Recensito da Donato ZoppoSi torna a casa: che bel jazz-rock (Vers. stampabile )Che chitarrista Enrico Rosa! Lo conosciamo per il capolavoro del Campo Di Marte, nel quale sperimentò per la prima volta il suo eclettico stile, ma nel corso dei decenni il baffuto toscano ha saputo non solo maturare una formidabile tecnica, ma anche una versatilità molto rara, spaziando dal classico al blues, dalla fusion al prog. Stavolta lo vediamo in una nuova veste, come chitarrista elettrico in un quartetto jazz-fusion, senza tastiere ma in coppia con un altro valido collega, Vincenzo Bramanti, attualmente chitarrista di Mina.
L'operazione Link XII nasce nell'estate del 2005: l'intenzione è semplicemente quella di suonare, tra vecchi amici, con gioia e serenità. Sono nomi prestigiosi, forse poco appariscenti ma presenti spesso nelle discografie "che contano", come il bassista Antonello Solinas e il batterista Michele Leonardi. Esecutori di talento, che accantonano la loro personalità nella veste di session man, tornando ad esprimersi compiutamente in Link XII: è proprio questo il pregio, far comunicare i quattro partecipanti su un tessuto comune, a cavallo tra jazz, rock e blues.
"Back home" è un album fresco, vivace, pieno di brio e vitalità. Che eleganza, che classe pezzi come "Kiss my hands", "Waltzing at ease" e la magnifica "Three minutes blues". Mai fini a se stessi, mai uno sterile rincorrere scale alla velocità della luce; c'è energia, grinta, ma mai allo scopo di stupire o sbalordire. La fusion del gruppo - tra Scofield, Frisell e Metheny - si regge sui dialoghi di chitarre, spesso nervosi e incisivi, a volte dolci e fluidi, sempre incastrati con maestria, forse anche troppo, infatti al disco manca quella "rudezza" in più che l'avrebbe reso più sanguigno. Piacevoli soluzioni strumentali (l'ottimo jazz elettrico di "Sqwaqwaz"), citazioni ironiche (la "Bourèe" tulliana in "Scherzo Rosa", un episodio lasciato al solo Enrico), spinte funk (l'irresistibile "Tapum"), sconfinamenti acustici ("Dense and delightful").
La padronanza esecutiva non si discute, e proprio questo valorizza un album che, per genere e impostazione, potrebbe confondersi tra i tanti presenti in tale campo. E' proprio questo il punto di forza dei quattro, ottimi musicisti che però non vogliono dimostrare nulla, se non il piacere di suonare insieme. |