Calliope
di Daniele Cutali
CALLIOPE La rinascita del movimento neo-progressivo italiano
(Integrazione dell'articolo “Seconda Genesi: Calliope, il rock progressivo italiano entra negli anni '90”, tratto da ContrAPPUNTI n.2, pubblicazione trimestrale del CSPI) I Calliope sono una band di Torino che ha segnato l’inizio della nuova ondata di rock progressivo degli anni ’90 in Italia ma anche nel resto del mondo, insieme ad altri gruppi storici del periodo. Infatti, come succede spesso per i gruppi di casa nostra, i Calliope sono molto rinomati all’estero e, facendo le dovute proporzioni, nel nostro paese hanno sì rappresentato una piccola svolta per il new-progressive, ma è come se fossero degli sconosciuti se si mettono in paragone le loro vendite nei paesi stranieri, soprattutto in Giappone, America Latina e Stati Uniti. Paesi questi nei quali l’interesse per il progressive italiano è sempre stato grande, sia per i gruppi dei leggendari anni '70 che per quelli più giovani. Interesse costantemente in ascesa. Cerchiamo di ripercorrere un po’ la storia di questo gruppo importante, analizzando le sue produzioni e le vicissitudini passate che lo ha visto prima in cima all’attenzione degli ambienti e che poi, con una formazione completamente nuova, sta cercando di muoversi nuovamente verso nuove vette di ritrovata popolarità in questi ultimi periodi . Prendendo il nome dalla musa greca protettrice della poesia epica, bisogna tornare indietro nel tempo all’ormai lontano 1989 per arrivare alle origini dei Calliope. Tutto riconduce a un nome: Rinaldo Doro, tastierista chivassese che, tra l’ascolto di un disco prog e l’altro, da ragazzo passava il suo tempo suonando in un gruppo folk-rock locale. Doro cresce negli anni '70 a Chivasso, nella provincia torinese, con una grande passione per la musica e per il rock progressivo italiano in particolare. Il movimento della musica progressiva italiana che nasce agli inizi di quel decennio d’oro, insieme a tutto il fermento socio-politico che ne seguì e che morì proprio allo scemare delle ideologie non violente per vedere la nascita della lotta di classe armata, colpisce profondamente il giovane Doro. Lo fa a tal punto di volere lui stesso essere parte attiva e fare qualcosa per quella musica, così elaborata, così fluente e così emozionale, e non a tratti “fredda” e piena di virtuosismi fini a se stessi come quella britannica, dalla quale nacque tutto. Impara quindi a suonare pianoforte e tastiere per ricalcare le orme dei suoi beniamini. Chivasso, paese molto laborioso e industriale, è situato a una ventina di km. da Torino ed è anche il luogo dove vive un protagonista della musica progressiva dell’epoca: Beppe Crovella, tastierista degli Arti & Mestieri. Quest'ultimo è uno dei grandi gruppi che hanno segnato il progressive italiano in modo abbastanza rivoluzionario, con la loro particolare miscela di jazz-rock e progressive melodico, e Doro ne è particolarmente appassionato. Doro in quegli anni insegue letteralmente Beppe Crovella in tutti i suoi concerti a caccia di autografi e di consigli utili, e ne diventa uno dei suoi fan più accaniti. Anni dopo, quando il movimento progressivo italiano è già spento da tempo, Doro realizza un suo vecchio sogno e fa la conoscenza personale e approfondita di Crovella, diventato ormai produttore, attraverso i suoi Synergy Studios, con la Vinyl Magic prima e l'Electromantic Music poi, fino ai giorni nostri. Naturalmente parlano di progressive e dei vecchi tempi e ne viene fuori una forte e congiunta passione per quel genere di musica, da sempre sogno di Crovella di riportarla in auge. I suoi sforzi in campo musicale sono attivi ancora oggi con i rinati Arti & Mestieri, con i quali insieme a Furio Chirico, batterista storico del gruppo e famoso in tutto il mondo, sta facendo un discorso revivalistico cercando di non essere nostalgico ed evolvendosi nel migliore dei modi: partecipazioni a Festival esteri e nuove composizioni in studio. Crovella propone a Doro la formazione di un gruppo progressive con i crismi più classici del genere. E’ netta la volontà di produrli e farli conoscere agli ambienti progressivi, di nuovo in fermento con l’uscita, all'inizio degli anni '90, dei giovani gruppi scandinavi che hanno dato uno scossone al genere (vedasi la trittica Anglagard, Landberk e Anektoden) e la nascita di emergenti band italiane progressive (Syndone, Ezra Winston, Notturno Concertante e altri). La passione è ancora fervida quindi perché non provarci?

