Paolo Baltaro (Arcansiel)

di Marco Piva


Noi di MovimentiPROG abbiamo avuto l’occasione di intervistare PAOLO BALTARO degli Arcansiel, una band che - dopo tre bei lavori pubblicati tra il 1988 e il 1994 - e’ ritornata sulle scene nel 2004 con "Swimming in the Sand", una raccolta dei loro brani migliori (piu’ un inedito) tutti reincisi nel 2003, anno nel quale la band si e’ riunita.

Paolo Baltaro, che si e’ unito agli Arcansiel in occasione del loro terzo lavoro "Normality of Perversion", canta, suona il basso, le tastiere, la batteria e addirittura la cornamusa.

[ulteriori informazioni sugli Arcansiel possono essere trovate nel sito www.arcansiel.com, da cui abbiamo anche tratto le foto che corredano questo articolo e che raccomandiamo di visitare]


Paolo Baltaro

Anzitutto ringraziamo Paolo per essersi prestato a quest’intervista con MovimentiPROG, ed iniziamo.

D: Cosa facevi nell’ambito musicale prima di entrare negli Arcansiel?

R: Entrai negli Arcansiel nel 1993; all’epoca producevo alcuni gruppi locali, suonavo la chitarra in un gruppo post-punk (i Nemici dell’Igiene) e bazzicavo lo studio di Roberto Colombo per imparare qualcosa nel vederlo lavorare.

D: Conoscevi gia’ i primi due dischi della band prima di entrarvi? Come li avevi conosciuti, e che ne pensavi?

R: Frequentavo il gruppo grazie a Gianni Opezzo, con il quale già suonavo e collaboravo da anni. Ero il loro fonico live e registrai al famigerato Pinkstudio Coffeeshop il brano "Stories of a Lake" di "Four Daisies".

D: Sei entrato in una band che aveva gia’ alle spalle due CD di relativo successo e ne hai subito preso le redini, come si nota anche dai nomi degli autori dei pezzi di "Normality of Perversion". Che cosa avevi trovato negli Arcansiel che non andava, da ritoccare, e perche’ nonostante questo hai accettato di entrarvi?

R: Marco Galletti lasciò il gruppo e Gianni mi propose di sostituirlo. Volli contaminarne lo stile pur sapendo di incorrere nelle ire degli integralisti del progressive. Filosoficamente non amo i puristi e non solo perché io non sono uno di essi. Neppure Gianni lo era e fu interessante creare un po’ di scompiglio ed osservare le reazioni di chi avrebbe auspicato maggiore "buona educazione". "Stillsearching" è un disco bellissimo, ma non avrebbe avuto alcun senso cercare di emulare lo stile di Marco, che peraltro stimo enormemente. Meglio dire la propria e assumersene le responsabilità.

D: Quali sono stati i cambiamenti avvenuti nella band dopo il tuo arrivo?

R: L’approccio al lavoro si spostò dalla sala prove allo studio di registrazione ed il gruppo divenne più aperto alle collaborazioni, mi piace molto coinvolgere altri musicisti in ogni mio lavoro per arricchirne il linguaggio. La nutrita lista dei partecipanti a "Normality of Perversion" e "Swimming in the Sand" ne è la prova.

D: Che cosa ha portato allo scioglimento degli Arcansiel?

R: La mancanza di prospettive che il mondo progressive offriva (e offre) ai gruppi. L’inesistenza cronica di management, di situazioni live che non fossero i festivals per i quali tra l’altro ti devi sobbarcare le spese e il disinteresse da parte delle etichette discografiche del settore ad investire furono le cause primarie.

Per crescere occorreva che ognuno di noi intraprendesse strade diverse.

D: Dallo scioglimento della band alla riunione del 2003, che cosa hai fatto nel mondo della musica?

R: Ho prodotto alcuni gruppi per la scena italiana, come i McAllan per la Ariston e i Roulette Cinese per la Toast. Ho preso parte a progetti percorrendo strade diverse come il free jazz dei Sado con Sandro Marinoni e Diego Marzi, o il demenziale dei Lostresamigos, per citarne alcuni. Tutto questo sembrerà un po’ "random sex" ma ne vado molto fiero.

D: Perche’ gli Arcansiel si sono riformati? Chi o che cosa ha portato a questa decisione?

R: Personalmente avevo bisogno di passare di nuovo "da queste parti". Il brano "Swimmer In The Sand" non fu scritto per gli Arcansiel ma rappresentava una tappa importante per me. Da qui l’esigenza di dare ad un punto di partenza un legame col passato, e gli Arcansiel erano la situazione ideale.

