PERIFERIA DEL MONDO:
la nuova periferia
del progressive italiano

La Periferia del Mondo
Un nome: Alessandro Papotto, fiatista del Banco del Mutuo Soccorso. Altri amici musicisti lo seguono e lo affiancano fin dal 1996, ancor prima che gli venisse chiesto da Vittorio Nocenzi, Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese di entrare a far parte della line-up dell'importante band romana. Da questa amicizia e da queste sinergie musicali - Papotto si porta dentro anche l'esperienza progressiva del Nodo Gordiano - nasce La Periferia del Mondo, un gruppo di musicisti esperti, talentuosi e creativi il cui obiettivo è quello di comporre musica al di fuori dei canoni normali ma che non sia troppo elaborata, cervellotica e soprattutto che sia comprensibile da tutti. La Periferia del Mondo produce così tre convincenti album in dieci anni approdando alla pubblicazione nel 2000 del debutto In Ogni Luogo In Ogni Tempo. Nel 2002 vede la luce l'acclamato Un Milione Di Voci e nel 2006 esce l'album omonimo semplicemente intitolato La Periferia del Mondo, come a suggellare un nuovo inizio per la band capitolina guidata da Papotto. Ed effettivamente proprio di nuovo inizio si tratta. Dopo l'abbandono della Akarma/Comet, il gruppo intraprende una nuova avventura con un'etichetta indipendente che si sta velocemente e prepotentemente affermando in campo progressivo, la torinese Electromantic Music di Beppe Crovella degli Arti & Mestieri. Il terzo long-playing per la band romana è senza ombra di dubbio l'album della maturità artistica, sostenuto da alti livelli qualitativi, tematiche attuali e moderne, un concept-art da urlo (e non è poco) e fondamentalmente buona musica. La partecipazione a un Festival estero come il Gouveia Art Rock in Portogallo nel 2004, non fa che confermare la qualità e l'importanza crescente della Periferia del Mondo. Dopo l'uscita del terzo album, che si è già guadagnato una nomination ai ProgAwards 2006 (www.progawards.it), raggiungiamo la band e gli facciamo qualche domanda.
Un caloroso benvenuto a tutta la band sulle pagine di Movimenti Prog.
Nuovo album per la Periferia del Mondo e nuova etichetta, l'Electromantic Music di Beppe Crovella. Parlateci di questo connubio. Come è nato il disco e come è nata la collaborazione con Crovella?
Alessandro Papotto: Questo ultimo album ha avuto una gestazione di circa un anno tra composizione, arrangiamento, registrazioni e missaggi; nel frattempo era definitivamente conclusa la nostra collaborazione con la Comet/Akarma di La Spezia e così abbiamo fatto ascoltare il master a numerose etichette in tutto il mondo. Alla fine però ha prevalso l’approccio dimostrato verso il prodotto dal mitico Beppe Crovella: Beppe ha infatti dimostrato di apprezzare il lavoro senza porre limiti alla nostra creatività e, non ultimo, ci ha trasmesso lui per primo un grande entusiasmo. Tra l’altro un sincero ringraziamento va anche all’amico Furio Chirico che ci ha fornito l’aggancio con Beppe.
Giovanni Tommasi: Il disco in realtà è nato prima della collaborazione. Eravamo alla ricerca di un'etichetta nuova. Beppe ci ha convinti perchè lui per primo era convinto dei brani. E' una cosa importantissima secondo noi. Se non ci crede il discografico, è tutto lavoro buttato. E poi insomma.. è sempre Beppe Crovella!
Cosa è cambiato secondo voi musicalmente dai tempi di Un Milione Di Voci che avete inciso con la Akarma?
AP: Siamo più “rock”, cioè più diretti e meno preoccupati di scrivere brani troppo articolati o di difficile presa. Secondo me questo lavoro permetterà che emerga in maniera sensibile, forse per la prima volta, la nostra identità compositiva e sonora, slegandoci da quegli stereotipi che pure amiamo molto e ai quali prima, gioco forza, venivamo assimilati.
GT: E' cambiato soprattutto che sono passati molti anni e noi siamo un po' più vecchi e maturi. Ma fortunatamente questo non sembra essere andato a discapito della freschezza nell'approccio compositivo.
