Retrospettive
Un viaggio nella space-music
di Donato Zoppo

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TRA SATURNO, LE GALASSIE E L'INFINITO
Breve viaggio nella moderna space-music

Miscela di hard rock, psichedelia, elettronica e sperimentazione progressive, lo space rock è una delle correnti (sarebbe più corretto parlare di vero e proprio sotto-genere) più ricche, sfaccettate e curiose del prog-rock. Balzan osubito agli occhi l'estrema varietà e le differenze, anche forti, tra i suoi rappresentanti: basta fare nomi come gli Hawkwind (considerati gli inventori), i Pink Floyd, i Gong e il duo Beaver & Krause in USA per capire che c'è poco in comune tra loro, se non i diversi ingredienti, più o meno valorizzati dalle diverse formazioni. Per non parlare del panorama tedesco della kosmische muzik, talmente ricco e singolare da meritare una collocazione a parte nella letteratura rock, con leggende quali Tangerine Dream e Ash Ra Tempel.

Eppure è un genere che nel corso degli anni ha mostrato raramente un affievolimento, basta nominare i Porcupine Tree, che hanno anche trovato il successo in classifica, i folli giapponesi Acid Mothers Temple, una delle formazioni più stravaganti e creative degli ultimi tempi, i simpaticoni svedesi Darxtar, che giocano molto con il pop e gli anni ‘60. Tuttavia c'è un sottobosco internazionale che merita di essere analizzato perchè è possibile trovare in ogni continente e in ogni nazione, gruppi interessanti, ispirati e capaci che, pur derivando dai maestri, hanno saputo proseguire nel proprio percorso.


Apriamo con i portoghesi SATURNIA, autori di tre album tra il 1999 e il 2003.
Si tratta di un duo, nato come progetto del polistrumentista Luis Simoes, orientato all'unione multimediale di varie arti, tra le quali la musica. Con lui troviamo il tastierista M Strange. E' il 1999 quando i due pubblicano il primo album Saturnia, ancora acerbo ma già indicativo delle loro intenzioni post-psichedeliche. Passa un anno e arriva l'ennesimo nuovo tastierista, Francisco Rebelo, con cui Luis pubblica il secondo disco The Glitter Odd (2001). E' un album migliore dell'sordio, che mette a fuoco il progetto dei portoghesi, a cavallo tra anni '70, esotismo, psichedelia e jam varie. I due non sono ancora soddisfatti e decidono di immergersi ancora di più in un processo di purificazione interiore.
Trascorre un biennio di meditazione, yoga e ricerca, la Mellow Records di Mauro Moroni si interessa a loro e nasce così il capolavoro Hydrophonic Garden (2003).


Hydrophonic Garden

Tutto il mondo dei Saturnia esplode qui: un compendio di elettronica alla tedesca, psichedelia moderna e d'avanguardia, jam orientaleggianti, suggestioni cosmiche, trip hop e un senso di smarrimento davvero intenso, percettibile. Un sound che esplora mondi avveniristici, con tessiture complesse, ricche nuances elettroacustiche e una ricerca sonora che difficilmente possiamo immaginare abbinata al senso di arrendevolezza e contemplazione che i due riescono a comunicare.
Attualmente il gruppo è fermo, benchè nel 2005 abbia concluso il nuovo album Muzak, che vede anche la presenza dello special guest Daevid Allen. Se i Saturnia confermano la loro tendenza a pubblicare dischi solo negli anni dispari, il 2007 sarà quello buono per vedere il loro quarto lavoro.
http://www.saturniamusic.com


Restiamo nella penisola iberica, passando alla Spagna. PSICODREAMICS è una o­ne man-band piuttosto nota a chi frequenta gli ambienti della space music.
Salva Moreno è un tastierista attivo da anni, autore di un primo lp nel 1990, prolifico, ispirato e di spirito profondamente romantico. Dopo Eternal Angel (2003), un disco ispirato alle figure angeliche, l’autore ha approfondito l’altro versante, quello demoniaco, nel disco Azhdark Passion (Margen Records, 2004).


