Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) Eccolo, finalmente, il terzo capitolo della discografia dei Simon Says.
La band svedese, ancora una volta guidata da Stefan Renström (basso, tastiere, chitarre, alcune voci) affiancato dal fedele Daniel Fäldt alla voce e da Mattias Jarlhed (batteria) e Jonas Hallberg (chitarre elettriche) piu’ alcuni ospiti, racconta qui della rinascita di Simon, che nel ruolo di Tardigrade si trova ad essere involontario ma convincente leader di una ribellione contro una societa’ corrotta.
Lo stile dei Simon Says e’ come sempre ispirato a quello di due grandi degli anni ’70 come Genesis e Yes, ma senza allinearsi a quella grossa corrente di nostalgici che non fanno altro che cercare di incidere “l’album che i Genesis avrebbero inciso se Peter Gabriel non se ne fosse andato” (e qui cito il sito di una band recensita in passato). Senza dubbio la band svedese non avrebbe sfigurato nel periodo d’oro del prog, con un uso abbondante e sapiente di Hammond e Mellotron, ma anche oggi ha un profilo chiaro ed assolutamente individuale, che cita e ricorda il passato ma che non vive di memorie, proprie e degli appassionati che ne comprano i dischi.
Il momento piu’ alto del disco e’ senza dubbio la lunghissima (quasi 27 minuti) “Brother Where ‘You Bound?”, che pratiamente chiude il disco (e’ seguita solo dal minuto scarso di “Beautiful New Day”, un piacevole epilogo e nulla piu’). Qui tutte le qualita’ migliori di tutti i musicisti si mostrano al massimo. Ci sono splendidi assoli di tastiere varie, la parte cantata accarezza a volte lo stile di Gabriel e altre volte gli acuti di Jon Anderson, la chitarra accompagna e graffia, la batteria stende una base incomparabile...
Un album prog al 100%, pieno di momenti memorabili, suonato magistralmente da grandi musicisti; un’ottima aggiunta alla collezione di qualunque appassionato di prog. Speriamo solo che la fine della storia di Simon non sia anche la fine del progetto Simon Says, perche’ questo sarebbe davvero un grosso peccato. |