Autore: RED BASICA Titolo album: Les Premiers Plaisirs Nazionalità: Italia Etichetta: MK Records Anno di pubblicazione: 2009
Voto medio: 7 |
Recensito da Donato ZoppoTra Cosenza e Canterbury...Potenza del progressive! I primi amori, i primi piaceri, cosa possono fare ascolti di gioventù, dai Genesis ai Caravan, dai King Crimson ai Soft Machine... Ne sa qualcosa Mirko Onofrio, valente fiatista cosentino, che nel corso degli anni, pur suonando con nome come Baba Sissoko e Stefano Battaglia, non ha mai dimenticato le atmosfere sofisticate e creative del rock d'arte. E con il passare del tempo le ha assimilate e fatte proprie, portandole nel nuovo progetto Red Basica, che al primo ascolto si è subito candidato come una delle più interessanti uscite italiane del 2009.
"Les premiers plaisirs" è un formidabile album d'esordio, creato da una banda diretta da Onofrio con brio e ironia, per un sound a cavallo tra la tradizione bandistica e il miglior Canterbury. Sarà la produzione MK o la proposta così eclettica, ma il disco sembra sfuggire alle logiche del panorama new-progressive italiano, che nel corso degli ultimi 20 anni ha comunque sostenuto produzioni canterburyane (DFA e Calomito, per esempio). Probabilmente perchè "Les premiers plaisirs" è difficile da inserire tout court nella corrente di Canterbury: sta qui il suo "quid", e brani del calibro di "Like Geppetto in the whale" o "To friendship" (che pare uscita dai primi dischi "pop" di Brian Eno...) lo testimoniano, perchè non usano i consueti arrangiamenti per piani elettrici o chitarre, ma una piccola orchestra di fiati.
"Gay pride" e "Butterflyin' high" mostrano fluidità, impasti fiatistici eccellenti, dall'altro lato "Seed" è una deviazione jazz-rock morbida e notturna che sembra uscire dagli Hatfield And the North, mentre "Free not to believe" sfodera un canto wyattiano e fluisce naturalmente in "A sentimental crap", che ha impreviste spinte di ascendenza RIO. Insomma, un album variegato, con un minimo comun denominatore: lo spirito gaudente della banda, la voglia di ricercare un punto di incontro tra diverse influenze, il garbo e la gentilezza di un sound mai eccessivo, che lambisce anche un pop-rock postmoderno in "Underblood cave in".
Ottimo esordio, ma chiadiamo alla band una spinta in più per personalizzare in modo ancora più forte il progetto. |