Recensito da Donato ZoppoRiesumato uno storico album del new prog italiano (Vers. stampabile )Diverse le bands di cui parlo sempre con estremo piacere, tra queste spicca il sestetto catanese dei Malibran, autentica istituzione del prog italiano degli anni 80/90 che ancora oggi continua la sua avventura con lusinghiero successo.
Dopo l'ultima e felice fatica di "Oltre l'ignoto" e "A live show", i Malibran tornano con la ristampa dell'ormai leggendario album d'esordio "The Wood of Tales", risalente al 1989: a dire il vero era già stata la brasiliana Rock Symphony a ristampare su cd quel lavoro, uscito esclusivamente su vinile, la Mellow provvede al ripescaggio di tre brani inediti che faranno felice ogni ammiratore del gruppo di Giuseppe Scaravilli.
I brani di "The Wood" erano all'epoca tra le maggiori composizioni dell'asfittico prog italiano, la band era molto quotata tra colleghi del calibro di Ezra Winston, Notturno Concertante, Nuova Era o Leviathan, con i quali spesso e volentieri condivideva il palco: conosciamo tutti lo stato del progressive degli anni '80 e sappiamo quanto importante fu il tentativo dei gruppi di quel periodo, quello di riportare in auge un suono che il tempo, le mode, la mentalità avevano seppellito senza tante cerimonie e che gli inglesi al seguito di Marillion ed IQ avevano condotto verso controverse mete.
"Malibran", "The Wood of Tales", "Sarabanda", "Pyramid's Street" e "Prelude" ancora oggi (naturalmente con le dovute riserve) conservano un fascino sottile e magnetico, come suggestiva è la storia alle loro spalle, quella di sacrifici e passione premiati con l'incisione del sospirato lp.
Il sound della band sicula era così, passionale e drammatico, caldo e teatrale, tra i Jethro Tull (amore dichiarato e mai nascosto) e i Genesis, l'hard rock, il folk ed il new prog allora imperante, con i suoi intrecci di chitarre, tastiere e flauto, le atmosfere sognanti e fiabesche, l'intensità ed il vigore "rockeggiante" che era in fondo la marcia in più che li caratterizzava, soprattutto on stage, dove non si sono mai risparmiati. Certo i Malibran sono cresciuti, l'ultimo lavoro in studio ne è prova tangibile, qui si era agli inizi ma era già chiara la caratura ed il talento dei sei, formazione tra l'altro particolarmente stabile ancora oggi.
I tre brani bonus qui presenti sono un pelo sotto i precedenti ma non malvagi, in particolar modo l'impetuosa e trascinante "Trequanda", con un bel flauto ed un dirompente drum solo del bravo Alessio Scaravilli. "Song for Lisa" evidenzia il classico sound sinfonico e romantico della band, con le chitarre ed il flauto a sottolineare l'atmosfera sognante e fiabesca. Stesso discorso per "Mystery", più ipnotica ed oscura, con venature folk, inserti di sax ed aperture ariose ed intense dal sapore paleocrimsoniano.
Tributate il giusto omaggio ad una band coerente e coraggiosa, avete l'occasione di farlo.
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