Azhradk Passion

Ispirandosi al romanzo di Tanith Lee dedicato ad Azhrarn, principe dei demoni, Salva ha imbastito un disco ricco di chiaroscuri, tra luce e ombra, di melodica musica elettronica. Partendo dal filone space di Constance Demby e Vangelis, attraversando le opere di Mike Oldfield, Psicodreamics cattura la profondità e la melodia, il sinfonico e l’ambientale, per un album dai sapori mediterranei, limpido, intenso. Ospiti di lusso l’altro space-hero spagnolo Alidan e la vocalist Priscilla Hernandez, che gli allietano la solitudine e portano in dote una spiccata sensibilità per una musica che acquisisca spazio, volume, con una tensione all’orchestrazione di derivazione chiaramente colta.
Dopo il disco in questione Psicodreamics ha pubblicato Theatre Des Vampires, un altro tuffo nel buio, dedicandosi alla figura del vampiro, cogliendone però – influenzato in questo da Coppola – l’aspetto decadente ed erotico. Un artista delicato, etereo, suggestivo.
http://www.psicodreamics.com


Saliamo in Germania, patria della musica cosmica, con la band ART OF INFINITY.
Ancora un duo, molto più quadrato e stabile dei colleghi portoghesi. Nato nel 1996, il progetto lavora per quattro anni prima di pubblicare il debutto. Nel 2006 Thorsten Sudler-Mainz e Thorsten Rentsch hanno ripubblicato il loro disco d'esordio New Horizon (ATM Records), risalente al 2000: un album suadente, dedicato all'immensità degli spazi, senttiti come luogo senza dimensione incui perdersi e ritrovarsi, dopo aver riscoperto il senso più profondo dell'uomo. Elettronica teutonica a tutto campo, con interventi fiatistici ed etnici, cori e vocalizzi, tutto di concezione quasi sinfonica, vicina alla musica d'insieme con centri di gravità attorno ai quali sviluppare i profondi viaggi cosmici.


Dimension Universe

Originale e variegato, l'album ha ricevuto un'ottima masterizzazione e ha una formidabile limpidezza sonora, obiettivo tanto caro ai colti compositori germanici. Nel 2004 i due pubblicano con Prudence il secondo disco Dimension Universe, ancora più ambizioso del primo. Partendo da una concezione sonora e timbrica accostabile al Mike Oldfield più recente, l'album propone un'ideale colonna sonora per un viaggio siderale, privo però di luoghi comuni e attento a cogliere la diversità strumentale, utilizzando chitarre, piani elettrici, parti vocali di derivazione orientale.
I due hanno fatto le cose in grande, aprendo il loro studio ad affermati ospiti come il chitarrista Klaus Major Heuser, Stefano Hollering (sax) e tanti altri. Colpisce la varietà, i passaggi mai bruschi dall'ambient alla melodia forte, dal drum 'n' bass alle irresistibili landscapes floydiane. Un disco perfetto, godibile, davvero ispirato.
http://www.art-of-infinity.com e http://www.dearecords.it


Ancora in Germania troviamo un gruppo un po' più folleggiante e bizzarro dei due Thorsten. loro sono gli SPACE DEBRIS, che hanno avuto l'intelligenza di raccogliere e racchiudere in un solo cd anni di improvvisazioni, jam ed esperimenti.
Krautrock Sessions 1994-2001 (2004) è un invito a nozze più che un titolo...


Krautrock Sessions

Immaginate di entrare in una macchina del tempo, che vi catapulta tra il 1969 e il 1972 tra Berlino, Colonia, Monaco. Immaginate di trovare una band di una decina di persone che viaggia tra Can, Amon Duul II, Guru Guru, Neu, Faust e Ashra. Eccoci, questo è Space Debris: un disco assolutamente delizioso, quasi un corrispettivo crucco delle Desert Sessions californiane al Rancho De La Luna del compianto Fred Drake. Non manca però quell'atmosfera desertica che il gruppo riconosce, ispirandosi anche ai vari Santana, Allman Brothers e Grateful Dead.
Un doppio album fatto di reliquie, più che di resti di concertini in studio. Jam fantasiose e libere, senza tempo e spazio, non c'è nemmeno più la distinzione tra solismo e ritmica, un free rock di continue sovrapposizioni, senza ego. Che Julian Cope li ascolti: si innamorerà di queste sterminate lande sonore in cui le chitarre si insinuano tra le trame dell'Hammond, con un basso profondo come il culo di un vulcano, ben sorretto dalla Ludwig tonante, tra accelerazioni parossistiche e pause di pura estasi. In copertina una strana casetta: sarà lì che i quattro si ritirano per partorire i loro excursus?
Attenzione attenzione: i nostri amici hanno da poco pubblicato un secondo lp dal titolo - ma guarda un po'... - Kraut Lok. Ed è in arivo anche un terzo disco. Ne sentiremo delle belle...
http://www.spacedebrisprojekt.de


