Recensito da Donato ZoppoUn bassista erotomane in compagnia di Mastelotto... (Vers. stampabile )Grande Jay Terrien. Ossessionato alla pornodiva Jenna Jameson e da tante bambole gonfiabili che porta con sè (persino in auto), il giovane bassista tira fuori un disco molto interessante, che insieme all'ultimo Hypnoise proviene dal prolifico ambiente Veneto West. Jay è infatti affiancato dall'ottimo Pat Mastelotto, che alle percussioni acustiche ed elettroniche è lo "sparring partner" del bassista. Con loro Ronan Chris Murphy, produttore intelliigente e partecipe.
Difficile credere che "All the dolls in the same place" sia il frutto dell'accoppiata basso-percussioni, tanta è la ricchezza del suono, la varietà, la versatilità. Mastelotto elabora dei ritmi ora tiratissimi ora fluidi al drumkit elettronico, Jay è un bassista alla Levin, elastico, dinamico, personale. L'impostazione di base è fusion con forti connotati crimsoniani (vedi "Emo" o la raffinata "Fastidious"), ma spesso fanno capolino pezzi con melodie più nette ("Hereiam"), guidate dal basso; in generale il risultato va ben oltre, così come i friulani Inter Nos, paladini di questo genere da lungo tempo, benchè i brani di Jay coprano un periodo di sei anni (2000-2006).
Segnaliamo il dilatato electro-funk di "Judding by the size of Carnie" e, come esempio di stile opposto, "Sittingstill", il rockaccio di "Insulin" e l'irresistibile "Consequence", con le loro armonie più californiane, rilassate e intense. Intenzioni ottime, risultato altrettanto piacevole ma l'impianto duale (e minimale) alla lunga può stancare: il limite del disco sta infatti nel non evolversi come potrebbe, nel senso che ad un certo punto si percepisce l'esigenza di qualche variazione che potrebbe arrivare dall'inserimento di nuovi strumenti. O meglio ancora di nuove idee.
Un disco molto carino, per un progetto che necessita di nuova linfa. |