Recensito da Fabiana BugnoToto Angelica: frammenti sparsi di elettronica e avanguardia (Vers. stampabile )“It’s Not My Fault”, “Non è colpa mia”: è la voce aliena di un computer Macintosh che introduce l’album e spalanca gli oltre 76 minuti di Toto Angelica. Elettronica sperimentale avanguardistica fino al midollo, in cui sax, percussioni e tastiere si intravedono a sprazzi fra campionature e distorsioni. Collage che racchiude la storia dell’etichetta Angelica dal 1991 al 2001, l’album vuole essere un omaggio ad alcuni grandi musicisti. Nel complesso mosaico sonoro si scorgono infatti, tra il lungo elenco, Shelley Hirsch, Phil Minton, Catherine Jauniaux, John Zorn, Fred Frith, Butch Morris e c’è persino un “Si” di petto di Pavarotti.
Spezzoni di voci celestiali, ansimi passionali e orgasmici, urla maschili, sussurri sporchi, donne frignone, gargarismi, elefanti, campanelli che suonano, vetri che si rompono, oche arrabbiate, scrosci d’acqua, accenni di swing, leoni di mare, rulli di tamburi, singhiozzi, soprano, upupe, iene, sentori jazz, la sensazione di rimanere risucchiati in un vortice caotico…no…no…si tratta, a ben vedere, anzi a ben sentire, di un finto caos. Libera improvvisazione, sì, ma ciò che risulta non è rumore, non è disturbo fine a se stesso, è composizione, è uso di suoni analogici e digitali intelligente e sapiente, minimale e sperimentatore senza sovraccarichi.
Esplorativo e ardito Alvin Curran lo è sempre stato. Folle, ma proprio perché folle un brivido di perversione può correre lungo la schiena e il rischio è che alla fine ci piace pure. Fuori dagli schemi, per pochi eletti.
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