Retrospettive
Andrea Parentin e la storia del rock progressivo italiano (prima puntata)
di Daniele Cutali

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Andrea Parentin è un collaboratore del famoso sito web americano Prog Archives (http://www.progarchives.com), immenso database in lingua inglese di tutte le band, e le connesse discografie, relative al progressive rock in ogni sua forma. Andrea ha scritto per Prog Archives il seguente articolo retrospettivo sulla storia del progressive italiano. Un trattato interessante, esplicativo, che dà una precisa panoramica sull'aspetto storico-sociale-artistico del movimento musicale che ha caratterizzato gli anni '70 in Italia. Andrea ci ha concesso gentilmente di pubblicare a puntate il suo lavoro anche su Movimenti Prog, che troviamo orgogliosamente tra le sue fonti di ricerca. Lo ringraziamo.


IL PROGRESSIVE ITALIANO RACCONTATO AI MIEI GIOVANI CUGINI DELL'ALTRA PARTE DEL MONDO

(prima puntata)
a cura di
Andrea Parentin


SOMMARIO: 1) Premessa; 2) Le origini; 3) Il periodo d’oro del rock progressivo italiano; 3.1) Rock progressivo e società; 3.2) Rock progressivo e politica; 3.3) Rock progressivo e ordine pubblico; 4) La decadenza e il tunnel degli anni ottanta; 5) La riscoperta degli anni novanta e la scena attuale.



1) Premessa


La prima volta che ho fatto visita ai miei parenti in Australia è stato nel 2002. Sono molti gli italiani che hanno lasciato il loro paese negli anni Cinquanta ed è normale quindi che qualcuno di loro si rivolgesse a me chiedendo “in Italia come va?”. Terribilmente difficile rispondere... Dunque, in Italia... Vediamo... Come parlare dell’Italia a persone che mancano dal loro paese da quasi quarant’anni, i cui nipoti oramai parlano solo l’inglese e dell’Italia conoscono praticamente solo il campionato di calcio o la pizza e gli spaghetti? Da appassionato di musica voglio provarci parlando di rock progressivo, un genere musicale che ha fatto da colonna sonora ad un periodo particolare della storia italiana e che mantiene ancora oggi una grande attualità. In Australia ho potuto assistere a molti concerti e ad alcuni festival, tra cui il Qeenscliff Music Festival a Melbourne e l’Homebake Festival a Sydney... Come spiegare ai miei cuginetti quale era il clima e l’atmosfera che si respirava ai concerti e ai festival “pop” in Italia in un certo periodo? Quali le differenze con la scena musicale attuale? La musica è spesso un riflesso dei tempi, la voce di una generazione... Parlare di musica può essere anche un modo per parlare di altre cose, di sogni, di politica, di storia, di costume sociale... Insomma, un modo come un altro per tentare di rispondere alla domanda “in Italia come va?” Per fare questo ho cercato di documentarmi e, per evitare di affrontare l’argomento con tono troppo saccente ed accademico, ho preferito “lasciare la parola” ad alcuni dei protagonisti, inserendo nel testo di questo articolo numerosi spezzoni di interviste già pubblicate e di cui ho indicato rigorosamente le fonti. Ma andiamo con ordine...



2) Le origini


Sul finire degli anni Sessanta in Italia, oltre alle classiche “canzoni melodiche italiane”, era in voga il “beat italiano”, un tipo di musica a dir poco derivativa, dove prevalevano le cover di pezzi già famosi all’estero. «Il beat italiano è l’importazione della corrente musicale inglese denominata Mersey Beat, tutt’altro fenomeno rispetto alla Beat Generation americana... Beat in Italia significa canzoni spensierate e specifiche, semplici e accattivanti nelle loro limpide armonie vocali su ritmi pulsanti e ballabili, a loro modo rivoluzionarie, ispirate a Beatles, Rolling Stones, Yardbirds, Animals e Hollies; ispirarsi significa produrre cover, ovvero tradurre canzoni straniere e trarne nuovi brani, secondo una tendenza esterofila ricorrente nella musica italiana» (1). Molti dei gruppi di rock progressivo italiano della prima ora avevano iniziato proprio come gruppi “beat”, seppure a volte con nomi diversi: così Le Orme, Premiata Forneria Marconi (I Quelli), Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls, Delirium (I Sagittari), I Giganti, Metamorfosi (Frammenti), Il Balletto di Bronzo e molti altri. La musica leggera in Italia all’epoca era completamente separata dalla “musica colta”; non esistevano praticamente scuole di “musica moderna” e la formazione dei musicisti era in prevalenza di stampo “classico”. Ivano Fossati, cantante e polistrumentista dei Delirium: «Negli anni Sessanta c’erano gli assassini con le chitarre elettriche e quelli che studiavano al Conservatorio. Due mondi inconciliabili» (2).


