Recensito da Donato ZoppoGroove ed energia: un grande live album (Vers. stampabile )Con la fine degli anni ’70 molti pregi della musica rock sono definitivamente scomparsi. Una gran cosa di quell’epoca, oggi rarissima, se non addirittura estintasi tragicamente, era il senso della musica dal vivo, la partecipazione, la passione, derivanti probabilmente dalla concezione del gruppo come famiglia e come esperienza di vita.
E’ difficile trovare degli ottimi live album. Un ottimo disco dal vivo ascoltato negli ultimi anni è stato “Live at the Orion” dei Djam Karet, ultimamente il live giapponese della PFM, una live band di grande talento sono i Phish, ma si tratta di casi eccezionali.
Una bella scoperta sono stati gli Screaming Headless Torsos di Dave “Fuze” Fiuczynski, chitarrista americano tra i più in gamba degli ultimi anni. Fuze, che è anche insegnante alla Berkeley, dopo il suo eccitante debut album “Lunar crush”, con gli SHT dà alle stampe un ottimo lp omonimo (da poco ristampato) ed il live album alla nostra attenzione. Il signor Fuze alle chitarre, l’ottimo vocalist Dean Bowman, al basso Fima Ephron e la coppia di batteristi/percussionisti Daniel Sadownick e Gene Lake. I cinque infiammano la newyorkese Knitting Factory una notte di settembre del 1996.
La miscela del quintetto è formidabile e sprizza energia da tutti i pori: un potente funky/hard rock con chitarre roventi, frequenti svisate jazz, un comparto ritmico scoppiettante e l’incontenibile Bowman al canto, una via di mezzo tra Jimi Hendrix, Doug Pinnick dei King’s X e il nostro, indimenticato Demetrio Stratos. E' un sound che ricorda i leggendari Mother's Finest ma anche i black rockers Living Colour.
E’ così per “Just for now”, debordante opener. “Word to herb” e “Hope” proseguono in questo funk hard jazzato, con Fuze sugli scudi e tutta la band partecipe alla costruzione di un granitico edificio sonoro. Bowman è uno dei migliori cantanti in giro, con un vocalist del genere si può fare qualsiasi cosa. “Vinnie” è un funk rappeggiante con tante contaminazioni, “Darryl Dawkins’ sound of love” si propone lenta e nera, la lunga “Kermes macabre” assume le sembianze di una jam, con un eccellente lavoro ritmico.
La band si diverte anche a stravolgere brani famosi, ad esempio dal leggendario “Jack Johnson” davisiano estrae un tema terremotante; “Jazz is the teacher” (del bluesman James “Blood” Ulmer) è un funk incendiario, come avrebbero dovuto essere i Living Colour se non si fossero sciolti (ma si sono da poco ricostituiti…) o i Red Hot Chili Peppers senza smanie commerciali. Con “Blue in the green” (Bill Evans) c’è un momento di calma, ai limiti del dub, con effetti ipnotici ed una vaga atmosfera esotica. Un grande Bowman si candida a Stratos nero; Fuze nuota calmo in un oceano di wah-wah.
L’album è concluso con una magistrale cover della beatlesiana “Dig a pony” (da “Let it be”), stravolta e rinvigorita dal consueto groove della band.
Ecco come dovrebbe essere il perfetto live album: coinvolgente, caldo, scoppiettante. Questo lo è.
p.s. tra ottobre e novembre faranno 4 date in Italia...
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