Recensito da Donato ZoppoI Malibran rivisitano i loro classici (Vers. stampabile )La storia dei Malibran degli ultimi 6 anni ha avuto una svolta importante: la formazione, in origine un sestetto, ha perso flauto e tastiere. Una perdita che avrebbe potuto portare alla morte della band, invece Giuseppe Scaravilli ha tenuto duro e ha voluto fortemente proseguire nell'avventura. Certo la produzione in studio si è decisamente rarefatta, la band non pubblica nulla dal 2001, se non live-album e vecchi inediti. Non fa eccezione a questa tendenza anche "Tracce", cd autoprodotto da Scaravilli nel quale la band - oggi un quartetto basilare con due chitarre, basso, batteria e uno sporadico flauto - ritorna faccia a faccia con il suo passato, e non dal vivo.
L'album contiene infatti alcuni rifacimenti di brani storici - come fatto da Banco, Orme e Osanna nell'ultimo decennio - spaziando così dal primo, mitico "The wood of tales" escludendo ll'ultimo "Oltre l'ignoto". Riascoltare a distanza di una quindicina d'anni pezzi come "Malibran" (con tanto di spazio di citazioni tulliane al flauto), "Pyramid's Street" e "Prelude" fa un certo effetto, non solo per la nostalgia ma soprattutto perchè la band siciliana ha cambiato pelle senza rinnegare alcunchè. Due chitarre rendono il sound più deciso, incisivo, rockeggiante, hard a tratti il flauto è un forte legame con il passato. Manca però l'ingenuo ardore degli inizi, cosa che peraltro nessuna vecchia new prog band, dal Notturno Concertante ai Finisterre, possiede più.
I Malibran toccano anche il repertorio di "Le porte del silenzio" (93) e "La città sul lago" (99), confermando una certa asperità dei suoni; c'è spazio anche per le cover, con un accenno da "The musical box", un altro da "The fountain of Salmacis" e una gioiosa "Canto di primavera" (eseguita in solitudine da Scaravilli), un omaggio al Banco che dovrebbe apparire su un tributo ancora inedito.
Abbiamo concluso le ultime recensioni dei Malibran con un accorato invito: un nuovo lp in studio. Lo facciamo anche questa volta, segnalando però questo cd a chi non ha mai ascoltato nulla della band: potrebbe essere un buon inizio, un passato glorioso rivisto agli occhi del presente. |