Recensito da Donato ZoppoInteressante gioiellino folk (Vers. stampabile )Il fenomeno della new age andrebbe analizzato e riscritto con attenzione, in quanto evidente dimostrazione di come il mercato e le etichette possano costruire certe “tendenze” giocando molto sulla confusione, sulla suggestione e sull’inesperienza dell’ascoltatore.
Molti lavori etichettati come “new age” appartenevano all’area world o folk, a quella “etnica” in generale (celtica, latino americana, indiana etc.); altri all’elettronica ed altri ancora alla musica semplicemente strumentale. Molti artisti provenienti dal progressivo come Rick Wakeman, Patrick Moraz, Patrick Forgas e Cyrille Verdeaux, Gianni Nocenzi, Ciro Perrino e Tony Pagliuca hanno prodotto album “new age” ma di evidente interesse ed ispirazione, pur fuggendo dall’etichetta in questione grazie a doti compositive e indubbie qualità personali.
In Italia abbiamo avuto nomi interessanti come i Mysia, veri maestri nella fusione di prog, new age ed elettronica, Vincenzo Zitello e la sua etnica di levatura internazionale, in parte il Notturno Concertante per le amate arie celtiche o artisti meno noti come Claudio Scozzafava. Tra questi ultimi possiamo anche annoverare un misconosciuto chitarrista, Massimo Germini, autore di un bellissimo cd nel 1997.
“Fuoco” fu pubblicato dalla Futura Records and Sounds, una casa discografica legata a quella strana fauna di riviste che imperversavano nelle edicole qualche anno fa. Si tratta di un lavoro ispirato e dall’alto potenziale creativo, che di “new age” aveva solo l’etichetta: folk chitarristico di derivazione phillipsiana, romantico e struggente, vicino a certe cose di Riccardo Zappa.
Il caro Lucio Fabbri al violino, Fabio Maggioni al basso, Giancarlo Bonfà alle tastiere e Alessandro Talia alle percussioni: questo l’ensemble che supportava il chitarrista Germini nel superbo viaggio attraverso nove ritratti del fuoco, dalle “Ceneri della Fenice” passando per la poesia di un “Rogo”, “Fuochi lontani” e “Falò delle meraviglie”, con soste presso “Caronte” fino alla “Spiaggia di Sant’Elmo”.
E’ un suono lieve ma energico, con ballate dai continui e cangianti sapori mediterranei e sudamericani, ideale colonna sonora per un’intelligente “road movie”. Momenti toccanti e ricercati facevano da contraltare alla verve di episodi più immediati e diretti, in un magico equilibrio.
I toni languidi e malinconici, i passaggi meditati e quelli più frizzanti e coloriti rendevano “Fuoco” un album degno di ogni considerazione. Cercatelo.
|