I Calliope nel '92: da sx. Gianni Catalano, Mario Guadagnin, Massimo Berruti, Rinaldo Doro e Enzo Martin.
Doro, con le idee chiare in testa, contatta alcuni musicisti di sua conoscenza: Mario Guadagnin alla chitarra, Enzo Martin al basso e Gianni Catalano alla batteria, appositamente per registrare un demo di quattro brani riarrangiati da alcune sue vecchie composizioni.
Manca a questo punto un cantante per presentare al meglio il gruppo e rendere più “appetibili” i brani. La scelta cade su Massimo Berruti, cantante potente, carismatico, dal timbro profondo e di lunga esperienza. Berruti aveva avuto già molti trascorsi in gruppi dell’underground torinese (Underschool, Sl&go, Stand e altre formazioni minori) con in loro seno altri musicisti che sarebbero venuti alla ribalta anni dopo in band divenute famose negli ambienti birraioli cittadini. Con la formazione così al completo, il sogno di Doro è sempre più vicino ad avverarsi e i Calliope riescono a registrare il loro primo lavoro ai Synergy Studios di Beppe Crovella.
1992

Il primo disco dei Calliope è d'impatto con brani forti in puro stile new-progressive, dove le chitarre e le tastiere sono componenti in risalto, sforando molte volte in un hard rock gustoso. La band musicalmente, pur non facendo nulla di nuovo, ha uno stile proprio e tutto squisitamente italiano. I primi quattro brani del disco diventano subito dei classici e vengono riproposti ad ogni concerto.
La title-track assurge di diritto a cavallo di battaglia del gruppo ed è uno dei migliori brani neo-progressivi degli anni '90, con le sue veloci scale di synth e gli accorati intrecci di chitarra sui cambi di tempo improvvisi inframezzati a momenti di calma epica, con pesanti echi marillioniani. Lunario è un brano strumentale memorabile e indimenticabile nella sua melodia sognante e nei suoi lancinanti assoli di chitarra, con un profumo mediterraneo tutto proprio.
Essi sono senza ombra di dubbio i migliori episodi del disco, seguiti a ruota da Non ci credo più e Pensieri Affascinanti, il primo con la solita energica struttura neo-progressiva caratteristica della band e la seconda una ballad movimentata e melodica. 1993

I Calliope battono il ferro quando è ancora caldo, forti delle vendite all'estero, ricalcando le strutture musicali del disco precedente ma facendo vertere i temi di alcuni testi sui problemi socio-politici di scottante attualità, allora come oggi.
Ed ecco che dopo l'hard progressive di La Prova, classico pezzo Calliope-style con riffoni di synth e chitarra, troviamo i brani impegnati Sarajevo e La Terra di Nessuno, incentrati sul conflitto che infuocava nei Balcani a quei tempi. Altri brani sopra la media sono Margherita a Rodi, una delicata ballad con un velo malinconico di pianoforte e una chitarra lancinante; e Windsor, brano che che si apre con le atmosfere riecheggianti dei synth di Doro e prosegue con una cadenza evidentemente blueseggiante ma con arie tutte progressive. Disco più maturo ma forse di una spanna sotto a quello d'esordio in quanto a forza d'impatto.
1995

Rinaldo Doro, dopo qualche tempo dalla pubblicazione del secondo lavoro, si ritrova con un gruppo sfaldato e a questo punto persegue un progetto personale. Assieme a lui rimane il batterista Gianni Catalano e chiama da dietro le quinte Enrico Perrucci, il quale si ritrova a suonare come secondo tastierista. Con loro ci sono Aldo Mari alla chitarra, Lele Tosches al basso e Annalisa Gastaldo alla voce. Ospiti delle registrazioni Andrea Sibilio al violino e Davide Saggiorato al didjeridoo. Doro infine si rende conto di avere ancora una volta una band al completo alle spalle, e decide di far uscire il nuovo disco ancora sotto il monicker Calliope. Nel miglior disco dei Calliope, in quanto a maturità compositiva e varietà artistica, svettano le due lunghe suite ad alta caratura progressiva Terra di Maggio e La Visione della Dolce Pioggia. Sono gli unici due brani del disco che ricordano il precedente corso in mezzo a strutture che variano dal folk rinascimentale alle sonorità eteree che rasentano la new-age di gradevole calma e compostezza, lasciando indietro le velleità sinfoniche e hard.
2002

Da qui in poi la storia dei Calliope è costellata di abbandoni, rientri e di vicissitudini al limite dello scioglimento. Arrivando ai giorni nostri il testimone della band è rimasto saldamente in mano al tastierista Enrico Perrucci. Con una formazione totalmente rimaneggiata negli anni, egli ha avuto la costanza di proseguire nella strada dei concerti e di pubblicare, sempre per l'Electromantic Music dell'amico Crovella, un cd celebrativo. Il titolo è Generazioni, a suggellare proprio il passaggio di testimone da Doro a Perrucci, e immortala per quattro brani la formazione originale nella data live del 20 Dicembre 1993 al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese, dove viene proposta anche Luci ed Ombre, rimasta finora inedita. I restanti tre brani sono reinterpretazioni da parte dell'ultima formazione dei classici tratti dal primo disco.
Recentemente la formazione capitanata da Perrucci ha subito ulteriori defezioni. Il tastierista, con una tenacia incredibile, porta comunque avanti la composizione di nuovi brani che vedranno presto la luce in un nuovo lavoro, prodotto ancora una volta da Beppe Crovella.
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