Claudio Braico: Da qualche tempo stiamo cercando di semplificare e allo stesso tempo modernizzare i brani, sia quelli già scritti per i quali abbiamo creato degli arrangiamenti più abbordabili, sia quelli nuovi per i quali anche l’approccio compositivo è di tipo più diretto e meno “criptico”.
Tony Zito: Il risultato di questi cambiamenti dovrebbe essere, o almeno speriamo che lo sia, un prodotto accessibile ad un pubblico più vasto.
I vostri nuovi brani sono molto vicini al progressive italiano degli anni '70. Differenti dal precedente Un Milione Di Voci, che forse aveva sapori più jazzati grazie al consistente apporto del sax di Alessandro. Forse è un album che si avvicina di più al vostro debutto In Ogni Luogo, In Ogni Tempo. Perchè questa sterzata più verso i chiaroscuri di quel grande decennio?
AP: Non credo che ci sia un vero e proprio riavvicinamento al primo album. Tra l’altro trovo che i brani composti e arrangiati per In Ogni Luogo, In Ogni Tempo siano pieni delle ingenuità tipiche di un esordio discografico mentre questo è un disco molto più maturo. Forse l’atmosfera può sembrare simile ma l’accostamento risente come al solito degli ascolti che tutti noi abbiamo fatto in gioventù. E’ logico che i brani che uno scrive risentano in particolar modo di tutta quella musica ascoltata e digerita durante il proprio percorso musicale. Ci terrei però a sottolineare che Periferia Del Mondo si propone innanzitutto di comunicare con la sua musica e non con stereotipi di altre composizioni o peggio ancora di altri tempi. Quello che sicuramente traspare è la voglia di scrivere del nostro tempo (nei testi), con i mezzi del nostro tempo (nella musica) rifacendosi ad un insegnamento importante degli anni ’70: la libertà creativa. Ricordo sempre con piacere lo stupore che provai tanti anni fa quando ascoltai per la prima volta I Talk to the Wind subito dopo 21st Century Schizoid Man. Quell’atmosfera dolcissima proposta dai King Crimson subito dopo un pezzo potentissimo come Schizoid nel loro primo album, mi fece capire che la grande qualità può rendere omogenei due brani totalmente differenti fra loro. In questo nostro ultimo lavoro abbiamo cercato di fare in modo che ci sia più omogeneità tra tutti i brani dell’album, anche se così diversi l’uno dagli altri.
GT: Prova a domandarti se, dal '70 al '79, c'è stato un solo mese in cui non sia uscito almeno un disco che ancora oggi è ricordato. Gli anni '70 sono stati incredibili, musica che rimarrà oltre chi l'ha creata e chi l'ha ascoltata all'origine. E' il destino di tutte le grandi forme d'arte. E comunque la cosa non è voluta, è solo che le nostre radici sono lì. Mi piace pensare, però, che solo le radici siano negli anni '70, e che il tronco, i rami e le foglie, seppur dipendenti da esse, siano nel presente.
CB: Non direi. Citando il brano scritto da me: Chiaroscuro, si può benissimo notare come gli arrangiamenti rivelino un omaggio al tango e più in particolare ad un gruppo che amiamo e che esprime benissimo il concetto di Latin Jazz: gli Aires Tango. Ma questo è solo un esempio, credo che mai come stavolta si possono percepire nei nostri brani influenze totalmente diverse dal progressive.
TZ: Trovo che questo tipo di giudizi siano assolutamente soggettivi ed è giusto che sia così… a noi tra l’altro fanno piacere tutti i tipi di giudizi, anche quelli negativi, purchè siano costruttivi.
Bruno Vegliante: Forse più che una sterzata, visto che abbiamo sempre cercato di andare in tutte le direzioni, direi che con questo terzo album abbiamo cercato di imboccare un rettilineo, nel senso che abbiamo cercato di rendere il “tutto” più lineare ed omogeneo. Capiamoci, non è che i pezzi siano tutti uguali, anzi, ma forse questa volta la loro differenziazione risulta meno evidente; perlomeno questo è il risultato che abbiamo cercato di raggiungere, curando al massimo gli arrangiamenti.