Recensito da Donato ZoppoLe traiettorie art rock della band russa (Vers. stampabile )Uscire dal conservatorio e volersi cimentare con il rock non è cosa insolita. Altrettanto naturale, per studenti muniti di preparazione e curiosità, è il voler esplorare ambiti sonori inusuali ed eccitanti. E' un po' la storia dei russi Lost World, una band di quattro giovanotti freschi di conservatorio, che nel 1996 decisero di mettere su un gruppo rock: il risultato è stato "Trajectories", pubblicato dalla Boheme nel 2001, oggi distribuito dalla RAIG.
E' un disco complesso ma affascinante, un art rock che si spinge oltre i suoi confini, per spaziare nell'area della musica colta, sia classica che contemporanea. Un violino impazzito apre il disco e detta la "traiettoria" dell'intero lp: a cavallo tra King Crimson (sia quelli del 73-74 che quelli di Belew), PFM, Magma e Djam Karet, il quartetto elabora una proposta musicale spigolosa, di non facile ascolto benchè la sua presa sia immediata, sia per le atmosfere sinistre che per i repentini ed eccellenti cambi di tempo e strumentazione. E' un sound stratificato, arrangiato con acume e intelligenza, come dimostrano anche brevi interludi (l'ottima "The two" ad esempio); moderno e intrigante l'art rock di "Sirius", contraddistinto da suoni digitali e graffianti tagli elettrici.
Caroselli strumentali sempre rapidi, essenziali e fluidi si alternano ad adagi di impianto classicheggiante, come nella strepitosa terza parte di "Trajectory", che vede un ottimo amalgama tra flauto, chitarre e synths. Il canto in russo non aiuta certo la comprensione ma dona alla musica un tocco singolare (vedi "My heart was crushed" con le sue sinuose melodie). Un difetto del disco è la freddezza, sembra distaccato, distante; anche il riferimento al modello crimsoniano spesso è marcato (vedi "The yesterday night"), eppure il gruppo russo è talmente coinvolgente nella sua simmetrica elaborazione da non poter non conquistare.
Ci perdonerete il ritardo con cui è stato recensito ma anche a tre anni di distanza "Trajectories" merita una riscoperta. |