IL TEDESCO DAL BASSO D'ORO
Un incontro con Helmut Hattler e la sua nuova etichetta Bassball

Hellmut Hattler
Ricordate i Kraan? Erano una delle più interessanti band dell'invasione kraut rock anni '70, dedita ad un rock-jazz che prendeva sia dal funk che dalla psichedelia, trasformandosi in una sorta di gioioso e raffinato space-rock. Nati a Ulm agli inizi del magico decennio, furono fondati dai fratelli Jan e Peter Fride (batteria e chitarra), con la successiva entrata del sassofonista Johannes Pappert e del bassista Hellmut Hattler. Il loro jazz-rock con il passare del tempo si arricchì di elementi free, space e pop, che risuonava nella leggendaria comune da loro fondata nel villaggio di Wintrup: lì vissero con le rispettive famiglie, composero e suonarono. Dischi eccellenti, i classici scioglimenti e reunion, i lavori solisti: nulla di diverso dai protagonisti dei Seventies.

I Kraan nel 1972
Come Chris Squire per gli Yes, Greg Lake per gli ELP, John Wetton per i secondi King Crimson, anche Hattler fu l'eroe del basso nella propria formazione. La statura tecnica dei gruppi prog anni '70 permise a molti musicisti di emergere come solisti, inoltre la nascita della "bass culture" grazie ai vari Pastorius, Clarke e Alphonso Johnson proiettò lo strumento a 4 corde sul proscenio. Così anche Hattler, apprezzatissimo in seno al gruppo anche a livello europeo, che nel 1977 esordisce con il primo lp solista, dal simpatico titolo Bassball, giocando anche nella grafica con l'immagine del bassista che colpisce una pallina da baseball con il suo strumento. L'album è stato ristampato nel 2001 dalla nuova etichetta del bassista, che si chiama proprio Bassball, alla quale dedichiamo questo speciale.

Bassball
L'album viene pubblicato per la EMI/Harvest nell'estate del 1977, in piena epoca punk, con i Kraan che avevano pubblicato 5 album in studio e un doppio live pochi mesi prima. Il produttore del disco è un nome celebre, all'epoca famoso per il lavoro con i Kraftwerk, ovvero Conny Plank. Con lui una vera e propria "all star band", con amici dei Kraan come Ingo Bishof, Peter Wolfbrandt e Jan Fride, il batterista Curt Cress, il sassofonista Gerd Dudek e tanti altri. Non è molto lntano dalle atmosfere morbide della band-madre, benchè alle scorribande sonore sostituisca brani più concisi, tra fusion, funk e ironia zappiana.
E' un disco gioioso, bislacco, con pezzi prossimi alla disco come Sunday walk, l'irresistibile How and why e l'impeccabile jazz-rock di Mutabor, fantasiosa e immaginifica, in cui possiamo ammirare lo stile e l'approccio del tedesco. Un bassista capace di mettersi in evidenza ma mai fine a se stesso, compositore oltre che strumentista, e in questo è la sua principale dote, poichè ha capito di dover essere al servizio del brano e non viceversa. L'influenza di Herbie Hancock (il super funk di Penguins on Broadway, da manuale), della seconda Mahavishnu, dei Return To Forever è netta, ma si trattava di riferimenti forti in quel periodo, anche per band non angloamericane come la PFM di Jet Lag e gli Osanna di Suddance. Da segnalare strumentali sobri e coinvolgenti come Wenn die kraaniche zieh'n ma anche le tantazioni prog di My US aunt e Kopf Kino, una sognante bonus track del 1980.
Hattler ha proseguito nel corso degli anni, sia da solo che con i Kraan e altri amici (i Tab Two con Joo Kraus dagli anni '80), la fondazione della sua Bassball gli è poi servita anche per produrre i suoi nuovi album solisti.
Il primo della nuova fase (primo anche nel suo catalogo), è No Eats Yes, pubblicato alla fine del 2000. Cambia tutto per l'Hattler del nuovo millennio, benchè si percepisca una continuità dall'esperienza jazz-rock. Ora la sua band propone un acid jazz prossimo alle tendenze chill out più delicate e vellutate, con grandi interpreti femminili (Sandie Wollasch e Nkechi Mbakwe) in odore di Morcheeba.

No Eats Yes
Sunny Jay, Poles apart e Universal breakdown sono i nuovi classici, per un sound levigato, più da dancehall di qualità che da ascolto casalingo o da concerto rock, con tocchi elettronici, richiami ai Tuxedomoon e Ultramarine, atmosfere di grandissima classe, come nella splendida Silent Surveyor. Eccellente la rivisitazione dell'ultimo sound davisiano in Uhrenvergleich e Nachtmaschine, oppure il lavoro sui suoni di Eccentricity e il nuovo jazz di Chip jazz, con un favoloso Hellmut.
Melodie di tromba sottili che richiamano la new age, programmazioni e trattamenti ritmici e sonori consegnano un bassista aggiornato, in linea con i tempi, come nel successivo lp Mallberry Moon, pubblicato nel 2003. Nel frattempo c'è stata la reunion dei Kraan, la pubblicazione di due album (Live 2001 e Through), ma le idee solista di Hellmut non cambiano, proseguendo nelle produzioni di jazz postmoderno, che non lesina occhiate ai vari Groove Armada e Nils Petter Molvaer, benchè approfondisca maggiormente l'elemento pop-elettronico, amalgamando nella struttura della canzone suoni nuovi e arrangiamenti ben rifiniti (come To bed e Not what you think).
Continua il lavoro sulle tessiture, i ritmi, i colori orientaleggianti (molto trendy...) e la ricerca anche sul suono, accostando sonorità vintage come il piano rhodes ai beats futuristi, e pezzi come Miss America e la title-track confermano una nuova Hattler band praticamente in stato di grazia. Delhi Blues è quasi un aggiornamento tecnologico della Coltrane con gli Oregon, Nachtstrom spazia nell'elettronica moderna e in uno strano melange minimalista.

