Recensito da Donato ZoppoSecondo disco per la grintosa band alessandrina (Vers. stampabile )Ma chi l'ha detto che il rock duro è privo di eclettismo? Basta ascoltare i Roccaforte, che nel loro secondo album "Per volontà del re" mostrano di saper abbracciare la vecchia scuola hard/heavy (Iron Maiden), il miglior rock italiano (dai Timoria agli Afterhours più taglienti) e l'eredità progressive dei bei vecchi tempi grazie alla presenza delle tastiere. Con tutti i limiti che un album di debutto di solito presenta (la voglia di dire tutto e subito, la tendenza a strafare, le inevitabili pecche dovute all'inesperienza), i Roccaforte hanno comunque una marcia in più: il feeling, l'affiatamento, il collante che si conquista solo sul palco, luogo ideale per la band, che si esibisce molto spesso dal vivo.
Quintetto di Alessandria già attivo negli anni '90, i Roccaforte hanno affrontato i consueti assestamenti di line-up senza perdere di vista il proprio obiettivo, quello di creare una rodata band da palco. Il cd è un concept ispirato al filo conduttore che esiste tra le guerre di ieri e di oggi, e pezzi come "Roccaforte" hanno un piglio epico, con richiami a Deep Purple e Rainbow ma anche alle nostre vecchie glorie Top Left Corner e Asgard, in particolare nella valida suite "Per volontà del re", una composizione fresca e dinamica.
Un punto debole è nel rapporto tra testi e musica, non molto fluido, come accade ad es. nelle Vibrazioni. Tuttavia la voce di Andrea Toniato è la ciliegina sulla torta per un sound di per sè potente e arioso. In generale il "tiro" dei cinque si sente, ma qua e là spuntano momenti di stanchezza e cali di ispirazione (vedi "Tempo di scappare" e "Africa"); molto piacevoli i "diversivi", come il rock di classe venato di funk di "20 mq di libertà", la riflessione malinconica di "Bambino", impreziosita dagli archi.
"Per volontà del re" è un lavoro convincente per una band preparata dal vivo: i Roccaforte portano in studio questa esperienza ma devono lavorare ancora sulla personalità, allo scopo di raggiungere una propria cifra stilistica. |