Recensito da Daniele CutaliI sogni inaspettati dalla Polonia... (Vers. stampabile )Gli Osada Vida riescono a superare ancora una volta sé stessi. Da questa splendida realtà sempre a cavallo tra il classico prog rivisitato da suoni moderni e freschi, una produzione pregna di verve e un hard-rock spigoloso che si stempera talvolta con un jazz-rock di stampo Reportiano e in gradevoli passaggi di pianoforte, arriva sugli scaffali della Metal Mind questo bellissimo nuovo album della band polacca che prende il proprio monicker da uno sperduto villaggio del Benin. Il quartetto di amici formato da Łukasz Lisiak al basso e alla voce, Bartek Bereska alle chitarre, Rafał Paluszek alle tastiere, e Adam Podzimski alla batteria, con la special guest Natalia Krakowiak alla voce, lavora alacremente dal precedente concept “The Body Parts Party” (Metal Mind, 2008), album che porta loro un relativo successo e notevoli partecipazioni live, e fa di questo “Uninvited Dreams” la loro opera migliore fino ad ora.
Brani lunghi, come nella tradizione progressiva, già in apertura si resta di stucco per la bellezza della titletrack, la sua varietà e la genialità della sua struttura. Nulla di eclatante, per carità, ma è musica che colpisce. Prosegue molto bene il gruppo con “My Nightmare is Scared of Me”, mentre ha un po' di calo in “Childmare (A Goodnight Story)”, brano troppo concitato, con evidenti influenze e citazioni troppo marcate, anche se molto gradevole. Dolce e liscia come l'olio “Lack of Dreams” con gli ingressi della bella voce della Krakowiak, un incedere rilassante dopo le sventagliate di chitarra distorta iniziale. Bagarre di chitarre classiche, intrecci imprevisti, elaborati e svolazzanti, profumi di Castiglia, Catalogna e Andalusia per “Is The Devil From Spain?”, brano strumentale valido e vigoroso che non scade in mere citazioni latineggianti o peggio, latino-americane. Bravi gli Osada Vida, che proseguono il discorso e lo elettrificano all'ennesima potenza con “Is That Devil From Spain Too?”, lunga discesa in terre ancora una volta strumentali.
Chiude “Neverending Dream”, col suo incedere calmo e le tastiere che spediscono la mente ad altri tempi, Hammond pacati e non viscerali, chitarra elettrica che accompagna con la sua distorsione appena sfiorata, e che poi prende in mano la scena e la lascia di nuovo. Bel brano anche questo. Gli Osada Vida ci sanno fare e sono diversi, veramente differenti, dalla miriade di altri gruppi che ostentano il loro prog-metal. Questo non è prog-metal di qualità scadente. Anzi, non è proprio prog-metal. Plauso alla Polonia e alla sua musica. |