tony Levin. Però ammetto che se ne sta parlando e probabilmente qualcosa si farà…so…why not! Ringraziamo Mike per il tempo dedicato e veniamo riaccompagnati fuori per vedere lo show.

Concerto che inizia con la classicissima Pull Me Under che vede un Petrucci diventato culturista di primissimo livello (con dei bicipiti in bell’evidenza) e che prosegue con una sorpresa. Proprio in questo periodo cade il quindicinale dell’uscita di Images And Words: La Brie annuncia che verrà eseguito interamente e nello stesso ordine del cd. Entusiasmo alle stelle da parte di tutti i presenti (compreso il vostro umile scriba) pronti ad assistere a qualcosa di unico. Bella e sognante e con un La Brie su ottime tonalità Another Day. Perfetta anche la trascinante Take The Time che fa cantare tutto il pubblico. Sognante è Sorrounded, con una lunga intro di Rudess dai forti accenni Marillion ed un arrangiamento strumentale, nella parte di solito dedicata a voce e pianoforte. Speriamo di risentirla cosi. Incredibile.
Perfetta Metropolis attesa da tutti i musicisti presenti nel parterre e da tutti mimata, cantata, suonata all’unisono con la band di New York. Grande entusiasmo anche su Under A Glass Moon che non sempre fa capolino nei set dei Dream e che viene cantata di buona lena da tutto il folto pubblico presente. Sgabello e pianoforte ed la volta di Wait For Sleep dolce e sognante come sempre. Ma ecco un capolavoro epocale Learning To Live: trascinante e sognate fino alla fine dove viene ripreso il tema di Wait For Sleep per un unisono da brividi. Boato finale e tributo ad una performance unica e difficilmente riascoltabile. I 5 yankees escono per il meritato riposo ma ri entrano per i 2 bis di ordinanza: Home, ben eseguita e che scatena di nuovo entusiasmo nel pubblico (non c'è nulla da fare: Images and Words e Scenes From A Memory sono nel cuore dei fans dei Dream) e la conclusiva As I Am, che chiude lo show e che tributa il giusto trionfo ai veri headliner della serata.

Voto 9 e non 10 per alcuni errori in esecuzioni di un nervoso Portnoy e alcune piccolissime sbavature di LaBrie e Petrucci. Da segnalare positivamente il cambio di basso (da Yamaha a Music Man) e di suono, finalmente ottimi di un John Myung in palla.

Una piccola segnalazione per le altre band presenti al festival e che interessano meno i nostri lettori:

Anathema: gruppo psichedelico molto interessante ed originale di cui consigliamo vivamente l’ascolto per i tanti echi prog che potrete trovarci (d’altronde hanno eseguito Confortably Numb dei Pink Floyd) e per la loro assoluta originalità. Voto 7,5.

Dark Tranquillity: gruppo death metal….tanto rumore da me non compreso. Voto s.v.

Dimmu Borgir: idem come sopra ma con in più, un face-painting horror che mi lascia basito… ma il genere (mi dicono) prevede questo. Voto s.v.

Blind Guardian: heavy metal puro… poco originale, ed una esibizione strumentale che lascia un pò a desiderare. Senza infamia e senza lode.Voto 6 - -

Heaven And Hell\Black Sabbath: eccezionali e bravissimi… son sempre loro i re dell’heavy metal classico. E soprattutto, con un settantenne come Ronnie James Dio perfetto, e che ha fatto accapponare la pelle nella sua performance vocale. Un’ora e mezza di perfezione vocale (e strumentale…bravi Iommi, Butler e Appice). Grandiosi. Voto 9

 

  

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