Recensito da Donato ZoppoUn gustoso e ispirato album d'esordio per il duo milanese (Vers. stampabile )Un piccolo manuale di "musica a distanza". Così potrebbe essere definito "Planet in a day", il disco d'esordio degli Alphaterra. E' uno di quei casi in cui la composizione diventa essenza, "sostanza" della proposta musicale, con un procedimento a strati che può ricordare tanto il minimalismo quanto le fasce sonore dell'elettronica tedesca, ma che in realtà prende solo in parte da questi generi e punta ad un discorso più ampio, che abbia come base dalla quale partire il jazz e l'improvvisazione.
Giorgio Gabriel (chitarrista) e Gianni Viaggi (tastierista) si conoscono dall'infanzia, ma ad un certo punto le loro strade si dividono, tuttavia resta in piedi il loro progetto musicale, che prosegue in un modo piuttosto anomalo, favorito dalla tecnologia: i brani nascono da un'idea che uno sottopone all'altro, con un botta e risposta che ogni volta aggiunge nuovi temi, spunti, abbellimenti, assoli. Un crescendo il cui termine è il pezzo completo. Il risultato sonoro di questa "corrispondenza compositiva" è una tavolozza strumentale che parte da Mike Oldfield e attraversa il jazz-rock, planando nella più dolce new age.
Varia è la miscela proposta dal duo: dalle atmosfere scozzesi di "Scottish dream" alla grazie acustica di "Sweet rain over Provence", passando per il rock romantico di "Patagonia highlands", il contemporary jazz di "Journey through lapland" e la sofisticata fusion latina di "Last brazilian day", sono costanti la bravura esecutiva, la delicatezza del tocco di Gabriel e la sontuosità leggiadra delle tastiere di Viaggi. Attraversando territori cari tanto a Pat Metheny ("Nature rises from hibernation") quanto ai Genesis (la magia di "Sacred night in Cornwall"), ai Pink Floyd e a certa fusion, gli Alphaterra amalgamano le loro influenze in un grazioso melange, nel quale la derivatività è abilmente stemperata. Unico neo il drum-programming e certe sonorità (vedi "Norwegian fiords") che purtroppo ci riportano ai momenti peggiori del new prog.
Anche se i puristi si lamenteranno per la genesi "a tavolino" dei brani, privi di un'elaborazione sudata in studio come ai "bei vecchi tempi", "Planet in a day" è un album riuscito. Lo consigliamo per la limpidezza del suono, per le piacevoli melodie e il lavoro di cesello, per l'intesa tra Gianni e Giorgio, vero punto di forza del lavoro. Un disco da gustare con calma, come il buon vino. |