 Interviste | Fabio Zuffanti: meglio soli che... di Daniele Cutali
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FABIO ZUFFANTI il cielo sopra Genova
 Zuffanti soffuso poeta...
Fabio Zuffanti questa volta è da solo. Nonostante tutte le sue band, tra le più importanti ricordiamo Finisterre, La Maschera di Cera e Hostsonaten; tutti i musical composti (Merlin) o in via di composizione come Cime Tempestose, opera tratta da quel Wuthering Heights famoso romanzo di Emily Brontë; progetti e progettini sparsi qua e là (Aries, Quadraphonic, LaZona, Spazio, Buc-Ur), jingles pubblicitari, commenti sonori e altro ancora; il musicista genovese ha ancora energia e ispirazione vulcanica da vendere, tanto da scrivere, suonare, cantare e registrare da sé i cinque brani che sono andati a formare il suo primo extended-play solista, senza alcun altro monicker aggiunto, che fa da apripista per l'imminente lavoro più lungo completamente a suo nome. Pioggia e Luce, questo il titolo dell'EP di venti minuti registrato da Fabio Zuffanti per conto della giovane etichetta genovese Marsiglia Records. Una scommessa per la label ligure. Un rischio concreto in quanto la proposta solistica dell'artista è quanto di più trasversale e probabilmente non “commerciabile” abbia mai prodotto. Raggiungiamo Fabio e la sua poesia interiore per fargli qualche domanda.
Ciao Fabio e benvenuto sulle pagine di Movimenti Prog, questa volta in veste solitaria. Ciao Daniele e grazie per questa stimolante serie di domande. Eccomi pronto! Innanzitutto perchè questo exploit solista? Gli altri progetti di gruppo ti andavano stretti? Mah, diciamo che al momento più che stretti mi vanno larghi. Visto che da un pò di tempo a questa parte il mio impegno è stato tutto per Maschera Di Cera e Finisterre, che al momento non ci sono registrazioni da realizzare a breve termine o impegni pressanti, a parte il concerto al Nearfest di Giugno, e che ci vediamo una volta alla settimana a testa, di tempo per pensare ad altro me ne rimane eccome. Ho ritenuto giusto quindi occupare questo tempo pensando un po' a me stesso e realizzando qualcosa di profondamente mio, su cui rimugino da anni. Qualcosa che non fosse uno dei soliti progetti estemporanei in collaborazione con altri musicisti, ma di più intimo e solitario che prima di tutto servisse a mettere in luce le qualità più sottili e meno roboanti del mio carattere e della mia musica e, secondariamente, mi mettesse in gioco come unico compositore, esecutore, produttore, ecc. Uscire a mio nome piuttosto che inventarmi qualche pseudonimo fittizio di progetto non è stato facile. Diciamo che è un po', allo stesso tempo, il termine e l'inizio di un percorso che dura da quattordici anni e che, per la prima volta, mi vede assoluto protagonista. Cosa che solo tre o quattro anni fa non avrei mai pensato di fare. Credo però che i tempi siano maturi e che sia giunto il momento di mostrare chi sono in questo momento, quali sono i suoni che fanno parte di me e cos'è che nel mio intimo voglio comunicare. Il progetto a mio nome sono io, nudo e crudo. Raccontaci un po' la storia di questo EP, come ci sei arrivato attraverso le tue esperienze musicali, cosa ti ha ispirato, quali sono state le tue sensazioni personali e tutto il resto?
