Autore: PERIFERIA DEL MONDO
Titolo album: Periferia Del Mondo
Nazionalità: Italia
Etichetta: Electromantic Music
Anno di pubblicazione: 2006

Voto medio: (7.75)

Recensito da Daniele Cutali

Il grande rock di Periferia... (Vers. stampabile )

La Periferia del Mondo ricomincia da zero. Intendiamoci, questo album omonimo è in ordine di tempo il terzo pubblicato dalla band romana, dopo l'esordio di “In Ogni Luogo, In Ogni Tempo” del 2000 e l'eccellente seguito del 2002 “Un Milione Di Voci”. Però dal punto di vista delle intenzioni, idee, profondo impegno, spettro sonoro, voglia di rinnovarsi e cambio di etichetta questo è in pratica un nuovo inizio dopo aver fatto tesoro delle passate esperienze e averne carpito il meglio.

Non cambia però la line-up che ruota sempre attorno ad Alessandro Papotto (fiatista del Banco del Mutuo Soccorso da un po' di anni a questa parte) alla voce, fiati, pianoforte, percussioni, e a Max Giovanni Tommasi alle chitarre. Ritroviamo Tony Zito alla batteria (già con Papotto agli inizi nel Nodo Gordiano), Claudio Braico al basso e Bruno Vegliante al pianoforte e tastiere. La classe, l'ispirazione, la tecnica mai fine a sé stessa e il calore della band romana sono rimaste intatte anche loro, per fortuna. Ecco che dopo l'esperienza con la defunta Akarma e dopo svariati contatti con Beppe Crovella degli Arti & Mestieri e titolare dell'Electromantic Music, la Periferia del Mondo pubblica per l'etichetta indipendente torinese l'album che contrassegna il loro apice artistico.

Il package è accattivante e il booklet presenta un look fotografico moderno e dal tratto visionario che alimenta l'immaginazione. Si parte con il brano titletrack omonimo, già presentato in anteprima dal vivo al Gouveia Art Rock Festival 2004. Sonorità ruvida, con un riff quadrato, ben definito e un'amalgama sanguigno stanno lì a indicarci che la strada maestra e le radici della Periferia del Mondo sono da ricercarsi nel rock puro, quello legato strettamente al progressive italiano degli anni '70 che sfiora l'hard rock (Biglietto Per L'Inferno, Teoremi, Atlantide). Nel frattempo tutto si trasforma partendo per la tangente con lunghe fughe di flauto e sax, rendendo la miscela più jazzy e adatta ai territori sonori già esplorati dalla band. Papotto ci sa fare e si sente, ma anche con la voce non è niente male mostrando sicurezza e un bel timbro. La sezione ritmica di Zito e Braico è affiatata e Vegliante alle tastiere è incisivo.

Puro sound anni '70 e ancora discese nell'hard-rock per “Oceani”, in cui troviamo sfumature psichedeliche e un grande assolo di chitarra, mentre in “Suite Mediterranea”, suddivisa in tre sottocapitoli, la band unisce le classiche sonorità progressive costruite su synth e chitarra con un riff orientaleggiante e le declamazioni di Papotto in greco in apertura, mentre fino alla fine il brano è strumentale. La band riesce anche a comporre, e bene, semplici canzoni senza scendere per forza nel campo della cervelloticità. E' il caso della melodica “Chiaroscuro” e della bella “Come Un Gabbiano”, una malinconica discesa in aperture di chitarre echeggianti e riverberanti accompagnate da dolci arpeggi e una tromba mentre l'Hammond vagheggia. La band visita perciò anche in modo eccellente la forma-canzone senza scadere nelle banalità odierne.

Ancora un'esplorazione nella psichedelia di stampo floydiano e un po' lisergico con “Alghe”, voce filtrata ed effettistica varia, e nell'hard-rock graffiante per “Synaesthesia”, la quale affonda i suoi affilati denti addirittura nei Deep Purple del '70-'72 (periodo “In Rock”, “Fireball”, “Machine Head”). Grande e vibrante brano quest'ultimo, in cui Papotto canta in inglese con grinta su stacchi di Hammond tipicamente Lordiani e sui ripetuti riffoni di Tommasi in Blackmore-style, anch'essi con qualche nuances psych. Bravi. Delicati arpeggi, soffice cantato e melodia italiana per “Angeli Infranti”, un'altra bella canzone con un assolo di sax strappacuore, e chiudono l'album le due bonus track strumentali “Cartolina Per Il Giappone” e “Piove Sul Mare”. Per pianoforte, clarinetto e sax il primo, malinconico nella sua essenza dove Papotto intreccia con maestria i suoi fiati, jazzato da club notturno fumoso di una Parigi anni '30 il secondo, in cui è ancora il bravo fiatista a farla da padrone, mentre Zito accarezza il rullante con le sue spazzole soffuse.

La Periferia del Mondo è una delle band più complete dal punto di vista del songwriting e delle idee, e va a chiudere un'ideale cerchio sonoro progressivo già aperto con La Maschera di Cera e i Finisterre di Zuffanti, molte linee e riferimenti tra queste band convergono. Il loro miglior lavoro.


Per ulteriori dettagli:
http://www.periferiadelmondo.it - Sito della band
http://www.electromantic.com - Sito dell'etichetta discografica

Per contatti:
band@periferiadelmondo.it - E-mail per contatti


I nostri voti:
(clicca sul nome di un recensore per visualizzarne il profilo)
Daniele Cutali: (8)
Donato Zoppo: (8)
Paolo Carnelli: (7)
Matteo Strada: (8)
MEDIA: (7.75)



Torna alla pagina precedente

Parte delle immagini contenute in queste pagine è stata reperita in altri siti internet, cercando di non ledere in alcun modo eventuali diritti di copyright; in caso contrario, provvederemo a rimuovere tali immagini su segnalazione delle persone interessate. Tutti i testi sono da considerarsi proprietà di MovimentiPROG, salvo dove diversamente specificato.
webmaster: Matteo D'Agord (con la collaborazione di Emanuele Kraushaar e Luca Abete)
Per contatti: staff@movimentiprog.net

Web site powered by PostNuke ADODB database libraryPHP Language