Mallberry Moon
Non dimentichiamo che nella nuova discografia di Hellmut c'è anche un ambiente parallelo che è quello delle Cuts Series. il primo è Remixed Vocal Cuts, il secondo Bass Cuts, il terzo (su DVD) è Surround Cuts. Si tratta di "taglia e cuci" e di pezzi remixati, in particolare segnaliamo il secondo poichè mostra l'autore alle prese con un repertorio che concede maggiore spazio concesso al suo basso, osando però l'entrata in territori dance (vedi Swing ur soul, una sorta di manbifesto del disco, ritmi ballabili e un'architettura di basso tutta da incorniciare).
Bass Cuts propone un sound meno collettivo, infatti Hellmut si occupa di pre-programming ed editing in collaborazione con fidati musicisti come Torsten De Winkel e Juergen Schlachter. In un album come questo il tedesco dimostra la sua umiltà, con la concezione dei brani mai incentrati sul solo basso, che è uno degli elementi, a volte l'architrave, ma sempre in concerto con gli altri e mai nello sterile solismo. Voiceless è un continuum con il precedente disco ma anche in questi brani soul c'è il marchio a 4 corde, anche in Delhi news che azzarda un synth-pop anni '80.

Bass Cuts
Nel momento in cui scriviamo ci sono interessanti novità: è infatti appena uscito il nuovo album di Hellmut, dal titolo The Big Flow, uscito nel novembre 2006 e presentato come un imperdibile compendio electro-funk. Nell'attesa di ascoltarlo, segnaliamo con piacere tutta la carriera pregressa di questo interessante - ma ancora troppo nascosto - compositore e bassista.

La Hattler band nel 2006

The big flow, 2006
Novità da casa Hattler. Abbiamo ascoltato il recentissimo The Big Flow, che conferma la vena dei precedenti dischi, migliorando se possibile una cifra stilistica forte, personale, marcata. In ben 14 brani voci black suadenti e sofisticate si adagiano su loop elettronici, slap di basso, ritmiche spigolose e avveniristiche; una miscela intelligente che combina con gusto le esigenze dell'airplay radiofonico con quelle della ricerca e della sperimentazione di nuove vie sonore, sconfinando spesso verso il nu-jazz (So low), intrecciando piano rhodes e ethno (Mourning Son), richiamando atmosfere dell'ultimo Davis (Didgeridoo), lontamamente persino i Centrozoon (vedi Believer).
Da incorniciare le melodie ammalianti di Waiting, la tensione ritmica del funk di Assalamu Alaikum, le arie orientaleggianti di Salaud, il jazz-rock postmoderno della title-track e Sugar chat. Tutto concorre a fare del disco un ottimo prodotto di una possibile forma di "electro-fusion". Quanto durerà però questo buon equilibrio tra la componente modaiola e quella più audace?

Humanimal Talk
Dai credits del disco spunta fuori anche un nome interessante: trattasi di Torsten De Winkel, protagonista della prima grande notizia del 2007 per Hattler. Il 5 gennaio è uscita in tutto il mondo la ristampa di Humanimal Talk, coordinata da Bassball e New York Jazz Guerrilla. si tratta di questo disco in coppia che fu pubblicato nel 1988: i due si sbizzarrirono tra bassi, chitarre e tecnologia varia, non disdegnando la presenza di special guests di lusso, come Billy Cobham, Nanà Vasconcelos e Bill Ward.
"Search beyond the obvious", cerca oltre l'ovvio: un buon biglietto da visita per il duo, una vera e propria dichiarazione d'intenti per un disco. I nostri spaziano nell'area della ricerca di sapore zappiano, a cavallo tra fusion, progressive cerebrale e qualche capriccio, sperimentando i suoni del gamelan balinese in Gamelan, sguinzagliando un espressivo Nanà nella title-track. Belle le soluzioni fiatistiche anche se i suoni ritmici risentono troppo della fusion anni '80 (piuttosto stucchevole in DUV); l'aspetto percussivo è notevole (ascoltare la turbolenta Dinner for three) ma anche la dolcezza in Cafe d'art. Bonus track l'ottima Lilo & Max, un vero e proprio antecedente per il duo, dato che apparve in Mastertouch (1985), album solo di De Winkel.
Quali saranno le prossime novità di Hellmut? Cosa dobbiamo aspettarci dal fantasioso bassista e compositore? Con The Big Flow la sua parabola solista è da ritenersi giunta al vertice: non sarebbe male ascoltare ora qualcosa di diverso.
http://www.bassball.net
http://www.hellmut-hattler.com