Recensito da Giovanni TurcoProgressive dagli Urali (Vers. stampabile )Ad una lunga strumentale, “Moon7”, i nostri fanno aprire la loro prima opera con un brano che pare ispirarsi a Liquid Tension nei momenti più duri e tecnici, ma non mancano incursioni interessanti nel sound dei King Crimson e (udite udite) dei Malaavia nelle contaminazioni orientaleggianti. Dissonanze jazz-rock e melodie talvolta ispirate dalla scuola italica tipo P.F.M. dove il violino fa capolino.
“Endless Drama”, ispirata troppo sfacciatamente a “Tubular Bells” di Olfield condita da jungle ed elettronica in salsa prog. Inizia ad interessare al punto giusto a partire dal cantato, poi per pochi istanti pare di ascoltare i Rush dei seventies. Buoni e convincenti i cori affidati ad Alla Izverskaya, così come le sperimentazioni con loop ed effetti elettronici.
Le influenze della band canadese sopra citata sembrano proseguire in “Queer Forest” dove vengono miscelate con invenzioni chitarristiche intrecciatesi con tastiere, ricordando in alcuni punti “Test for Echo” e “Roll the Bones”. Piacevoli le incursioni nello ska.
L’intermezzo pianistico di stampo new age dal titolo “Taste a cake” dove anche il violino ha una breve collocazione convince ulteriormente quanto del disco sia Doran Usher ai tasti d’avorio.
In “Inexpressible Chagrin” coraggiose incursioni nella jungle e nell’elettronica fondono il prog e la new age con un effetto interessante di “chill out cantata”. Questo brano potrebbe essere anche buono da mandare in onda in radio. Da notare come il sax metta un po’ di colore insieme al flauto nel finale.
La seguente “Syx” sembra prendere spunto dai Kansas nell’intro ma muta la sua “pelle” ogni paio di minuti seducendo l’ascoltatore. Notevoli anche qui le influenze italiche della “Premiata” e della scuola inglese (J.Tull ed Enid in alcuni momenti). Piacevole la parentesi di samba dove il sax si ritaglia il suo spazio. Brano gustoso dalle mille sfaccettature dove vengono risaltate le potenzialità del gruppo.
In “…End” continuano le sperimentazioni coraggiose con l’elettronica della jungle che si fondono con il prog. Loop e archi pizzicati con synth che lasciano alla voce, qui così a tratti somigliante a quella di Jon Anderson, così come gli arrangiamenti così simili agli Yes più romantici. Ariose e solari le aperture nelle parti strumentali ben equilibrate con cantato evocativo e sognante. È questa la strada coraggiosa da percorrere sebbene ricalchi quella degli Ozric Tentacles, anche se la loro musica si differenzia in quanto cantata.
Il dischetto chiude con un tourbillon di emozioni racchiuse in “Marvellous Choice” tra tecnicismi alla Dream Theater e sonorità new age e poi al minuto 11.32 pare di ascoltare Emerson di “Tarkus”, mentre gli ultimi minuti sono ispirati non poco alla world music.
Conclusioni: un buon esordio per una band piena di idee da seguire con attenzione.
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