Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) Gli Odin’s Court sono un quintetto dal Maryland che con questo “Deathanity” pubblica il suo secondo lavoro discografico cinque anni dopo il debutto con “Driven by Fate”. Nella loro intensa carriera live, hanno avuto modo di aprire i concerti di band diverse quali Symphony X, Sonata Arctica (il cui vocalist Tony Kakko interviene in un pezzo), Helloween, Devin Townsend, Spock’s Beard e molti altri.
La line-up della band e’ quella tipica di un quintetto prog-rock, con un vocalist (il fondatore della band Matt Brookins, qui impegnato anche alla chitarra), una chitarra (Rick Pierpont), un basso (Craig Jackson), le tastiere (Savino Palumbo) e un batterista (John Abella). Le loro influenze spaziano dalle band piu’ note del progressive metal (Dream Theater, Pain of Salvation) agli esponenti di spicco del prog contemporaneo (Spock’s Beard, Chroma Key), dal metal (Iron Maiden, Sonata Arctica) al prog classico (Yes, ELP), con tocchi di altre band come i Queen e i Pink Floyd e qualcosa piu’ che semplice ammirazione per i grandi compositori del passato quali Beethoven, Bach e Mozart.
Da questo crogiolo di stili, gli Odin’s Court ricavano un album tematicamente e stilisticamente compatto, un disco che non e’ un concept ma e’ un collage di pezzi tutti basati sullo stesso tema – il danno che l’uomo sta facendo alla Terra – e accomunati dal fatto di portare quasi tutti dei titoli che in realta’ non significano nulla ma il cui senso e’ ben comprensibile. Ne sono esempio “Terracide”, “Volatilestial”, “Mammonific” e “Animaulic”.
In mezzo a tutto questo, una versione solo strumentale dell’Inno alla Gioia, quarto movimento della IX sinfonia di Beethoven, con un attacco smaccatamente prog e poi guidata dapprima da un eccellente Jackson al basso e poi dalle chitarre che si lasciano andare con cognizione di causa a delle lievissime variazioni che rendono il pezzo vicino al metal. Non un momento cosi’ bello da valere da solo l’acquisto del disco ma comunque un brano da ricordare.
Un disco piacevole, forse non un capolavoro di livello assoluto ma un bel lavoro prog-metal degno di essere acquistato ed ascoltato. |