Recensito da Donato ZoppoAntologia 74-84 per la storica band romana (Vers. stampabile )Finirà mai di stupirci il progressivo italiano? Crediamo proprio di no, probabilmente perché gli anni ’70 furono davvero un momento particolare, in cui si respirava e viveva creatività. Quanti gruppi e artisti minori sono arrivati, nel corso degli ultimi anni, all’attenzione della critica: riscoperte, tardivi pentimenti, valorizzazioni ma anche solenni bocciature e ragionevoli ridimensionamenti. In fin dei conti la bellezza di quegli anni sta anche in questo: molte opere si erano ingigantite e il tempo le ha collocate nella giusta dimensione, altre invece erano passate inosservate e meritavano davvero un’adeguata “ricompensa”.
E’ il caso dei romani Stradaperta, un’esperienza di spicco in quella scena capitolina che, guidata dal Banco, annoverava nomi “minori” di immenso interesse: citiamo Reale Accademia Di Musica, Raccomandata e Samadhi, i Semiramis. Gli Stradaperta si collocavano nel versante più legato al folk rock d’oltreoceano e all’esperienza del nostro Albero Motore in particolare. I musicisti romani nel 2002 hanno pubblicato un’interessante antologia che seleziona il meglio dei loro brani. E’ un bel disco, presentato nel 2002, in occasione del trentennale del Festival di Villa Pamphilii 1972.
Il gruppo nacque nel 1974 e avviò la propria gavetta al celebre Folk Studio. Fu poi la volta dei festival: Villa Borghese e Pamphilii nel 1974, il supporto ai Van Der Graaf nel 1975, il concerto per i Radicali nel 1976. Dal vivo la band seppe dare il meglio: Renato Bartolini voce e chitarre, Rodolfo Lamorgese chitarra e armonica, Claudio Prosperini chitarre, Marco Vannozzi al basso e Marco Valentini ai fiati.
Nel 1975 un fatidico incontro: Antonello Venditti. Iniziarono le prime collaborazioni, il cantautore li presentò alla IT di Micocci, nel 1977 la band suonò nel bel “Sotto il segno dei pesci”, seguito da una lunghissima tournèe. Nel 1979 arrivò il primo album, “Maida vale”. Un gran disco, con la magistrale presenza di Carlo Siliotto, violinista del Canzoniere Del Lazio, Danilo Rea al piano, Agostino Marangolo alla batteria e il vibrafonista Carlo Pizzale.
La raccolta presenta i migliori brani di quel long-playing: “La luna di febbraio”, l’ariosa title-track, la malinconica “Karen”. Erano pezzi molto godibili, impegnati (testi di Gianni Dearca) ma lontani dal più cerebrale rock sinfonico: un country rock melodico ma molto raffinato, arricchito da fiati e percussioni, incalzanti soli di chitarra, spunti fusion (la strepitosa “Adesso ho te”) e intensi momenti folk di violino e mandolino (“Strada principale”).
Tra Jackson Browne, CSNY e una ricerca melodica tutta italiana, i brani scorrono ancora con piacere, merito anche dell’opera di digitalizzazione dei nastri da parte di Bartolini. Ricordiamo che nello stesso periodo gli Stradaperta parteciparono alle sessions di “Ondina”, il bell’album solista di Siliotto.
Dopo il primo album, finito il decennio settantiano e in pieno “riflusso”, la band proseguì il proprio sodalizio con Venditti. Nel 1983 pubblicò il secondo lp, ancora con la IT: “Figli dei figli della guerra”. Un disco più diretto, purtroppo privo di tante particolarità del primo. Parteciparono anche Tony Tartarini (ex Cherry Five) e due grandi nomi come Sandro Centofanti e Bruno Bergonzi: il risultato è un malinconico pop-rock metropolitano, quello di “Laura” e “Tobruk”, della poetica title-track.
Dopo un tour estero con Venditti e il concertone per lo scudetto della Roma, nel maggio del 1984 la band si sciolse, dopo dieci anni di ininterrotta e impeccabile attività. I suoi membri rimasero in contatto e quindici anni dopo il gruppo si rimetterà in piedi per la digitalizzazione e masterizzazione dei nastri.
Il dischetto alla nostra attenzione contiene anche degli interessanti inediti. Due brani sono dal vivo e destano in modo particolare la nostra attenzione. Evoca atmosfere californiane “L’altro uomo”, uno splendido pezzo dal famoso concerto per il Partito Radicale del 1976. Ancora dal vivo (1975), un’ipnotica coda strumentale che spazia da Oriente a Occidente.
Altri tre pezzi del 1976 sono cristallini e puliti: “Quattro chitarre”, con il bravo vocalist Peter Deno (già con Schipa in “Orfeo 9”), “Verità & Falsità” e “Non è più tempo”. Ci sono anche brani del biennio 82/83: la disincantata “Italian Zoo”, un funky-pop con echi della PFM ottantiana, la rockeggiante “Eva”.
Un’antologia davvero interessante e molto opportuna. La consigliamo a chi non conosce la band, una realtà di confine che sarebbe un peccato lasciare nel dimenticatoio.
Bentornati Stradaperta.
|