Ivano Fossati nel 1973


Poi, arrivarono i nuovi suoni del rock progressivo britannico (in primo luogo King Crimson, Yes, Emerson Lake & Palmer, Genesis, Gentle Giant e Van Der Graaf Generator) ed indicarono una nuova strada, la possibilità di fondere musica giovane e cultura musicale classica riempiendo i dischi di significati. «Il progressive è l’idea di un rock colto per gente colta, nato istruito già in partenza e non educato nel tempo» (3). Franz Di Cioccio, batterista della Premiata Forneria Marconi: «Una data precisa per quanto riguarda l’onda dei Settanta non c’è. Arrivavano influenze dall’Inghilterra, Paese che tradizionalmente ha sempre sparso semi importanti per lo sviluppo musicale mentre gli americani hanno avuto più la capacità di trovare la chiave commerciale» (4). Il primo esempio di rock progressivo italiano, comunque, viene di solito individuato dai critici nell’album delle Orme “Collage”, registrato nella primavera del 1971.


Un energico Franz Di Cioccio


Toni Pagliuca, tastierista delle Orme: «Volevamo inserire l’improvvisazione tra una fase cantata e l’altra e dovevamo prendere una decisione sullo stile da seguire... Dopo avere visto il festival all’Isola di Wight fu chiaro a tutti che non potevamo più fare la solita canzone con strofa e ritornello» (5). Il disco delle Orme ebbe un grande ed inaspettato successo e subito a ruota seguirono altri gruppi e album, come la PFM con “Storia di un minuto”, i New Trolls con “Concerto grosso per i New Trolls”, i Delirium con “Dolce acqua” o il Banco del Mutuo Soccorso, con l’album omonimo.


Tony Pagliuca


Vittorio Nocenzi, tastierista del Banco del Mutuo Soccorso
: «Il progetto del Banco nasce quando io avevo appena 18 anni, con la prima formazione, con la voglia di cercare un ponte tra la generazione beat e la necessità di una nuova sintesi musicale, quindi le radici della musica classica sulle quali avevo già camminato...» (
6).


Vittorio Nocenzi


Si apriva così il periodo d’oro del rock progressivo italiano. Gianni Leone, tastierista e cantante del Balletto di Bronzo: «In Italia si cominciò a parlare di rock progressivo in occasione di un festival pop fuori Milano, precisamente a Novate. Ricordo che ci incontrammo Balletto di Bronzo, Banco del Mutuo Soccorso, Osanna, PFM, Trip, Nuova Idea, c'erano tutti i gruppi più importanti dell'epoca. Era dopo l'estate del 1971 e c'erano anche i Colosseum. Addirittura ci fu anche il collegamento radiofonico della Rai per il programma Per Voi Giovani. La radio fu abbastanza importante per la diffusione del progressive. All'epoca era un mezzo fondamentale per conoscere le nuove tendenze musicali. Non era come oggi che accendi la radio e vieni sommerso da un mare di musica di tutti i tipi e generi, e a scelta. Allora, gli spazi per un certo tipo di musica non esistevano per niente. Oppure quando c'erano erano limitati a un solo programma che andava in o­nda una volta a settimana. Mi sentivo come l'ultimo dei moicani a stare lì ad ascoltare quelle note, quell'oro, quel flusso aureo. Era l'unico modo per difendersi della canzonetta italiana che imperava. Non c'era altro. Le stazioni trasmettevano musica molto, molto commerciale. Così, o ci si sintonizzava sulle radio estere tipo Radio Luxembourg, oppure si aspettava quel giorno fatidico, il pomeriggio, a quella data ora, in cui si sapeva che Per Voi Giovani, o qualche altro raro programma occasionale, trasmetteva quel genere di musica che era ritenuto elitario» (7).


Gianni Leone nel 1970 (Città Frontale)



1
D. ZOPPO, Premiata Forneria Marconi, 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico, ed. Editori Riuniti, Roma, 2006, p. 18.

2 M. COTTO, Di acqua e di respiro, Ivano Fossati si racconta a Massimo Cotto, ed. Arcana, Roma, 2005, p.13.

3 C. RIZZI, Progressive, ed. Giunti, Firenze, 1999, p. 6

4 Citato da G. CASIRAGHI, Anni 70 – Generazione Rock, Ed. Riuniti, Roma, 2005, p. 41.

5 Citato da G. CASIRAGHI, Anni 70 – Generazione Rock, Ed. Riuniti, Roma, 2005, p. 128.

6 Da un’intervista pubblicata sul sito www.pagine70.com.

7 Citato da F. MIRENZI, Rock Progressivo Italiano, Vol. 2, ed. Castelvecchi, Roma, 1997

  

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