Autore: MARILLION
Titolo album: Happiness Is The Road, Vol. 1: Essence; Vol. 2: The Hard Shoulder
Nazionalità: Inghilterra
Etichetta: MVD Audio/Racket Records
Anno di pubblicazione: 2008

Voto medio: 8


Recensito da Daniele Cutali

La felicità è il sentiero da seguire...

Gli eleganti e raffinati Marillion, gruppo storico di Aylesbury al quale si deve la nascita del movimento neo-progressivo in Inghilterra agli inizi dei famigerati anni '80 quando al timone e al microfono c'era Fish, tornano a pubblicare un nuovo album in studio. Un doppio album, questa volta già dalla sua prima pubblicazione, a soltanto un anno e mezzo di distanza dal controverso “Somewhere Else”. Tanta musica, tanta creatività artistica e tanta passione. Non la si riscontrava da parecchio tempo in un gruppo di musicisti che che hanno passato la boa della cinquantina da un pezzo. Dalle tante sessioni in studio ne è venuto fuori un disco nuovo di zecca, distribuito dall'etichetta proprietaria Racket Records in Europa e dalla MVD Audio negli Stati Uniti sia in versione doppia racchiusa in un jewel case unico che in doppio volume, cioè due cd singoli rilasciati nella stessa data. Mossa azzardata in questo periodo di tanta ventilata crisi nera? I Marillion se ne infischiano e vanno avanti per la loro strada, comunque per loro il successo mondiale di “Misplaced Childhood” si è appannato già da un bel po' di tempo e lo zoccolo duro di aficionados continua a seguirli imperterrito.

Diciannove brani nuovi di zecca, più una ghost-track alla fine del primo cd, aggiungono un'altra tessera all'ormai lungo mosaico del cammino discografico di questa band che ha avuto essenzialmente due incarnazioni artistiche. La prima, quella più propriamente progressive, quella in cui il diretto confronto e l'eredità di un nome come quello dei Genesis dell'era-Gabriel era scottante ma anche immeritato. La seconda quella che dal 1989 si è sviluppata sempre più verso un rock profondamente british nel sound, delicato e avvolgente, talvolta minimale ma che quando va in crescendo per raggiungere uno zenith musicale esplosivo è capace di dare incredibili emozioni sonore. Sensazioni emotive diverse, più mature e probabilmente più adulte artisticamente dell'adrenalinico new-prog del passato.

Dopo il capolavoro “Marbles”, apice compositivo dei Marillion, la band ha cercato di raggiungere ancora quelle vette senza riuscirci, però, completamente. Ma questo non ha inficiato minimamente l'ottenimento di ottimi risultati artistici sia nel già citato “Somewhere Else” che in questo “Happiness Is The Road”. Proprio il primo disco di quest'ultimo, il primo volume intitolato “Essence”, si apre nel classico stile dei Marillion degli ultimi tre anni. Trittico di rock britannico caldo e colorato col grigiore quasi londinese di una Oxford Street autunnale, che parte dal solo pianoforte e voce di “Dreamy Street”, passando dalla pregnanza di Hammond e chitarra di “This Train Is My Life”, per finire nelle convoluzioni eteree e nelle delicatessen hogarthiane di “Essence”, la quale finisce in un grande gioco di cori. Ancora delicatezza e sensazioni pulsanti in crescendo per “Wrapped Up In Time”, mentre “Liquidity” sono due minuti due di angoscia pianofortistica... i Marillion sanno ancora quali corde toccare in un brevissimo lasso di tempo. Mezzo passo falso, quindi, con “Nothing Fills The Hole” che poteva essere sviluppata diversamente e nonostante i bei coretti centrali diventa quasi una semplice canzonetta, non proprio all'altezza della classe dei Marillion.

