Autore: THIRD ENDING, THE
Titolo album: T3E
Nazionalità: Australia
Etichetta: ProgRock
Anno di pubblicazione: 2006

Voto medio: (7.5)

Recensito da Marco Piva

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(English version below)

L’Australia non e’ mai stata una nazione ricca di promesse per il genere progressivo, quindi questi Third Ending, che vengono nientemeno che dalla Tasmania (per chi non lo sapesse, e’ un’isola a sud-est delle coste australiane), sono ancora piu’ una sorpresa. Perche’ visto il loro stile di composizione ed esecuzione potrebbero tranquillamente essere cresciuti tra Dream Theater e Spock’s Beard, ci si puo’ facilmente immaginare qualche collaborazione con Neal Morse, una registrazione con Mike Portnoy... niente di tutto questo. I Third Ending da soli, nei tempi lasciati liberi dalle rispettive professioni, hanno scritto, registrato, disegnato l’artwork e pubblicato questo loro esordio.

Nick Storr alla voce e alle tastiere (piu’ qualche momento alla chitarra) dimostra una grande padronanza delle propie capacita’, toccando vari stili, da un pseudo-grunge al growl del metal (ma solo in pochissimi momenti), dagli acuti cristallini alla James LaBrie a una tonalita’ hard rock vagamente pomposa alla Bon Jovi passando per momenti in stile quasi operistico. Andrew Curtis alla chitarra non eccede mai, ma dimostra le sue ottime capacita’ in tutti i brani, raggiungendo il massimo livello nella strumentale “Tungsten Blues”, secondo me il miglior brano strumentale di prog-metal da quando i Dream Theater hanno pubblicato “Awake”. Cornel Ianculovici al basso fornisce una base ritmica di altissimo livello, senza imprecisioni ne’ sbavature, con pochi momenti in cui si trova protagonista che sfrutta al massimo senza mai esagerare. Andrew Knott, il batterista, nonostante il suo stile sia impeccabile va lodato soprattutto per aver disegnato il meraviglioso artwork di questo disco.

Molti Spock’s Beard nello stile di questo quartetto, soprattutto nei passaggi di tastiera, in particolare “Back Home” ricorda molto i lavori solisti di Neal Morse. Ma c’e’ molto di originale nei pezzi di questo disco, e mi si permetta di sottolineare il brano di apertura “Eleven”, toccante e trascinante, con momenti grunge e passaggi che ricordano i primi lavori ancora degli Spock’s Beard. E come non paragonare la suite finale, di una trentina di minuti, “Fingerprints” a “The Light”, nonostante ancora una volta non c’e’ nessun sospetto di copia o plagio: i Third Ending forse si sono ispirati alla band ora guidata da Nick D’Virgilio, ma hanno rielaborato i loro insegnamenti facendoli del tutto propri.
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Australia never was a nation full of promises for the prog genre, so The Third Ending – coming from nowhere less than Tasmania – are even more of a surprise. Because, from their style of composition and execution, the listener could easily guess an upbringing in the Dream Theater and Spock’s Beard environment, it is easy to picture a cooperation with Neal Morse, a recording with Mike Portnoy… nothing of this. The Third Ending, on their own, in the free time from their day jobs, wrote, recorded, created the artwork and released this debut album of theirs.

Nick Storr on vocals and keyboards (and some guitar as well) displays great abilities touching several styles, from a kind of grunge to some metal growl (only in a couple of moments), from clean high notes James LaBrie-style to vaguely pompous Bon Jovi-styled hard rock tunes through nearly opera-like moments. Andrew Curtis on guitar never goes too far but displays great skills in all the songs, reaching his best moment in the instrumental “Tungsten Blues”, in my opinion the best prog-metal instrumental piece since Dream Theater released “Awake”. Cornel Ianculovici on bass delivers an extremely high level rhythm basis with no imprecision or faults, with a few moments in which he finds himself in the spotlight that he uses in a great way without ever exaggerating. Andrew Knott, the drummer, even though his style is flawless must be complimented especially for having laid out the wonderful artwork for this album.

There’s plenty of Spock’s Beard in this quartet’s style, especially in the keyboard passages, and “Back Home” particularly reminds of Neal Morse’s solo works. But there also is plenty of originality in this album, and allow me to mention “Eleven”, the opening track, touching and enthralling, with some pseudo-grunge passages and some moments reminding – again – of the early works of Spock’s Beard. And how not to compare the final suite “Fingerprints” to “The Light”, even though once again there is no suspicion of a copy or of plagiarism: maybe The Third Ending draw their inspiration from the band presently lead by Nick D’Virgilio, but they re-elaborated their teachings making them 100% their own.


Per ulteriori dettagli:
http://www.thethirdending.com - Sito della band
http://www.progrockrecords.com - Sito della ProgRock Records

Per contatti:
info@thethirdending.com


I nostri voti:
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Donato Zoppo: (7)
Marco Piva: (8)
MEDIA: (7.5)



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