Autore: SIENA ROOT
Titolo album: A New Day Dawning
Nazionalità: Svezia
Etichetta: Rage Of Achilles
Anno di pubblicazione: 2004

Voto medio: 7


Recensito da Donato Zoppo

Un disco di rock epico per un grande omaggio agli anni '70

Ahh, i bei tempi del rock anni '70, quando ci si lasciava crescere barba e capelli, le zampe ad elefante dei pantaloni si allargavano sempre di più e per fare un disco ci si poteva estendere sino a quattro facciate... Gli svedesi Siena Root pensano questo da quando sono nati e il loro nuovo disco "A new day dawning" ne è l'ennesima dimostrazione.
Si tratta di un quartetto di Stoccolma, che esordì nel 2003 con un ottimo disco di sano hard rock progressivo: i SR si inseriscono nel solco inaugurato da Sir Lord Baltimore, Alamo, Captain Beyond e primi Rush, facendo la gioia di coloro il che sentono il post-1979 come horror vacui. Sam Riffer (basso e voce), KG West (chitarrra e voce), H Forsberg (batteria e percussioni), Oskar Lundstrom (organo, piano Rhodes e voce), coadiuvati dal consueto stuolo di ospiti festosi in studio.

"A new day dawning" è uscito su cd ma la sua è una perfetta struttura da doppio album in vinile: 3 pezzi per facciata, peccato che il dischetto non dia il gusto di cambiare lato al termine... Ma si sa: anche questo è "effetto nostalgia".
Certo che si tratta di un gran bel disco, intenso e passionale dall'inizio alla fine, latitante in fatto di idee nuove ma non si può chiedere altro da quattro ragazzotti barbuti che vivono a pane e Deep Purple. Per loro vale lo stesso discorso fatto con i connazionali Spiritual Beggars (o con i nostri London Underground): profonda devozione agli anni d'oro del rock, prendere o lasciare.

Feeling hendrixiano e groove fiammante, voce soul alla Paul Rodgers, sezione ritmica scatenata: i pezzi scorrono via che è un piacere, rasentando l'hard rock melodico ("Coming home"); incredibile la carica sensuale di "Just another day", Coverdale sarà devastato dall'invidia. Il gruppo pesca dal blues ("Roots", "Fever" arriva direttamente da casa Led Zeppelin), dal boogie ("Shine", le purpleiane "Little man" e "Words"), a tratti ricordano persino i primi, straordinari Foreigner ("Above the trees"). Inutile soffermarsi sull'abilità strumentale dei quattro, chiaramente a loro agio, West in primis. Non possono mancare le cavalcate dominate dal solismo elettrico, come accade in "Trippin'", degne di Mountain, Ten years After e i grandi del rock chitarristico. Ma anni '70 significa anche psichedelia e progressive ("Until time leaves us again") e India (non poteva mancare un "heavy-raga": ecco la monumentale "Rasayana"). Gran finale con il marmoreo hard rock di "Into the woods": stoner fans in delirio...

I Siena Root sono fermi agli anni '70 ma non si può non riconoscere valore ad un disco così epico e viscerale.
"A new day dawning" è un omaggio all'epoca d'oro del rock: un omaggio senza dubbio riuscito.