Ultima sosta tedesca con un progetto che ha rivisto la luce dopo molti anni di pausa, FOOD FOR FANTASY.
Nel 1986 il panorama elettronico registrò un grande successo: erano i Double Fantasy con Universal Ave. Il tastierista Dreamstar (al secolo Robert Schroeder), dopo 20 anni ha cambiato nome al suo progetto, ha reclutato il chitarrista Phil Molto e, sotto l’egida della Spheric Music di Lambert Ringlage, ha pubblicato questo The Secret Of Dreamin’: un seguito che recupera le atmosfere che nel 1986 furono definite californian dreamin’, confezionando un album dai notevoli umori cosmici, per un’elettronica dolce, un po’ retrò, ma molto efficace per melodia e spazialità del suono.


The Secret Of Dreamin’

Ipnotico, ritmicamente dinamico e pulsante, con la chitarra di Molto che ricorda spesso il miglior Gilmour, è un disco ispirato ai migliori Jarre e Vangelis, con veri e propri trionfi melodici grazie ai due strumenti solisti. Viziato dai luoghi comuni del genere, ha nel guitar-playing delicato ed evocativo il suo punto di forza.
http://www.sphericmusic.de


Se volessimo fare un salto oltre oceano, a vedere cosa succede negli USA? C'è una band un po' stravagante, che ha avuto il bell'intuito di chiamare con sè uno dei padri fondatori della generazione space, ovvero il grande Nik Turner, courtesy of Hawkwind. Loro sono gli SPACESEED, che con Nik hanno pubblicato nel 2004 la prima parte del progetto Future Cities Of the Past (2004).


Future Cities Of the Past Pt. 1

Una formazione agguerrita, schierata dietro aggeggi quali Sound generators, Space simulations e Subliminal mind Control. Il risultato? Un purissimo distillato di rock cosmico in puro stile Hawkwind, ovvero chitarroni roboanti, ritmiche inarrestabili, una barriera sonora dalla quale sparare synthis indiavolat e gorgoglianti, fulmini di flauto, proclami allucinati, spinte quasi sabbathiane valorizzate da un sempre ispirato Turner al sax. I ragazzi tirano fuori una pittoresca anima freak che alle formazioni precedentemente analizzate manca, visto che alcune sono più dedite all'elaborazione compositiva e altre semplicemente alla jam estemporanea. Non che manchino negli Spaceseed questi due elementi, ma ciò che prevale è un'inguaribile, spavalda e baldanzosa atmosfera acida, molto anni '70.
La band ha pubblicato da poco il secondo album Empire of the night, consigliatissimo per i veri amanti del più autentico space rock.
http://www.spaceseed.org


Una piccola sosta alle Hawaii, dove troviamo il trio guidato dall'argentino GERARDO MAZA.
Il titolo del suo disco è tutto un programma: Tribal Warriors Travel Through Space (Earth Wave Productions, 2006). Con Maza troviamo il flautista Mark Weinstein e il percussionista Greg Pai. Non è il primo lp per Maza, che ha già pubblicato diversi lavori per la Earth Wave, ispirati tutti ad una visione mistica e panteista.



Tribal Warriors Travel Through Space

A cavallo tra world music, psichedelia, drones ossessivi ed elettronica, il lavoro del tastierista affascina per lo spirito di contaminazione tra strumenti acustici (percussioni etniche, fiati etc.), tessiture elettroniche ed effetti sonori. Echi world-fusion, aperture psichedeliche, lontane pulsioni tribali e profumi jazz convivono in un album che non appartiene alla corrente space rock ma ne suggerisce comuni sfumature sognanti e levigate, tentazioni lisergiche (quasi trance), per una versione più smarrita degli Special EFX.
Udu drum, kaxixi e kalimba sostengono i raffinati temi di guitar synths e flauto, in un clima lievemente trasognato ed esotico, con frequenti ritmi in 7/4 che danno un tocco di sospensione e mistero, quadi di devozione. Un disco che gli amanti delle connessioni tra diverse aree sonore e culturali ameranno molto, in particolare per l'accostamento con temi e sviluppi tipici dell'ethno jazz.
http://www.earthwaveproductions.com


Torniamo in Europa, precisamente in Polonia, a riscoprire una vecchia band recentemente oggetto di attenzioni discografiche e ristampa: gli OMNI.
Nati nel 1983 come symphonic-rock band, autori di un disco nel 1985 e sciolti due anni dopo, i tre polacchi tornano con un disco spiazzante. Formazione triadica (tastiere, chitarre e violoncello), con tutte le potenzialità che un power trio elettronico può avere, sia come potenza che come differenti estrazioni dei membri, grazie alla Metal Mind pubblica l’interessante Mermaids (2006), oltre alla ristampa del primo lp Omni.



