Autore: BARO
Titolo album: Utopie
Nazionalità: Italia
Etichetta: Autoproduzione
Anno di pubblicazione: 2004

Voto medio: (6)

Recensito da Daniele Cutali

Un baro del prog...? (Vers. stampabile )

Baro è il nome d'arte di Alberto Molesini. E' l'abile bassista dei Marygold, band veronese dal sound profondamente genesisiano anch'essa recensita su questo sito, ma Baro si è unito a loro solo recentemente per le registrazioni dell'album “The Guns Of Marygold” e per le esibizioni live. Ha però tanta gavetta alle spalle, come tutti i musicisti che sono sulla piazza da un bel po' di tempo, e tre album solisti autoprodotti usciti negli ultimi venticinque anni, specchio di un'anima compositrice che riesce a valicare i limiti della “band-gabbia” e a scrivere brani propri da non sottoporre al giudizio di nessuno.

“Lucillo & Giada” del 1980 è il primo album di Baro, seguito dopo tre anni da “Topic Wurlenio”. Questo “Utopie” arriva solanto dopo ventun'anni ed è molto influenzato dalle ultime esperienze con i Marygold e dai suoi ascolti progressivi, tranne che per un episodio.
Infatti il brano di apertura, “Non Sento!”, è una canzone molto leggera, un pop-rock soffice e innocuo, orecchiabile. Se mai si potesse immaginare il Phil Collins musicalmente melenso e commerciale unito alle melodie tutte italiane di Nuovi Angeli, Il Giardino Dei Semplici e i Cugini Di Campagna, questa canzone potrebbe rientrare benissimo in quella categoria.

Baro si rifà comunque con le seguenti suite, “Utopia”, di quasi un quarto d'ora, “Phase I” e “Phase II”, due brani distinti parti di un unicum ma che uniti superano il quarto d'ora, e infine “Runaways” anch'esso di oltre un quarto d'ora. Echi romantici di Genesis, quelli di “Trick Of A Tail” e “Wind & Wuthering”, sinfonicità a là Yes in cui Baro cerca di avvicinarsi vocalmente a Jon Anderson ma non riuscendoci completamente, strascichi di King Crimson prima maniera. I suoni sono però molto scarni e tipici del new-progressive anni '80 dei primi Marillion e IQ. Melodie e armonie comunque ben costruite da un capace song-writing, inficiate purtroppo da una registrazione e una produzione non troppo ottimali.

Buone intuizioni legate troppo, però, a schemi sfruttati già ampiamente. Rimane comunque un gradevole ascolto che raggiunge pienamente la sufficienza. Invitiamo Baro a osare di più e a perfezionare il canto.

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Recensione di Donato Zoppo:

Suona bene Baro, e lo si capisce soprattutto quando si scopre che suona da solo. Peccato che la voce sia il punto debole di questa demo, che cade proprio nei pezzi più accessibili ("Non sento!, ad esempio), ai quali serve proprio una gran voce che li valorizzi. Riesce meglio l'operazione suite, che anzi è il centro nevralgico del disco: "Utopia" e "Runaways" - intervallate da "Phase 1 e 2" - rivelano un gusto molto influenzato dal new prog inglese, Marillion e IQ su tutti.

I brani rivelano un certo studio nella composizione, la capacità di rendere fruibili anche dei passaggi più articolati e cerebrali. Se Baro funziona meglio sulla lunga durata e nella suite dai movimenti compositi e più studiati, è anche vero che deve adoperarsi per migliorare la resa sonora e vocale. L'entrata nei new progsters Marygold potrà rivelarsi utile in tal senso.


Per ulteriori dettagli:
http://www.marygold.net - Sito della band madre di Baro
http://www.vitaminic.it/artist/baro/ - La produzione di Baro disponibile all'ascolto

Per contatti:
baro@marygold.net - E-mail per contatti


I nostri voti:
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Daniele Cutali: (6)
Donato Zoppo: (6)
MEDIA: (6)



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