Autore: GHOST CIRCUS Titolo album: Across the Line Nazionalità: USA/Olanda Etichetta: ProgRock Anno di pubblicazione: 2008
Voto medio: 7 |
Recensito da Marco Piva I Ghost Circus sono un duo formato dall’americano Chris Brown e dall’olandese Ronald Wahle. I due si sono incontrati su un forum di discussione sulla musica prog nel 2004 ed hanno iniziato a collaborare a distanza, pubblicando prima “Cycles” (2006) e ora questo “Across the Line”, un concept sulla vita dopo la morte – in pratica, come dicono loro stessi, “una storia di fantasmi vista dalla parte del fantasma”.
Nella band, Brown si concentra sulle voci e sul basso, mentre Wahle si occupa in particolare di tastiere e batteria. Le parti di chitarra sono divise tra i due, con Brown che ricopre la parte solista piu’ spesso del collega e che si avventura anche sulla chitarra acustica – e aggiunge alcune parti di tastiera. I brani sono tutti firmati da entrambi i musicisti, con i testi a nome di Brown.
Le influenze che si intuiscono in questo “Across the Line” sono in generale simili, concentrate ovviamente sul prog in bilico tra gli anni ’70 (Genesis, Yes, in un certo modo anche ELP) e gli ani ’80 (Marillion, IQ); ma mentre si ha l’impressione che Wahle abbia imparato la lezione e abbia elaborato un suo stile personale a partire da quei grandi, sembra che Brown si ispiri anche all’AOR di Kansas ed Asia, senza tuttavia cadere all’interno di quel genere se non in brevi momenti e anche li’ solo con la voce.
Anche se partono da basi simili (con le eccezioni esposte piu’ sopra), le differenze tra i due stili si notano senza problemi nel disco – e su questo i Ghost Circus possono giocare per sottolineare la propria originalita’. Si tratta senza dubbio di un disco prog, con pochi tocchi di AOR e minimi accenni al metal, quasi da non prendere in considerazione. La lunghissima “Through the Light”, in sette parti per una lunghezza totale che si aggira dalle parti dei 25 minuti, e’ come ci si puo’ aspettare dalle suite centrali in questo genere di musica il momento piu’ interessante dell’album, con variazioni e temi che si incrociano, assoli frenetici e momenti sognanti...
Per concludere – forse non e’ un capolavoro assoluto del prog contemporaneo, ma e’ di sicuro un bel dischetto, fatto bene e piacevole da ascoltare. |