Gran bella canzone “You Woke Me Up”, con un refrain arioso e solare che fa connubio con “Trap The Spark”, leggerezza e ancora eleganza, eleganza e delicatezza, da colonna sonora di un vecchio film degli anni '70. Piccole perle che toccano il profondo animo affacciato ad una finestra bagnata di gocce di pioggia inglese. Se in questo doppio album, suonato e inciso senza soluzione di continuità come i vecchi concept-album (e questo lo è, anche se non proprio originalissimo, sul tema della perenne ricerca della felicità da parte dell'umanità e sui motivi reconditi dell'esistenza), c'è una un brano che potrebbe assurgere a singolo da classifica, ad uso e consumo delle radio, questo è “A State Of Mind”, semplice, orecchiabile, molto moderna e catchy nella struttura ma mai troppo easy e banale. Anzi, a essercene di canzoni rock così. Chiude questo primo dischetto il brano che dà il titolo alla raccolta, “Happiness Is The Road”, uno strano esperimento che combina elementi dub, pop e naturalmente il rock ben noto dei Marillion per ben dieci minuti. Un minuto e mezzo di silenzio utile soltanto ai fini del download digitale introduce alla ghost-track intitolata “Half Full Jam”, che in apertura ricorda un po' una dei primi brani della band cantati da Hogarth, “Uninvited Guest”, ma che poi esplode in un roccioso riff di chitarra elettrica che non si sentiva da anni uscire dalle corde di mr. Rothery, qui in vena finalmente di un bel rock tirato tirato.

Prosegue la lunga avventura in questa nuova fatica dei Marillion con il secondo disco dell'album, il secondo volume intitolato “The Hard Shoulder”. Apre “Thunder Fly”, una canzone in aria di psichedelia britannica anni '60 e di Beatles, dal refrain orecchiabile in stile Hogarth ma dalla struttura ricca di piccoli anfratti sonori in cui ci si può perdere e sognare. Infatti, nonostante Steve Hogarth possa apparire di primo acchito un po' lagnoso nel suo particolare canto, è un grande artista completo e capace di evoluzioni vocali raffinate, piene di stile ma anche di “forzare” le corde vocali in un tirato rock 'n' roll quali sono i bridge di questa bella opener. “The Man From The Planet Marzipan”, dal titolo gonghiano, è un divertissment sonoro, poppeggiante e caldo, con alte vette liriche. Spuntano ancora i Beatles, profonda fonte d'ispirazione per tutto il rock-business, e un po' di Pink Floyd nel brano “Asylum Satellite #1” dalle atmosfere sognanti e poetiche. Ma i Marillion sono grandi nel personalizzare tutte le influenze e plasmarle nelle proprie mani artistiche, ed ecco che i nove minuti e passa di questo brano diventano un'altra perla da incorniciare.

La breve, angosciante e scampanellante “Older Than Me” introduce alle orchestralità di “Throw Me Out”, archi ed elettronica uniti insieme alla soffice morbidità di h e soci. Una strana combinazione che non può che votare a favore dell'arte dei Marillion, e del loro coraggio nello sperimentare. Altra “canzoncina”, per modo di dire, è “Half The World” che fa della sua semplicità e della sua melodicità una bandiera per poter apprezzare i Marillion più leggeri, quelli capaci di di sfornare ancora una hit-single senza per questo scadere nella commercialità senza anima. E ancora grande rock con il trittico di chiusura dell'album. “Whatever Is Wrong With You”, un bel refrain e tanto cuore in questa ulteriore canzone da hit-single per le classifiche rock di tutto il mondo... e la chitarra elettrica si fa sentire, eccome! “Especially True” mostra i denti con un altro bel riff di chitarra di Rothery, ripetitivo e ipnotico fino alla fine. “Real Tears For Sale”, ricca di pathos, arpeggi distorti di chitarra intrecciati con l'effettistica di Mark Kelly, e le sottolineature sugli stacchi di basso e batteria.

Lunga recensione, un po' prolissa, per un doppio album che ha il sapore dell'evento in un panorama musicale veramente povero. “Happiness Is The Road” con i suoi due dischi, o volumi che si voglia, giunge come un fulmine a ciel sereno in un'epoca in cui la musica è un genere di consumo molto veloce o da tenere soltanto come numerosi titoli negli anfratti di un hard disk, magari mai ascoltati. Scelta coraggiosa questa dei Marillion di pubblicare un doppio album tutto da esplorare, pieno di perle nascoste che si gustano soltanto ad un ascolto attento. Questa è arte. La musica dei Marillion è arte. Chapeau.