Autore: QUARTA VIA, LA
Titolo album: Viaggio fuori dal corpo
Nazionalità: Italia
Etichetta: EMA Records
Anno di pubblicazione: 2000

Voto medio: (7.5)

Recensito da Donato Zoppo

Poesia, rock, world music e ricerca interiore: la Quarta Via (Vers. stampabile )

Propedeutico all’ascolto di questo interessante cd è il pensiero di P. D. Ouspensky, il celebre filosofo della “Quarta Via”, il libro dal quale prende il nome il gruppo livornese. L’album nasce da un vero e proprio viaggio extracorporeo per strutturarsi come iter di elevazione spirituale. Mente e autore dei brani è il chitarrista/poeta Alessio Santacroce: con lui il tastierista Max Simoncini, il batterista/produttore Leandro Partenza e il vocalist Alessandro “Isa” Ponzuoli. Quest’ultimo era anche occasionale bassista, talvolta affiancato dalla brava Susy Barsanti, in seguito entrata a pieno titolo del gruppo.

L’anima si spoglia dal corpo e viaggia “ai confini del sogno”, osservando la confusione dell’uomo e il suo cercare certezze (il culto dell’autorità, di krishnamurtiana memoria) e speranze altrove: è l’opener “Fuori dal corpo”. Ciò accade quando non si ha conoscenza di se stessi: “Il mare di ortiche”, un brano liquido e suggestivo, come il sound della band, un hard rock visionario, tra Timoria, Litfiba e IV Luna, squadrato e potente, arricchito in modo vivace dal noto percussionista Peppe Consolmagno. Quest’ultimo - collaboratore di tanti artisti come Nanà Vasconcelos e Antonio Marangolo - è presente come ospite fisso e risulta un plus davvero eccellente.

La ricerca di correnti calde deve essere profonda, “sotterranea” ma decisa, verso una misteriosa Agartha. E là, nella lontana Shamballah, il re del Mondo vive e governa i propri emissari: “Il seme di Agarthi” è un brano intrigante, tra prog, world music e devastante hard rock. Il pensiero dell’ascoltatore corre al “Re del Mondo” di Renè Guenon: il maestro francese ci insegnò i concetti di tradizione e iniziazione e la comunanza tra religioni rivelate come dimostrazione della loro derivazione da un’unica tradizione primordiale. Tutto ebbe inizio nell’Eden (l’età dell’oro greca e la Krita Yuga indù): l’uomo viveva vicino al piano spirituale dell’esistenza; fu là che Eva cedette al “Primo peccato”: il brano – esplicitamente dedicato al sesso – è un’ipnotica rock/wave.

La materialità dell’esistenza umana ebbe inizio proprio allora, anche il senso della religione, il ri-collegarsi alla nostra origine divina. Come fa Erba Dolce, il giovane sciamano Cheyenne che riflette sulla condanna della sua gente: “Lo spirito di Erba Dolce” è un brano di rock duro e doloroso, concluso con un evocativo rituale pellerossa. Ma com’è difficile affrancarsi dalla materialità della nostra esistenza! Sembra essere questo il senso de “L’esilio”, dedicata al Dalai Lama e al popolo tibetano: la forza spirituale e “l’abbandono dell’ego” in uno dei brani più meditativi e affascinanti del disco, dominato dal bravo vocalist e dal solito Consolmagno.

Dalla dimensione terrena a quella cosmica: e se fosse vera l’origine extraterrestre dell’uomo, come spesso sostenuto da autorevoli studiosi? Se i nostri creatori tornassero all’improvviso sulla Terra? E’ il tema di “Quasar”: uno space rock ruvido, con spunti elettronici e creativi. Un segnale alieno ci riporta alla convinzione del contatto di civiltà elette con gli alieni: pensiamo ai Maya e al loro volo. “Il volo Maya” è un altro episodio di connessione world-rock, un brano visionario: non fatichiamo ad immaginarci in volo, novelli Icari con ali di cera fin troppo labili, i nostri bisogni quotidiani. “Il richiamo dei rumori” analizza proprio quest’umanissimo dissidio: l’elevazione interiore e le esigenze terrene, gli spazi aperti, verdi e ariosi, il grigiore e il caos delle città. Una malinconica e intensa ballata rock.

Solo la conoscenza di sé aiuta ad affrontare le proprie paure: esse si presentano all’uomo ma solo il saggio, uscito dal proprio ego, non le considera problemi. E’ “Paure”, il brano finale, debitore dei Litfiba ma anche dei Rush ottantiani. Un interessante finale.

“Viaggio fuori dal corpo” è un lavoro d’esordio coraggioso e già maturo, da rivalutare. Dopo la pubblicazione del disco il chitarrista Santacroce pubblicherà un libro e la band bisserà con “Il suono delle ombre”. Ancora una volta un gruppo decide di affrontare un tema “difficile” come la ricerca interiore: bravi.


Per ulteriori dettagli:
http://www.laquartavia.com - Sito LQV


I nostri voti:
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Donato Zoppo: (7)
pas scarpato: (8)
MEDIA: (7.5)



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