Recensito da Daniele CutaliGli Dèi tolkieniani a Torino... (Vers. stampabile )Gli Ainur. I Valar. Due sinonimi che rappresentano gli Dèi della cosmogonia inventata dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien, autore di alcuni dei capolavori della letteratura fantastica e immaginaria del XX secolo. Naturalmente parliamo de Il Signore degli Anelli, de Il Silmarillion, de Lo Hobbit e, così via, di tutto l'insieme di tomi che vanno a formare l'universo magico del professore di Oxford. Gli Ainur sono anche una giovane orchestra di Venaria Reale, paese alle porte di Torino assurto recentemente ai fasti del battage mediatico per la riapertura della famosa reggia sabauda, che ha già pubblicato un album due anni fa per Electromantic Music, “From Ancient Times”. La definizione di orchestra si adatta benissimo al gruppo torinese perchè è così da considerarsi (ed è questa la direzione intrapresa): non una semplice rock-band, anche se la componente rock c'è ed è molto forte. Come considerereste voi un ensemble di ben diciotto elementi, compresi quartetto d'archi e sezione fiati? Stavolta i ragazzi, rispetto al primo album, hanno fatto un grande salto in avanti, l'impegno c'è stato, valore e qualità del lavoro prodotto sono molto alti. Anche dal punto di vista estetico.
Il nucleo compositivo è sempre lo stesso, forte e compatto, ed è formato dai fratelli Luca e Marco Catalano, rispettivamente chitarre e batteria, e dal tastierista Gianluca Castelli. Attorno a loro ruotano validissimi musicisti e cantanti come Alessandro Armuschio (Ossi Duri), Giuseppe Ferrante, le splendide voci di Elena Richetta, Federica Guido, Massimiliano Clara, Eleonora Croce, i “lirici” Simone Del Savio e Barbara Bargnesi, e questi solo per citarne alcuni. Una menzione a parte va fatta per archi e fiati, come già scritto. Approfittando dell'uscita mondiale dell'ultimo libro postumo di Tolkien intitolato I Figli di Hùrin (Bompiani, 2007), gli Ainur proseguono l'opera cominciata con il primo album traendo ispirazione proprio da questo volume, il quale altro non è che l'espansione del racconto del Silmarillion intitolato “Tùrin Turambar”, utilizzandolo un po' come trampolino di lancio. L'intenzione degli Ainur, come dichiarato in più parti, è quella di rappresentare con la loro musica i Tempi Antichi della Terra di Mezzo spalmandola su nove album, ognuno con la propria storia da raccontare. L'iniziativa promette bene e si spera che prosegua in altrettanto modo. Per il momento siamo al secondo appuntamento di questo lodevole progetto ad ampio respiro, pubblicato e prodotto sempre con il patrocinio dell'Electromantic Music di Beppe Crovella (Arti & Mestieri).
I momenti salienti della storia di Tùrin e sua sorella Nienor sono rappresentati con dovizia di particolari, suoni e colori dagli Ainur, i quali si sono prodigati in un eccellente lavoro d'intarsio quasi da rock-opera che tanto va di moda negli ultimi anni. Tutti episodi significativi quelli movimentati e adrenalinici. Dall'opener “Morgoth's Prophecy”, un inno al prog più fantasioso, in cui viene recitata in apertura la Profezia del demone Morgoth, ricco di energia, soli di synth, chitarre e cambi di tempo, a “The Sack Of Nargothrond”, un grande Massimiliano Clara alla voce arrabbiata e “metal” che descrive la battaglia, ottimo frangente duro dell'album. E ancora “Glaurung's Death”, esercizio di stile di Luca Catalano e Gianluca Castelli che si doppiano con i loro strumenti in un bellissimo mosaico melodico, su controtempi concitati e spazi molto brevi.
Tra gli episodi meno vigorosi spiccano sicuramente le due perle da ascoltare una di seguito all'altra, “Beleg's Death” e “Turin's Madness”. Una fluente intro di pianoforte di Castelli e poi capolavori d'intrecci vocali tra la Richetta e la Guido. E quindi la bella “The Voice In The Woods”, la dolce “Mourning”, la cupa “Twice Beloved”. L'alternarsi di momenti infuocati a momenti di quiete è ormai il marchio di fabbrica degli Ainur, e nell'album “Children Of Hùrin” questi chiaroscuri sono ancora più evidenti.
Il secondo disco degli Ainur stavolta viene pubblicato in due versioni, per forte volere di Luca Catalano e del patron di Electromantic Beppe Crovella, il quale ha avuto grande fiducia nella piccola orchestra venariese. La versione in normalissimo cd e la release Deluxe cd+dvd custodita in un boxcase con libretto arricchito dalle illustrazioni dell'artista Dino Olivieri, che ormai accompagna visualmente da tempo gli Ainur. Nel dvd sono presenti alcune chicche per gli appassionati e anche per chi non conosce il gruppo torinese. Stralci di esibizioni live a Buccinasco durante il Festival “Tolkieniana”, un documentario sulle particolari rappresentazioni live degli Ainur, interviste e interventi di esperti in campo musicale e letterario, riprese durante le registrazioni in studio, extra su altri live a Torino, permettono al neofita di conoscere approfonditamente questo splendido insieme di artisti, il progetto che vogliono proporre, il tema concettuale conosciuto forse soltanto agli appassionati lettori di Tolkien. E per quest'ultimi è un'occasione per conoscere una tra le tante realtà la cui musica è devota al tripudio dell'immaginazione. Sicuramente tra le migliori realtà del panorama multimediale dedicato al mitico J.R.R. Tolkien. |