Per cio’ che riguarda il gruppo, io, Sandro e Gianni siamo sempre rimasti in contatto e l’idea ci girava da tempo. E’ stato solo necessario attendere una scintilla per riaccendere la macchina.

D: Come mai avete sentito il bisogno di reincidere i cinque brani gia’ editi presenti in "Swimming in the Sand" piuttosto che rimixare le versioni originali?

R: Dopo 10 anni si cambia, non per rinnegare il passato, ma solo perché si cresce. La coerenza è una questione spinosa, spesso è causa di invecchiamento precoce se ne si abusa. Io mi ritengo felicemente incoerente, mi entusiasma l’idea di poter cambiare idea senza sensi di colpa. E pur rispettando il passato, sentivamo la necessità di dare una nuova forma definitiva al progetto perché ognuno di noi nel frattempo è cresciuto, almeno un po’.


La copertina di "Swimming in the Sand"

D: Perche’ una band con soli tre album alle spalle, per un totale di quattordici canzoni, ha sentito il bisogno di tornare sulle scene con un "Greatest Hits"?

R: Per rimettere un po’ di ordine in soffitta. Anche se i dischi erano solo tre, ne sentivamo la necessità, e non solo per riconciliare "Normality of Perversion" ai due precedenti lavori.

D: Avete intenzione, ora che avete ricominciato a lavorare insieme, di incidere un nuovo disco?

R: Puo’ darsi.

D: Nelle vostre apparizioni dal vivo, visto che su "Swinmming in the Sand" ti sei preso cura degli strumenti piu’ disparati (voce, basso, tastiere, batteria, cornamusa), utilizzate dei session-man oppure ci sono dei nuovi membri degli Arcansiel che non erano presenti nel disco?

R: Il nuovo membro, fondamentale, è Barbara Rubin, violinista e tastierista nella nuova line up. Dal vivo abbiamo al basso il grandissimo Andrea Garavelli e Elvin Betti alla batteria.

D: Che strumento suoni principalmente in concerto?

R: Canto e suono una Fender Stratocaster. Ogni tanto suono anche un Juno 106 interfacciato a Reason.

D: Come sei riuscito ad inserite uno strumento come la cornamusa in un ambito prog?

R: L’idea è stata di Gianni. Io mi sono limitato a suonarla e a farla passare in un Marshall per distorcerla.

D: Cosa rispondi a chi dice che gli Arcansiel sono dei cloni dei Marillion?

R: Che si sbagliano perché in realtà siamo i cloni di Orietta Berti (ovviamente del suo periodo psichedelico) ma chissà perchè non se ne accorge mai nessuno.

D: Gli Arcansiel sono stati una delle band piu’ importanti nel lanciare in "new prog" in Italia. Com’e’ cambiato secondo te il genere da allora ad oggi?

R: Sicuramente la tecnologia degli ultimi anni ha influenzato lo stile. Ma come puo’ davvero evolversi un genere musicale in assenza di un ambiente che ne stimoli la crescita? I gruppi si evolvono in modo autonomo, senza mezzi e senza unità organica. Non credo possibile pertanto dire come il genere in Italia si stia evolvendo se non citando i singoli casi ed i singoli percorsi. Tuttavia è proprio nei momenti difficili che nascono cose interessanti. E’ solo difficile scovarle.

D: Puoi presentare in breve la musica degli Arcansiel?

R: "Arcansiel" è una casa che Marco Galletti, Gianni Opezzo, Paolo Baltaro e soci hanno abitato per dire delle cose, più o meno a turno. Nel gruppo si puo’ trovare un frammento di anima di ciascuno senza nessun condizionamento ed in totale libertà da pressioni di mercato.


Gli Arcansiel

D: Che cos’e’ secondo te il prog?

R: E’ un linguaggio che supera la forma della canzone (strofa-ritornello-inciso) per avvicinarsi a quella della musica sinfonica, dove una cosa nasce e progredisce. Per qualcuno, una filosofia di vita. Per altri invece è una sorta di setta religiosa fondamentalista di stile islamico, che guarda con diffidenza a tutto ciò che sta al di fuori di essa e a tutto ciò che non è conforme a certi modelli consolidati. Ritengo questo atteggiamento responsabile (insieme alla politica dei managers delle majors, ma questo è un altro discorso) alla relegazione del prog in un ghetto, in una piccola nicchia a rischio di estinzione.

