Autore: MARYGOLD
Titolo album: The Guns Of Marygold
Nazionalità: Italia
Etichetta: Autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2006

Voto medio: 7


Recensito da Daniele Cutali

La Genesi delle pistole di Maria...

I Marygold sono una band di Verona nata nel 1994, anno in cui vennero alla luce con il nome di Wildfire ed eseguivano cover dei Genesis e dei Marillion. Questi numi tutelari, enormi, storiche ed importanti influenze di miradi di gruppi odierni del progressive-milieu, continuano a essere i riferimenti principali dei Marygold anche nei loro brani originali raccolti in questo primo album autoprodotto e confezionato in modo pregevole.

Dopo vari cambi di line-up susseguitisi nei dodici anni di attività, che hanno visto confluire nel gruppo anche componenti di un'altra cover band Genesis veneta, gli Yellow Plastic Shoobedoobe non più in attività dal '94, i Marygold hanno raggiunto una formazione stabile che gli ha permesso negli ultimi tre anni di arrivare a questo cd di debutto. Troviamo Guido Cavalleri alla voce e flauto traverso (e già questo la dice lunga sulle influenze musicali), Stefano Bigarelli alle tastiere, Massimo Basaglia alle chitarre, Marco Pasquetto detto “Jack” alla batteria, e Alberto Molesini detto “Baro” al basso, quest'ultimo con tre album a proprio nome alle spalle.

Le pistole dei Marygold quindi... ma ci saranno le cartucce giuste? Facendo le dovute proporzioni e differenze di produzione sonora, vengono alla mente i milanesi The Watch per la calda e romantica proposta a metà tra Genesis, Marillion e IQ. I Marygold, però, pur essendo molto vicini ai Genesis nelle proprie composizioni, hanno saputo miscelare sapientemente una buona dose di sound più personale e qualche venatura di sonorità propria del progressive italiano. E questo anche se il cantato è completamente in inglese come per i milanesi già citati.

Il brano dove è più evidente questa miscela di prog italiano con il romanticismo genesisiano e marillioniano è “Hara-kiri Show”, con un organo ruggente a oscurare il sound generale, una chitarra che pennella e arpeggia e un synth che con i suoi solismi fa rientrare il tutto nel new-prog. Questo è il brano migliore che farà andare in brodo di giuggiole tutti gli amanti del sound romantico.

Più calma ma con ancora il DNA di Gabriel e soci nel tessuto è “Crows On The Tree”, quieta ma di spessore nel finale. Il brano che dà il nome alla band, “Marygold”, sembra direttamente preso da “Fugazi”, a scelta tra “Incubus”, “Emerald Lies” e “She Chamaleon”, per poi ridiscendere nel regno dei Genesis... ops, pardon... dei Marygold (come ama scrivere la band sul proprio sito), con aperture strumentali di chitarra e synth dal caratteristico sound romantico.

Altra piccola perla new-prog è “Sunflowers” con il suo inizio in sordina e i favolosi crescendo progressivi ariosi e rockeggianti, con una buona chitarra hard. Chitarra, voce e flauto per la bucolica “Tania Stands”, mentre “The Wizard” è anch'essa da collocarsi nel periodo ”Fugazi” dei Marillion per i suoni di synth e l'andamento ipnotico, un luminoso esempio di new-prog di quella scuola che fa riferimento sempre ai Genesis, capisaldi e alfieri del rock romantico.

A tutta la band consigliamo di ricercare un po' più di personalità nella struttura delle composizioni, belle, ottimamente scritte, molto gradite a causa del nostro debole nei confronti di quella musica ancestrale, ma non certo originalissime in un genere ormai inflazionato, purtroppo.