Il mio lavoro negli ultimi due anni si è concentrato su una quindicina di pezzi. Nove di questi andranno a formare il mio primo album solo e i restanti cinque sono quelli che fanno parte dell'EP. Ho scelto di pubblicare prima questi cinque perché vorrei dare un ordine cronologico al mio lavoro. Essi sono quelli a cui ho cominciato a lavorare e terminato per primi e quindi ho ritenuto giusto fossero i primi ad essere pubblicati. Inoltre mi piace molto l'idea di esordire con un piccolo biglietto da visita piuttosto che con un disco intero da subito. Riguardo il cammino che mi ha portato a realizzare questa musica penso che ci siano una serie di elementi che hanno favorito negli anni la messa a fuoco e la nascita di tale progetto. Chi conosce la mia musica sa che anche nei dischi più sinfonici di Hostonaten, MDC o Finisterre (per non parlare di quelli di Aries o LaZona) ci sono sempre stati attimi più "strani", rilassati, acustici e pacati con chiare influenze "meteorologiche" o ambientali come la pioggia, la neve, l'inverno, ecc...Tutte cose che mi hanno da sempre influenzato non poco. Quando avverto in me l'emozione che mi provoca una nevicata penso subito a come sarebbe metterla in musica. E questa emozione sottile, primordiale e molto mia, spiega in pieno il perché di un disco solo. E' proprio la voglia di mettere a nudo certi pensieri evitando però complesse architetture sinfoniche e servendomi solo di semplicità, poche sovrastrutture e molta sincerità. Essendo un grande fan di certa musica elettronica attuale, dei lavori di Eno, di certo post-rock molto rarefatto e unendo a ciò miei vecchi amori come il primo Battiato, la scuola cantautorale "out" italiana dei Camisasca e Sorrenti e una grandissima ammirazione per il Lucio Battisti di Anima Latina ecco spiegati la direzione e il senso della mia musica. Come sei arrivato a scrivere i brani di Pioggia e Luce? Hai composto nell'intimità di casa tua con una chitarra e una tastiera, con una luce soffusa, guardando il cielo di Genova gonfio di pioggia, i vetri delle finestre rigati dall'acqua e il paesaggio innevato della città? A volte è successo. Ma è anche successo di trovarmi in estate sotto un sole cocente e magari in spiaggia circondato da bambini urlanti. Il piccolo mondo che nel tempo mi sono costruito dentro alla fine risente solo a tratti delle influenze esterne. Nel senso che se ho una chitarra in mano e voglio immaginare un paesaggio colmo di pioggia, fuori può esserci anche il sole ma io riesco a immedesimarmi con relativa facilità nella cosa che voglio descrivere. Poi neve a Genova se ne vede talmente poca che bisogna proprio sognarla o andarla vedere da altre parti per esserne influenzati. Ci sono quindi situazioni di cose che mi succedono e che immagazzino per poi costruire la canzone in un momento successivo. Ad esempio il brano Pioggia e Luce è nato una sera mentre ero fermo in macchina. La pioggia scendeva forte e dal finestrino colmo d'acqua vedevo la luce dei lampioni che scintillava nella pioggia dando al tutto un senso di totale sospensione del tempo. E' stato un attimo molto... “psichedelico”, la cui visone mi ha influenzato non poco non solo per la canzone in questione ma in generale per il concept stesso dell'EP, dove tutto è un po' sfocato e c'è un'atmosfera da dormiveglia perenne. Tra le mie influenze non c'è però solo la componente "meteorologica", anche i piccoli terremoti dell'esistenza di tutti i giorni possono ispirarmi, a volte i sogni... Ruggine, ad esempio, parla di un sogno/incubo che facevo spesso tempo fa in cui immaginavo di dovere camminare o correre ma di avere le gambe troppo pesanti per farlo. Questo provocava in me una frustrazione molto forte che mi portava a strapparmi i denti dalla bocca. Non sono mai riuscito a decifrare tale sogno, che ora per fortuna non faccio da molto tempo, ma ho deciso comunque di immortalarlo in una canzone per aiutare me stesso a superarlo. Hai chiesto l'aiuto di qualche tuo compagno di viaggio per le registrazioni? No. Sinceramente non ho neanche preso in considerazione la cosa perché, come dicevo prima, ho inteso per ora questo progetto come una cosa solista fino al midollo. Non sarebbe stato difficile coinvolgere qualche strumentista di quelli con cui solitamente collaboro però penso che la cosa, per come la intendevo io, sarebbe risultata per forza di cose un po' snaturata rispetto ai miei intenti. Ho preferito quindi sacrificare un po' di tecnica nelle esecuzioni di una chitarra piuttosto che di un pianoforte ma lasciare intatte e senza compromessi le mie idee di partenza. Per quello che