Recensito da Donato ZoppoL'epopea psichedelica del trio veneto (Vers. stampabile )Colonna sonora di un flusso di coscienza, elegia di una Venezia allucinata e di un uomo in fuga, "St. Valentine's Porno Bar" è il grande ritorno degli Hypnoise. Avevamo lasciato il trio veneziano ad un disco d'esordio di heavy rock crimsoniano, buono ma non ancora convincente: dopo 5 anni Hypnoise torna con un album che si candida a uscita top del 2006. Per la band è un'ulteriore soddisfazione poichè il disco esce con la neonata Veneto West dell'ottimo Ronan Chris Murphy: il tocco del produttore si sente poichè l'album gode di un respiro internazionale, più del primo.
Al "Porno Bar" scorrono sequenze di immagini, visioni estatiche e incubi maledetti, con un saliscendi di contrasti, di luci e ombre davvero eccellente. Il trio si assesta su una particolare miscela hard-prog-psichedelica, un possente flusso sonoro che fa letteralmente impallidire il "raptus" sixties degli ultimi Julie's Haircut, meno bizzarro dei Darxtar, più occidentale degli Giobia. A partire dal "Prologue" fino a "The ocean" l'album è un'irresistibile tuffo nell'analogico, un calore che contrasta con i luoghi delle registrazioni, una seicentesca villa veneta. Si tratta di un concept album incentrato sulla figura di Cesare, in fuga da una società di finzioni e condizionamenti, alla ricerca di una dimensione più umana e naturale.
La matrice crimsoniana del passato è ormai accantonata, gli Hypnoise del 2006 profumano di heavy psichedelico, del tutto libero da costrizioni e paletti, che fluisce libero, con un'intensità strumentale decisamente coinvolgente, ad esempio in "Sexual entertainer", tra i momenti più alti del disco, nella misteriosa "Lee Super Dark" (con Murphy). E' un disco dall'impianto quasi maestoso, con picchi di epicità come "Like a free bird", un soul-rock con la voce incantevole di Cheryl Porter.
Echi di Henry Rollins, Soundgarden, Alice In Chains ma anche di miti come Jimi Hendrix e Led Zeppelin (vedi "God's garden"). Ai tre piace giocare sui contrasti: coro gospel e chitarre roventi in "Black napkin on tomato soup", sottili chiaroscuri e l'esplosione acid-blues in "Upon a golden hill". "Love in the bathroom" e "My own world" sono due esempi di boogie rock aggiornato con infiltrazioni lisergiche, la mutevole "The end of reason" ha un mood hendrixiano tutto nero.
Il finale di "The ocean" è un lungo mantra rock, dilatato, evanescente, evocativo, degna conclusione di un viaggio alla scoperta di sè. Epopea psichedelica e aggiornamento dell'acid rock in chiave , "St. Valentine" è un colpo messo a segno con bravura. |