Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) E’ il 1969; i Beatles almeno formalmente non si sono ancora sciolti, i Led Zeppelin non sono ancora davvero esplosi, i Black Sabbath non hanno ancora pubblicato il loro primo album, e intanto esordisce una band di nome High Tide con il potentissimo “Sea Shanties”, che apre con un riff da far impallidire i pronipoti Nirvana, e continuano passando di vetta in vetta, con momenti che arrivano a ricordare (anzi, a prevedere) perfino i Mötörhead.
Le linee chitarristiche di Tony Hill presentano molti punti in comune con il Jimi Hendrix di “Are You Experienced?”, sviluppate pero’ non per essere la vetta di un muro di suono, ma la base di una vera melodia, anche se a volume piuttosto alto: qualcosa che a quanto ne so faceva solamente Toni Iommi dei Black Sabbath (ovviamente piu’ tardi negli anni). Sopra a queste vanno aggiunti un violino elettrico distorto (suonato da Simon House) e la voce cupa dello stesso Hill, che a volte ricorda quella di Jim Morrison.
Dopo questo primo brano dalla potenza quasi incredibile, tocca a “Death Warmed Up”. Ancora un brano intenso, duro, un crescendo di riff in riff; a un primo ascolto sembra un’improvvisazione, ma ogni singolo passaggio e’ cosi’ preciso anche nella sua apparenza di caos che e’ palese che in realta’ il pezzo sia stato composto con cura per i dettagli.
E il tono non cambia lungo tutto il disco, un lavoro che sarebbe stato innovativo anche trent’anni dopo con uno strano titolo: le sea shanties sono infatti quelle nenie cantate dai marinai nella notte, quando la nostalgia colpisce e la lontananza da casa si fa sentire. E trovare un riferimento del genere legato ad un disco cosi’, beh, e’ quanto meno curioso.
La Eclectic nel 2006 ristampa questo album su CD con cinque bonus track (tre inediti e due versioni demo di brani contenuti nell’album) piacevoli ma che non aggiungono nulla ad un lavoro gia’ cosi’ bello. |