D: Ora ti elenchero’ alcuni musicisti che suonano i tuoi stessi strumenti; puoi dire in breve cosa pensi di ognuno di loro?

VOCE:

- Ian Gillan (Deep Purple):

Fantastico, anche se Coverdale mi piace di più.

- Peter Gabriel:

Un grandissimo genio innovatore, come David Bowie.

- Freddie Mercury (Queen):

Un uomo libero.

- Fish (Marillion):

Un capo scuola.

- Bruce Dickinson (Iron Maiden):

Mi viene la pelle d’oca solo a nominarlo.

- James LaBrie (Dream Theater):

Lo rispetto come rispetto la sua band, ma non mi fa impazzire affatto.

BASSO:

- Jaco Pastorius (Wether Report):

"Il bassista". Non posso dire altro.

- Jack Bruce (Cream):

L’uomo giusto al posto giusto

- Billy Sheehan:

Non mi piace molto, ma la sua tecnica è interessante.

- Patrick Djivas (PFM):

Mi piace per la riconoscibilità del suo stile.

- Tony Levin:

La pulizia e la precisione.

- Geddy Lee (Rush):

Chiamarlo bassista è restrittivo.

BATTERIA:

- Ringo Starr:

Un maestro. Insegna ai batteristi ad essere al servizio della canzone e non del proprio strumento. Anche alcuni chitarristi dovrebbero imparare la sua filosofia. Grande innovatore nei suoni del rullante.

- Phil Collins:

Quando i tamburi suonano note.

- Cozy Powell:

Fantastico.

- Franz Di Cioccio (PFM):

Molto simpatico.

- Bill Bruford (Yes):

Un grande.

- Mike Portnoy (Dream Theater):

Una macchina da guerra.

TASTIERE:

- Rick Wakeman (Yes):

Fondamentale.

- Keith Emerson:

Grandioso, davvero.

- John Lord (Deep Purple):

Ambasciatore di Bach nel rock.

CORNAMUSA:

- Alan Stivell:

Lo conosco meglio come arpista, molto interessante.

- Massimo Giuntini (Modena City Ramblers):

Forte, al posto giusto.

Ora, aggiungi pure eventuali altri artisti che sono stati particolarmente importanti nella tua formazione come musicista o, al contrario, che ritieni particolarmente sopravvalutati.

Due donne che adoro: Joni Mitchell e Chrissie Hynde dei Pretenders.

Inoltre non potrei vivere senza Burt Bacharach, John Coltrane, i Beatles, Frank Zappa, i Pink Floyd, i Depeche Mode, gli Area, i Megadeth di "Rust in Peace", i Coldplay e i Sigur Ros, tanto per citarne alcuni. Ne ometto un altro centinaio per brevità.

D: Indipendentemente dal periodo in cui sono vissuti, dal genere che hanno suonato e dal fatto che siano ancora vivi o meno, puoi immaginare la tua "band ideale"? Intendo dire una band che ti piacerebbe ascoltare; naturalmente sei libero di immaginare te stesso, in qualunque ruolo, all’interno di questa band. Lo so che cose del genere "funzionano solo su carta", ma... su carta siamo!

R: Vorrei che Pavarotti si mettesse in gioco per davvero cantando un brano con gli Iron Maiden, (proporrei "The Number of the Beast"). Forse sarebbe in grado, sarebbe interessante ma non credo che avrebbe mai il coraggio di farlo. Piu’ classicamente mi immaginerei tremendamente stimolante un gruppo con David Gilmour (senza dubbio) alla chitarra, Ringo Starr alla batteria, Johnny Rotten alla voce che duetta con Elvis Costello, Richard Sinclair al basso, Patrizio Fariselli al pianoforte e Paul Desmond al sassofono. Ovviamente l’immagine dovrebbe essere curata da Vivienne Westwood e la produzione artistica di Malcom McLaren. Io mi proporrei come fonico, giusto per dire c’ero anche io. Magari potrei fare una parte di cornamusa distorta..!

D: Per concludere, come dice Gigi Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.

D: Che senso può avere oggi fare cultura con la musica, impegnarsi nell’astratto e trasporre filosofie (spicciole e non) sul pentagramma, magari dopo anni di studio ed enormi frustrazioni dovute all’imperante dittatura delle majors?

R: E’ meglio che andare a lavorare.

Ringraziamo Paolo Baltaro per aver accettato questa intervista con MovimentiPROG, e in bocca al lupo per il proseguimento della carriera degli Arcansiel.

Marco Piva per MovimentiPROG





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