Autore: SADO Titolo album: Holzwege Nazionalità: Italia Etichetta: BTF Anno di pubblicazione: 2008
Voto medio:    (8) | Recensito da Donato ZoppoHolzwege, ovvero sentieri che non portano a nessuna lichtung... (Vers. stampabile )Nell'estenuante ricerca di artisti che possano rappresentare una speranza per lo spirito progressive contemporaneo, è molto facile imbattersi nei Società Anonima Decostruzionismi Organici, meglio noti come SADO. La formazione lombarda era attesa al nastro di partenza e con "Holzwege" conferma tutto il suo talento, la creatività e la trasgressione. Paolo Baltaro, Sandro Marinoni, Gianni Opezzo e Diego Marzi erano la più recente incarnazione degli Arcansiel, nome storico per la primissima ondata del new prog italiano, ma di quell'esperienza non c'è traccia in questo album. L'altra colonna del disco è il vocalist Boris Savoldelli, autore dello splendido "Insanology", uno dei migliori album italiani del 2008.
Non è tanto nella sigla ma in quel "metajazz" della loro definizione che si coglie lo spirito del progetto: andare al di là del jazz, usandolo comunque come strumento principale, incrociato con altre aree espressive, per entrare in una dimensione di perenne "oltre". SADO vuole colpire e provocare: per farlo cavalca tra free jazz e musica colta, bordate rock, uno spirito hardcore e una buona - sana! - dose di follia, confermandosi come un buona interpretazione italiana dei vari Zorn, Brotzmann e Stauss.
Tutto è incontrollato nei SADO, dalla vocalità impazzita di Boris ai fiati di Marinoni, eppure dietro la "decostruzione" c'è studio, disciplina, sensibilità. E una grande ironia. Lo si evince chiaramente dal riarriangiamento di tre classici: "Michelle" dei Beatles, il medley dei Santana ("Tales of Kilimanjaro", "Jingo" e "Moonflower") e "One note samba" di Jobim sono l'occasione per dilatare l'atmosfera con un jazz afterhours, per elettrizzarla e folleggiare alla Mike Patton. Ma anche da "Romanza n. 1 per trombone preparato", apparentemente il pezzo più "convenzionale", con il profilo più marcatamente rock, o da "Pavento sprobabile".
Esordio con i fiocchi per una realtà jazz-core progressiva turbolenta, lungimirante e meritevole di attenzione. |