Recensito da Luca Abete (Vers. stampabile )Uscito pressochè in contemporanea con l'abum degli OSI, questo Blood of the Snake fa perdere a Sherinian il derby tra ex tastieristi dei Dream Theater.
Non che ci si trovi di fronte ad un album pessimo, ma bisogna ammettere che dopo ben cinque album solisti, la formula magica di Sherinian sta in po' perdendo di mordente. Siamo di fronte agli ingredienti di sempre, grandi solos, tanti omaggi al prog che fu, ospiti speciali dai nomi importanti.
Ecco quindi che a far compagnia allo scapestrato tastierista (ri)compaiono John Petrucci, Simon Phillips, Yngwie Malmsteen e Zakk Wylde, tutti autori di una prova individuale superlativa, ma che forse stenta ad amalgamarsi con il resto.
L'iniziale Czar of Steel riassume un po' le velleità di un album che rischia di rimanere impantanato in un hard prog un po' troppo canonico, e quindi sono ben graditi i passaggi più soft jazz di On the Moon o la sperimentale Prelude to Battle. Per il resto si naviga dall'enfasi barocca di Viking Massacre (e ora indovinate chi suona la chitarra in questo pezzo) ai richiami doom di una Man With No Name che, complice una prestazione ottima di Wylde, strizza l'occhio all'audienc contemporanea regalando un brano sospeso tra i Sabbath d'oro e le ultime grandi prove dei Black Label Society.
A chiudere il tutto un'inutile cover di In the Summertime, con alla voce Billy Idol.
Se siete fan di Sherinian o se siete dei maniaci della tecnica fine a se stessa, quest'album vi piacerà, ma sono convinto che al resto del mondo l'autocelebrazionismo di un ex ragazzo prodigio, per quanto ironico ed intelligente, può interessare fino ad un certo punto. |