Mermaids

La band è diventata un duo ma il nome - con il suo riferimento al "tutti" – indica sempre la fusione di diverse influenze: il risultato è un rock elettronico, progressivo e spaziale, una via di mezzo tra Rammstein, Yes e Oldfield, arrivando fino alle fughe dei Tangeirne Dream anni ‘80. Aggressivo, spigoloso, aperto a grandi e ariose espansioni tipiche dell’elettronica tedesca, Mermaids è un lavoro versatile, fosco e tenebroso, ma anche romantico e delicato. Nell’unione di differenti aspetti, melodie di violoncello e violente pulsioni ritmiche, nella sterminata Parthenope – fulcro del lavoro - sta il segreto del disco.
http://www.metalmind.com.pl


Ancora Europa, ci spostiamo ad Est, in Romania, dove risiede ed opera da tempo INDRA.
Non è un caso che l’artista rumeno abbia scelto il nome di una divinità del pantheon indù come pseudonimo: al di là delle manie di grandezza (è il dio del temporale e della folgore…), è nello spirito dei Veda che costui trova l’ispirazione per la propria space-music, che nasce allo scopo di coinvolgere l’ascoltatore creando stati d’animo particolari, un relax psicofisico, una risposta anche emotiva. Ha al suo attivo quasi una trentina di dischi, e nel 2006 pubblica con la Spheric Music il suo nuovo lp Signs.


Signs

Melodia, ritmi placidi, tessiture leggere e suggestive, un suono che si snoda lento ma costante, dilatato quasi all’eccesso: questi i dati salienti dell’album di Indra, tanto leggiadro quanto privo di nerbo, da suggerire solo ai più ferrei cultori dell’elettronica e in particolare di Klaus Schulze, del quale il rumeno è fervido seguace.
http://www.indramusic.ro e http://www.sphericmusic.de


Piccola sosta in Slovenia, sede operativa di MARRYANN.
Questo è lo pseudonimo di un musicista attento alla fusione trta l'elettronica - intesa anche come dimnensione di lavoro in studio con la tecnologia - e il pop-rock, in particolare quelle sonorità anni '80 tanto care a gruppi come gli Art Of Noise. Dopo il primo lp Intolerance, pubblicato nel 1997, MarryAnn ha prodotto il seguito, dal titolo The Harmony Of Ecstasy: cambia poco dal suo predecessore, l'impianto elettronico di base convive con un dinamismo ritmico che però danneggia il lavoro, poichè l'elemento "umano" si percepisce solo nelle melodie.



The Harmony Of Ecstasy


Un melange anche ricco di suoni etnici, melodie romantiche, roboanti deviazioni space, sfumature e tessiture strumentali, che però suonano un po' troppo "demodè" rispetto ai suoi colleghi. il punto forte dell'album - e in generale della musica di MarryAnn - è nella passione che viene profusa, nello slancio, nel trasporto che fa dell'opera un disco meritevole di attenzione. E la chiave di lettura è nelle copertine: un pennello che dipinge note e immagini, seguendo l'impostazione più pittorica e descrittiva della miglior eelectronic-music.
http://www.marryann.com


Salendo a nord arriviamo in Scandinavia, in Svezia per la precisione, dove opera una delle etichette più attive in campo prog, la Record Heaven. La sottoetichetta Transubstans si dedica in particolare a valorizzare i nuovi gruppi che tra prog e psichedelia, riportino in auge uno spirito acido e psichedelico. Non poteva non accasarsi lì la nuova formazione dall’inequivocabile monicker: FIRST BAND FROM THE OUTER SPACE.



We’Re o­nly In It For The Spacerock


Avranno preso dai Darxtar l’ironia ma dagli Hawkwind e dalla scuola tedesca le migliori intenzioni: un trionfo di suoni rituali, synths che fuggono da ogni parte, hard rock e psichedelia, world music in una miscela inebriante, vivace, ricca di tanti piccoli tasselli che sicuramente dal vivo si trasformano in cunicoli di improvvisazione. Questo è We’Re o­nly In It For The Spacerock (2005): citazione zappiana per un disco da manuale, che i cultori non perderanno per nulla al mondo…


