Autore: KHATSATURJAN Titolo album: Aramsome Sums Nazionalità: Finlandia Etichetta: Autoproduzione Anno di pubblicazione: 2002
Voto medio: 7 |
Recensito da Daniele CutaliCupo vintageUn nome un programma. Questa band finlandese è dedicata anima e corpo, già dal monicker e dal titolo del cd autoprodotto, al compositore armeno vissuto in piena era sovietica Aram Khatchaturian. Un forte legame con la musica classica, quindi, e tutto il disco ne è pervaso. Ma anche un forte legame con la musica rock, della quale troviamo tutte le modalità che caratterizzarono il progressive sinfonico degli anni '70 che più aveva radici nel classicismo esasperato e cupo di alcuni autori classici. Suoni vintage, sixties e un tuffo nel significato più ancestrale di prog-rock: la commistione di più generi diversi tra loro con l'interpretazione in chiave rock di alcuni classici. La band nacque nel 2000 per fare un paio di concerti nei quali avrebbero infatti eseguito soltanto queste interpretazioni. Poi invece continuò sino alla registrazione di questo cd.
La line-up è di quattro elementi ed è formata da Jaakko Koikkalainen al basso e voci, Atte Kurri alla chitarra, tastiere e voci, Ilkka Piispala alla batteria e voci e Ilkka Saarikivi al violoncello e voci. Nella “summa” che dà il nome al loro disco vi sono due omaggi ben evidenti dai quali si è attinto molto nella storia del rock.
“A Night On A Bare Mountain” di Modest Mussorgskij, eseguita anche dai nostri New Trolls nel '73 e addirittura da una band death-metal sul finire degli anni '80, i Necrophagia, è suonata ad arte con un gran organo vibrante, un'ottima chitarra distorta che fa diventare ancora più dure, cupe e angoscianti le aperture sinfoniche del compositore russo. L'altro omaggio è “A March To The Scaffold” di Hektor Berlioz, eseguita a suo tempo anche dagli Sky di Francis Monkman, fondatore dei Curved Air. Anche qui un prepotente organo vintage, una chitarra ronzante e una ritmica corposa ci rammenta atmosfere degne delle prime escursioni di Nice ed ELP, senza però riproporre la tronfia pomposità tastieristica dei secondi ma anzi avvicinandosi quasi al sound “scarno” e affascinante dei Quatermass.
“Of Her As Light” è una canzone pregna di coralità sixties dagli impasti allegri, con un pianoforte squillante in primo piano e qualcosa che ricorda nelle strofe “Golf Girl” dei Caravan. Stesso discorso per “The Ultimate Nocturnal Transmissions” ma con un tempo più accelerato, inserti sinfonici e una chitarra che richiama a volte il sound violineggiante di Brian May (!). Atmosfere cupe e dark con una voce angosciante e filtrata sul finire dei quasi otto minuti di durata.
“Cover Up The Overcup” è un brano strumentale, un divertissment che sembra uscito direttamente da un disco dei Focus per la sua composizione balzellante, allegra e con il gradevole sapore vintage dell'organo che permea tutta la canzone. Sicuramente il pezzo più progressive nel vero senso del termine. Altro divertissment quasi da musical è “A Ballad Of A Defector”, simpatica con i suoi coretti che seguono il cambio di tempo rallentando e accelerando.
“Astral Cycles In Motiongrace” è una mini-suite di nove minuti e mezzo divisa in quattro sottocapitoli. Atmosfere malinconiche create da pianoforte, chitarra e tastiere si alternano ai cori che aprono su uno splendido assolo di chitarra. Questa è la perla del disco per la sua varietà compositiva.
Tra afflati canterburyani, fughe jazzy e sapori di fine sixties post-psichedelici, i Khatsaturjan hanno dimostrato di avere ottime idee compositive per i loro brani e interpretative per quanto riguarda i due classici proposti. Un buon gruppo da seguire attentamente che proviene da un paese ricco di band valide nel campo progressive. |