Recensito da Donato Zoppo (Vers. stampabile )Ritornano i gloriosi Malibran: abbiamo dovuto attendere relativamente poco per il successore di “La città sul lago”, lp del decennale, uscito sempre per la Mellow nel 1999. Il sestetto di Giuseppe Scaravilli è giunto al quarto album, lavoro "definitivo" della band catanese, concepito ed eseguito in un periodo di grandi soddisfazioni e dunque dalla gestazione più serena.
Un concept dedicato al viaggio e alla scoperta di terre nuove, otto brani ed un accattivante artwork, biglietto da visita più che promettente: la band stupisce ancora, senza cambiamenti drastici ma dimostrando di avere ormai creato un proprio “trademark” che si evolve e si perfeziona di album in album, dote appartenente solo ai grandi artisti. Dall'hard progressivo e "tulliano" degli esordi la band si è via via "sgrassata" da ingenuità ed imperfezioni per arrivare ad un lavoro sinceramente toccante. Senza mezzi termini è uno dei migliori da me ascoltati nell'ultimo triennio.
Si è parlato molto di una raggiunta maturità: certo, io però preferisco porre l'accento sulla completezza che "Oltre l'ignoto" possiede. La prova è l'apertura dell'album, "Si dirà di me", un brano in cui i Malibran esplorano territori a loro inconsueti tra bizzarre ed ipnotiche variazioni, loops elettronici ed inserti fiatistici che richiamano i migliori Osanna. Oltre a questo c'è da dire che la voce di Giuseppe Scaravilli (sulla quale ebbi qualche riserva) è adatta ad un contesto del genere in quanto evocativa ed espressiva; l'altro membro distintivo, il fiatista Giancarlo Cutuli, come al solito eccezionale sebbene meno presente. E non è da meno il resto della band, stavolta protagonista grazie alla dimensione più "collettiva" del lavoro: sezione ritmica come al solito precisa e sopra le righe all'occorrenza, parlo dei sempre bravi Angelo Messina e Alessio Scaravilli, senza dimenticare il ruolo importante rivestito dalle eleganti tastiere di Benny Torrisi. La sezione-chitarre di Scaravilli e del focoso Jerry Litrico è meno aggressiva ma capace di costruire architetture sonore di grande maestosità. Una composizione che da sola vale l'acquisto del cd!
Ma il livello non si abbassa affatto dopo la meraviglia iniziale, anzi la title-track conferma la via intrapresa, ariosa e dall'andamento epico e solenne, anch'essa "nuova" per il sestetto catanese: un brano dalla lunga durata che scorre con inusuale leggiadria, con un bel cantato (è la prima volta per i nostri un intero lavoro in italiano), momenti letteralmente sontuosi ed un'attenzione quasi maniacale per le sfumature ed i particolari di flauto e tastiere.
I successivi brani sono piccole perle come "L'incontro", delicato pastello acustico sognante, dalle impercettibili venature psichedeliche, o suggestivi tasselli di creatività, vedi "Cerchio mobile", dall'andatura malinconica e languida, con felicissimi inserti di tastiere ed un mirabile lavoro di chitarre e di flauto nel finale. Impossibile resistere alla suggestione ed al mistero emanato dalla coppia "La via d'acqua" e "Verso sud": eseguite dal solo Scaravilli, sono brevi ballate dall'atmosfera magica che solo il termine "arte" può definire. "Mare calmo" è invece uno strumentale pinkfloydiano che trattiene la precedente magia e la rilascia con un'eleganza ed un languore sorprendenti. Veleggiamo così verso "In viaggio", capace di tendere la mano allo splendido brano d'apertura cambiando nettamente registro: un quarto d'ora di tensione, drammatico, con squarci sinfonici ed atmosfere al limite di certo prog metal. Qui la band si produce in un'esibizione mozzafiato che si deve solo ascoltare, difficile descriverla; il finale è un epico suggello che rende conto di un fortunato e felice afflato creativo. Un'ultima annotazione sui testi, significativi ed essenziali per la comprensione dell'opera: come spesso amo sottolineare, apprezzo molto l'origine "concettuale" di un lavoro, in questo caso magistrale.
L’evoluzione dei Malibran è giunta al suo primo approdo, un porto felice dal quale credo si ripartirà per giungere a terre ancora inesplorate: per ora va premiata la costanza e la determinatezza con cui i nostri hanno reso la loro musica una delle più ricche e pregevoli degli ultimi anni. Consiglio a tutti "Oltre l'ignoto", se poi non li avete mai ascoltati questo è il momento giusto per iniziare; chi invece li avesse seguiti dagli esordi non potrà che rimanere soddisfatto e piacevolmente sorpreso.
Da parte mia una grande conferma ed un vero piacere riascoltarli. Continuate così!
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