Impressionable Sounds Of the Subsonic


Non è il primo disco per gli svedesi, che hanno esordito nel 2003 e bissato nel 2004, ma il ritmo è di un album all’anno, infatti nel 2006 hanno sfornato – sempre con Transubstans – Impressionable Sounds Of the Subsonic. Un disco imponente, colossale, ambizioso e ricco: space rock tonante, magistrale, completo in tutte le sue derivazioni e influenze. Passando con grande abilità dai Blue Cheer ai Gong, dai Pink Floyd agli Ozric Tentacles, sfiorando persino i Jethro Tull, con un sound che sa essere liquido e ruvido al tempo stesso, il settetto riesce ad accattivare sia le simpatie dei progsters che quelle degli assatanati stoner-lovers. Un’ottima band, tra le migliori del vasto ed eterogeneo panorama del Nord Europa.
http://www.fbfos.com


Ancora per la Transubstans, che supporta con o­nore un progetto space transnazionale, ORESUND SPACE COLLECTIVE.
Membri dei danesi Gas Giant e Mantric Muse, degli svedesi Bland Bladen, con apparizioni anche di Carpet Knights e Sgt. Sunshine: questo i collettivo strumentale che nasce nel 2004 con lo scopo di creare un grande manifesto dello space rock contemporaneo. Ispirando si alle jam bands tipo Djam Karet e allo spirito senza limiti dei Tortoise, il collettivo si riunisce in periodiche sessions dalle quali sgorgano ore e ore di materiale, puntualmente immesso in rete, nella serie Picks From Space, di ben 10 cd che testimoniano 19 sessions. Il primo lp ufficiale arriva nel 2006: Oresund Space Collective.


Oresund Space Collective

Tiratura limitata in 500 copie numerate a mano, sette pezzi per una grande seduta di improvvisazione cosmica. Sbalorditiva la tensione che l’ensemble riesce a creare, un evento sonoro fatto di strati, intarsi che diventano ragnatele, una sostanza sonica impressionante per densità. Fortissima l’ispirazione kraut ed elettronica, fatta di brusii e sbalzi, di sospensioni e ripartenze. Ancora meglio il secondo lp, mastodontico per durata e materiale immesso: il doppio album It’s All About Delay, anch’esso nel 2006.


It’s All About Delay

E’ un album che devia leggermente rispetto al precedente, percorrendo una strada lastricata di hard rock, space tradizionale, persino passaggi dub e funk. Frutto di due giorni intensi di registrazione, tutto in diretta senza overdubs, vede anche la partecipazione in sede grafica di Ed Unitsky, noto per le copertine di Flower Kings, Tanget e altri. Anche stavolta tiratura limitata, 1000 copie.
Il gruppo con orgoglio parla di "Progressive space rock masterpiece of 2006": senza dubbio è un disco ambizioso, nel quale si perdono le dimensioni individuali per creare un grande evento free che diventa una versione moderna, aggiornata e tradotta alla luce di una sensibilità più europea che americana, delle grandi esperienze degli Allman Brothers e dei Grateful Dead. Una California o una Georgia acide in Scandinavia. Una forma espansa e dilatata di progressive. 150 minuti, space-sound da battaglia, un disco da non perdere.
http://www.oresundspacecollective.com


E in Italia cosa succede? Con diverse intenzioni e risultati, si fanno apprezzare dagli appassionati formazioni come Perizona Experiment, Nema Niko, Ufomammut, Morkobot, No Sound, Marco Lippe (ex Twenty Four Hours), St. Ride, tanto per nominare gruppi già approfonditi su MovimentiProg. Vogliamo però segnalare un artista che sta portando avanti un progetto singolare, composto da più dischi che comporranno un disegno più ampio e organico: XENO.

Compositore e polistrumentista milanese, ha esordito nel 2005 con Brodo primordiale (Maracash), un disco fortemente influenzato dall’ambient e dall’elettronica tedesca, primo episodio di una "pentalogia" che narra dell’origine del cosmo, partendo dal Big bang fino alla nascita dell’uomo sulla Terra. In forma di demo-cd abbiamo avuto modo di ascoltare i due passaggi successivi: si tratta di Segnali di vita e Hot Blood.



Xeno

Il primo disco descrive la formazione della prima atmosfera terrestre, il secondo l’avvento dei batteri, fino a forme di vita più complesse come i dinosauri. Musicista curioso e irrefrenabile, Xeno sta disegnando un grande affresco: dalla primigenia esplosione creatrice dell’universo, la materia si solidifica e si fa più densa, così la sua musica va concretizzandosi, acquisendo forme nuove, che possono ricordare Oldfield, Gilmour, Vangelis, la psichedelia, in un arazzo suggestivo.
http://www.xeno.mi.it

  

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