riguarda invece l'aspetto concerti le cose cambieranno perché, a parte rare occasioni, sarà difficile per me riprodurre da solo dal vivo tutti i suoni del cd. Ho quindi messo su una formazione che vede impegnati, oltre a me alla chitarra e voce, Agostino Macor (MDC, Finisterre, LaZona, Zaal) alle tastiere e Carlo Barreca (Fungus) al basso, mac e flauto. Questo perché vorrei rendere dal vivo un po' più vigorose certe cose che cosi rarefatte funzionano sopratutto su disco, ma magari su un palco non rendono molto. La musica presente in Pioggia e Luce è molto intimista, introspettiva, “isolazionsta” per dirla con Tommaso La Branca, e fa uso di elettronica, sintetismi e chitarra acustica. E' quindi questo il lato attuale e più maturo di Fabio Zuffanti, un lato più “lunare”, crepuscolare? Non c'è più posto per il progressive classico sinfonico? Quello isolazionista e crepuscolare è da sempre un lato del mio carattere solo che, per un motivo o per l'altro, non ero ancora stato capace (o non avevo avuto il coraggio) di farlo uscire pienamente allo scoperto, musicalmente parlando. Esserci riuscito e, anzi, essere molto lanciato su un lavoro su me stesso, su questa musica e su questi suoni, mi ha dato un grande scossone. E' come se mi fossi liberato di qualche peso o paura e adesso mi sentissi più libero di esprimermi. Sul discorso del mio coinvolgimento passato e futuro nel prog classico ci sarebbe da aprire una larga parentesi. Credo di avere sempre contribuito all'inserimento, anche nei lavori più smaccatamente prog a cui ho collaborato, di elementi sperimentali e a tratti, come attitudine, anche un po' punk. Nessuno dei musicisti con cui collaboro è mai stato un purista del prog, anzi. E questo credo abbia fatto la differenza. Anche in lavori apparentemente poco originali come quelli della MDC ad esempio abbiamo sempre messo una forza quasi bruta perché riuscissimo a comunicare la nostra passione e questa travalicasse la mera copiatura. Alla fine il più prog-nerd sono sempre stato io ma mi rendo conto comunque di avere sempre fatto il possibile perché la mia passione non rimanesse un limite che mi/ci confinasse alla fotocopia e stop. Al momento, sinceramente parlando, mi sembra stano fare parte o avere fatto parte di una scena dominata da prog-metal/aor e copertine computerizzate in 3D perché ho sempre inteso ciò che faccio in una direzione migliaia di miglia meno tecnica ma infinitamente più avventurosa. Con questi presupposti le mie avventure nel prog continueranno ma sarà sempre più, con la complicità dei miei compagni di viaggio, un prog "come lo vediamo noi". Anche scarsamente originale se vuoi ma sempre fatto con un preciso marchio di fabbrica e, sopratutto, mai leccato e perfettino.
 Uno Zuffanti... invernale
Come sei entrato in contatto con la Marsiglia Records? Come li hai convinti a a farti pubblicare questo tuo solo-project? In realtà la cosa mi è stata offerta e mi sono sentito molto lusingato da questo. Conosco Matteo Casari (il “boss” di Marsiglia) da anni. Matteo è una delle poche persone a Genova che non mugugna ma si muove e si sbatte non poco a molti livelli (etichetta, concerti, fanzine, ecc.) perché nella nostra città le cose possano realmente accadere e non resti tutto sempre a livello di sogni. Sono stato quindi molto felice quando mi ha proposto questo progetto dell' EP perché, tra le altre cose, avevo decisamente voglia di lavorare in una situazione che fosse un po' al di fuori dei soliti canali e mi fa piacere entrare a far parte di un piccolo circuito di persone che non hanno idea di chi io sia, che non conoscono nulla del mio passato e che mi stanno conoscendo unicamente per la mie sortite soliste. Dobbiamo attenderci ulteriori sviluppi solistici o ti dedicherai ancora ai tuoi gruppi principali? Come dicevo prima MDC e Finisterre mi lasciano tutto il tempo di cui ho bisogno per pensare alle mie cose, quindi il problema non si pone in quanto al momento riesco a gestire tutto al meglio. A proposito, a che punto sono Finisterre e La Maschera di Cera? Ci sono novità? Con entrambi i gruppi stiamo lavorando su del nuovo materiale e quindi abbiamo un po' sospeso l'attività concertistica per dedicarci appieno a questo. Ancora non so quando entreremo in studio e quale sarà il primo dei due gruppi ad uscire con un nuovo album. Comunque entro l'autunno dovremo delineare per bene il tutto e decidere le varie scadenze. Grazie, Fabio, per il tempo che ci hai dedicato. A presto. Grazie a te, Daniele, e un caro saluto a te e a tutti i lettori di Movimenti Prog.
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