Autore: AA. VV.
Titolo album: Dante’s Inferno (The Divine Comedy – part I)
Nazionalità: varie
Etichetta: MUSEA
Anno di pubblicazione: 2008

Voto medio: (9.5)

Recensito da Marco Piva

(Vers. stampabile )

Nel 2003 la rivista finlandese Colossus e l’etichetta francese MUSEA hanno iniziato una lunga e proficua collaborazione pubblicando “Kalevala”, nel quale 30 band diverse hanno messo in musica il poema epico piu’ importante della storia finlandese. Ora Marco Bernard, che di Colossus e’ il direttore, ha deciso di tentare di alzare ulteriormente il livello qualitativo raggiunto con quella prima opera e mantenuto con la serie di album tributo che sono seguiti organizzando la pubblicazione di tre cofanetti nei quali band da tutto il mondo hanno messo in musica, canto per canto, nientemeno che la Divina Commedia. E naturalmente si inizia dall’Inferno. La prima menzione va all’artwork, magistrale, firmato da Davide Guidoni (che, tanto per confermare la sua poliedricita’, appare anche in due brani alla batteria). Nel bel booklet troviamo una presentazione all’opera di Dante, una al progetto discografico e poi la presentazione di tutte le band, con tutti i testi (dove necessario tradotti in inglese) di tutti i brani. Non male.

Le band coinvolte sono 34, da 4 continenti (Europa, Asia, Nord America e Sud America) e 14 nazioni. A costo di essere noioso, sento il dovere almeno di menzionare per nome tutte le band partecipanti, divise per provenienza geografica. La parte del leone la fa (come ci si puo’ aspettare) l’Italia con quattordici band, alcune storiche altre parte della nuova corrente progressive. Si tratta di Nuova Era, Greenwall, Atlantis 1001, Colossus Project, Court, Wicked Minds, Garamond, Il Castello di Atlante, Cap, Notabene, Contrappunto Project, Armalite, Corte Aulica, De Rossi & Bordini. Dalla Finlandia patria di Colossus vengono tre band: Groovector, Ozone Player, Viima. Tre band anche dai Paesi Bassi (Lady Lake, Flamborough Head e Matthijs Herder) e dalla Svezia (Brighteye Brison, Sinkadus e Simon Says). Due brani sono firmati da artisti venezuelani (Raimundo Rodulfo e Tempano), mentre e’ presente un pezzo a testa per Ungheria (Yesterdays), Russia (Little Tragedies), Francia (Nemo), Argentina (Nexus), Regno Unito (Willowglass), Giappone (Ars Nova), Cile (Entrance), Stati Uniti (Advent) e Canada (Nathan Mahl).

Come sempre nei progetti di Colossus, e’ interessante notare come le diverse band mettono in musica lo stesso argomento, a volte diviso in due canti e percio’ interpretato da due artisti, in maniere quasi sempre profondamente differenti. Sottolineo quel “quasi” perche’ in un caso in particolare (Ozone Player e Sinkadus nei canti XXI e XXII) si ha l’impressione che ci sia stata una discussione tra i compositori delle due band a monte della scrittura del pezzo. Non impossibile, ma non sappiamo se sia davvero accaduto.

In questo lunghissimo lavoro non mancano i brani che si innalzano ad un livello superiore alla media, anzi si puo’ dire che ogni pezzo potrebbe essere memorabile in un contesto diverso. Si corre quindi il rischio che, essendo la qualita’ – benche’ eccelsa – cosi’ costante, non si riesca ad identificare un momento migliore degli altri. Alcuni passaggi o pezzi, pero’, spiccano per un motivo o per un altro. Quindi, senza togliere nulla agli altri brani, andiamo a vedere da cosa la mia attenzione sia stata particolarmente catturata.

I russi Little Tragedies sono ispirati nella loro interpretazione del terzo canto, specialmente i dialoghi tra batteria e tastiere sono degni di nota. Michela Botti dei Greenwall da’ un’impressione affascinante e deliziosa delle parole di Dante nel canto V, quello ricordato per la presenza di Paolo e Francesca. I Flamborough Head riescono a suggerire solo con gli strumenti il contrasto tra le Furie e l’angelo che appaiono nel nono canto. I Colossus Project uniscono con la loro solita abilita’ il miglior prog degli anni ’70 e dei suoni chiari, netti, ben prodotti presentando benissimo una serie di personaggi interessantissimi, nel decimo canto.

Nel secondo CD, i Court uniscono in maniera inaspettata gli stili di Pain of Salvation e Jethro Tull nel raccontare l’undicesimo canto. I Wicked Minds per il canto 13 rispolverano lo stile dei Deep Purple con un brano potente e memorabile. I Brighteye Brison (canto 14) riprendono lo stile dei grandi degli anni ’70, mentre i Garamond per il canto 16 si avvicinano alla musica particolarissima e spesso con risvolti comici dei Mariposa. Il Castello di Atlante (canto 18) mescola passaggi da far accapponare la pelle con momenti leggeri in maniera perfettamente bilanciata.

Il terzo CD ha momenti esaltanti nel pezzo degli Ozone Player (canto 21), con dialoghi splendidi tra tastiere e chitarre e un’intensa partecipazione della sezione ritmica tutta italiana. I Notabene dimostrano una fortissima componente jazz nella loro interpretazione del canto 24, mentre per il canto successivo i cileni Entrance di Jaime Rosas propongono un pezzo pieno di variazioni, di cambi di tono. Andrea Cavallo (come Contrappunto Project) chiude il CD con un brano per solo piano incredibilmente atmosferico.

L’ultimo disco ha tra i suoi momenti migliori il pezzo di Raimundo Rodulfo (canto 30) in cui il poliedrico artista venezuelano si fa accompagnare da una splendida orchestra d’archi, mentre i suoi conterranei Tempano nel canto 32 propongono un pezzo cupo ma maestoso come si addice al contesto. A chiudere il tutto i Simon Says con un pezzo davvero magnifico, nel quale sono riusciti anche ad inserire il loro personaggio ricorrente – Simon – per aiutare l’ascoltatore a trovare una morale nell’opera dantesca ricollegandosi cosi’ alla loro discografia.

Moltissima carne al fuoco, ma tutta di qualita’ eccelsa. Forse il migliore tra i progetti di Colossus finora, ed e’ tutto dire.


Per ulteriori dettagli:
http://www.colossus.fi - Sito di Colossus
http://www.musearecords.com - Sito della MUSEA


I nostri voti:
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Daniele Cutali: (9)
Marco Piva: (10)
MEDIA: (9.5)



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