Recensito da Donato ZoppoArt-rock strumentale dal Canada, ma manca qualcosa... (Vers. stampabile )Recuperiamo un album passato un po' inosservato, un peccato perchè i Capharnaum sono probabilmente la band più anomala della scuderia Unicorn. L'etichetta canadese ci ha abituato a produzioni new prog laccate e tirate a lucido, oppure ad esplorazione jazz-fusion, mentre il quartetto di Montreal propone una possibile fusione tra l'hard-prog dei Rush di fine '70s e il post rock strumentale degli ultimi anni, attraverso un'elaborazione chitarristica alla Gottsching e Fripp.
"Le soleil est une bombe atomique" è il secondo lp della band, e segue un debutto risalente al 1999 e autoprodotto. Il lungo excursus strumentale dei Capharnaum parte da un tema esposto dai chitarristi, sviluppato fino alle estreme conseguenze, seguendo la linea dei Djam Karet. La prima sequenza di quattro brani è un autentico bombardamento, e dopo "Un dimanche soir", breve exploit alla Ashra, il disco prosegue su dinamiche più dilatate e psichedeliche, sconfinando in un prezioso art-rock in "Tunnel numero 6" e nel groove pesante di "Delirium".
Il problema di band come i Capharnaum è la fantasia: suoni curati, energia e tempismo perfetti, ma alla lunga l'ascolto stanca e risulta ripetitivo (vedi "Atomic disco"), anche a causa degli arrangiamenti sbilanciati sul versante prettamente chitarristico. Disco ispirato ma incompiuto, catturerà l'attenzione dei fans del rock strumentale, ma ai ragazzi manca quel quid che li differenzi e li renda ancora più coinvolgenti. |