Recensito da Donato ZoppoQuota 16 per l'inarrestabile Greg (Vers. stampabile )MovimentiProg ha sempre spazio per l'ottimo Greg Segal, polistrumentista americano che sforna dischi - da solo e con il suo progetto di improvvisazione Jugalbandi - con una puntualità esemplare. E' vero che i suoi lp sono sempre degni di interesse e curiosità, ma è anche vero che il suo "timbrare il cartellino" una volta all'anno può pregiudicare molti lavori, che escono come obbligo e non come reale esigenza artistica.
"A play of light and shadow" è un titolo che sintetizza bene l'intera carriera del musicista di Portland: luci e ombre, grandi scatti d'ingegno e momenti di appannamento, intuizioni geniali e stanchezza. Questo nuovo disco - il sedicesimo... - non prende le distanze dai precedenti, anzi se possibile approfondisce ancora di più la miscela art rock dell'autore.
Ispirato dalle logiche-non logiche Zen, l'album è una consueta traversata in 22 tracce (ma in 51 minuti, è un lp più conciso rispetto ai precedenti) di una vasta tavolozza prog che tocca King Crimson e Yes, Zappa e la world music fino al Rock In Opposition.
Insomma un calderone che comincia a segnare un po' il passo, anche se in 50 minuti Greg riesce sempre a dare la zampata fulminante, la svolta talentuosa, anche se stavolta i momenti deboli cominciano a prevalere. Siamo comunque nella media degli album di Greg, ovvero un prodotto interessante, curioso, destinato quasi esclusivamente agli amanti delle sonorità di frontiera. |