Autore: LITTLE TRAGEDIES
Titolo album: New Faust
Nazionalità: Russia
Etichetta: Mals
Anno di pubblicazione: 2006

Voto medio: (8)

Recensito da Marco Piva

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“New Faust” e’ il secondo disco degli interessanti Little Tragedies (originariamente Malenkie Tragediyi, stesso significato in lingua russa), con una confezione molto internazionale ma ancora molto concentrato su un contesto russo (e in quella lingua cantato).

La mente della band e’ l’ottimo tastierista Gennady Ilyin, che si occupa anche delle parti vocali ed e’ accompagnato da Alexander Malakhovski alle chitarre, Oleg Babynin al basso, Yuri Skripkin alla batteria e Alexander Bildin al sassofono.

Come compositore, Ilyin e’ palesemene influenzato soprattutto dall’ovvio Keith Emerson, ma anche dall’uso dei riff di chitarra di Ayreon e da compositori come Mussorgsky e Tchaikovsky.

L’album si apre con “Epigraph”, un brano di Bach (dalla Passione di San Matteo) eseguito da un’orchestra non menzionata nel libretto del CD con l’accompagnamento del quale Ilyin legge passaggi del poeta russo Nikolay Gumilyov sul tema dell’annientamento dell’umanita’ e sui pochi personaggi sopravvissuti. Questo prologo e’ seguito da... “Prolog”, un brano strumentale nel quale la band entra nel discorso (e non se ne andra’) e nel quale la storia – che nei brani con parti cantate sara’ sempre narrata nelle parole di Gumilyov – inizia il suo sviluppo.

Bisogna dire che i brani per sola tastiera sembrano rubati a Keith Emerson, ma tutto il resto e’ ben costruito in una cornice prog degli anni ’70 (non necessariamente solo nello stile di Emerson, Lake e Palmer) sulla quale sono innestati con maestria quei riff di chitarra quasi metal, nello stile di Ayreon, per dare ai brani un impatto piu’ contemporane, tra ballate e passaggi pesanti che non avrebbero sfigurato in “Tarkus”. Nei momenti piu’ leggeri, invece, il fuoco sembra spostarsi da Emerson, Lake e Palmer agli Yes del periodo di “Close to the Edge”, per tornare comunque presto allo stile del buon vecchio Emo.

Di sicuro si tratta di un album molto buono, registrato e prodotto molto bene, che tocca cosi’ tanti aspetti della musica composta negli ultimi trent’anni (e piu’) che non e’ per nulla facile inserirla in alcun genere – a parte le parti di tastiera alla Emerson naturalmente. E’ un bell’album da ascoltare, tutti gli appassionati del prog dovrebbero provarlo.


Per ulteriori dettagli:
http://www.littletragedies.com

Per contatti:
info@littletragedies.com


I nostri voti:
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Marco Piva: (8)
MEDIA: (8)



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