Recensito da Donato Zoppo (Vers. stampabile )A loro modo, con pregi e difetti, con slanci e titubanze, i TenMidnight sono un unicum in Italia. Ce ne eravamo accorti dal primo demo, dal primo album autoprodotto, e la conferma arriva con "Run", il loro esordio "ufficiale", prodotto dall'instancabile Mellow Records. Un disco fortemente sentito e voluto dalla band, che ha voluto ribadire la natura, gli obiettivi, i riferimenti e le ambizioni del progetto.
TenMidnight è un'ottima sintesi del pomp rock contemporaneo: pomposo perchè tirato a lucido, spinto a dovere, gonfiato da cori e melodie trascinanti, da tastiere e chitarre roventi, ispirato alla miglior tradizione dei vari Kansas, Styx, Saga, ma anche Rainbow, Deep Purple e Nightranger. Non è un caso che ci siano tre dediche, utili per capire dove si dirige il quintetto: "Lusitania" è un omaggio ai Kansas, "Led Ten" ai Led Zeppelin, "One more song on the raio" alle formazioni AOR, magari quelle più oscure e meno note, che nel sottobosco lottano per dare spazio e visibilità al rock maturo, adulto e melodico.
"Run" è un bel disco: ben arrangiato, gradevole e fluido, organizzato con senso compiuto. Brani come "Lusitania" e "Lonely man" percorrono sentieri già battuti ma, nell'uso dell'italiano e nell'intreccio tra suoni tipici dell'hard rock classico, ritmi meno scontati e idee provenienti dal prog (l'uso del flauto, cambi di tema e tempo, ad es. l'ottima "Run Bobby Run"), risultano personali. Ci sono scivoloni come "Charlie Brown" ma "Sfere", pur cantata in italiano, è un ottima rock-song, e ancora di più la conclusiva "Algarve", dinamica e sicura, tra Boston e Yes.
"Run" è un disco piacevole, che i fan del rock melodico e adulto apprezzeranno, anche se non presenta grossi passi in avanti rispetto alla precedente produzione. Tuttavia, è un nuovo punto di partenza per la tenace band bolognese. |