Recensito da Daniele CutaliLa Genesi delle pistole di Maria... (Vers. stampabile )I Marygold sono una band di Verona nata nel 1994, anno in cui vennero alla luce con il nome di Wildfire ed eseguivano cover dei Genesis e dei Marillion. Questi numi tutelari, enormi, storiche ed importanti influenze di miradi di gruppi odierni del progressive-milieu, continuano a essere i riferimenti principali dei Marygold anche nei loro brani originali raccolti in questo primo album autoprodotto e confezionato in modo pregevole.
Dopo vari cambi di line-up susseguitisi nei dodici anni di attività, che hanno visto confluire nel gruppo anche componenti di un'altra cover band Genesis veneta, gli Yellow Plastic Shoobedoobe non più in attività dal '94, i Marygold hanno raggiunto una formazione stabile che gli ha permesso negli ultimi tre anni di arrivare a questo cd di debutto. Troviamo Guido Cavalleri alla voce e flauto traverso (e già questo la dice lunga sulle influenze musicali), Stefano Bigarelli alle tastiere, Massimo Basaglia alle chitarre, Marco Pasquetto detto “Jack” alla batteria, e Alberto Molesini detto “Baro” al basso, quest'ultimo con tre album a proprio nome alle spalle.
Le pistole dei Marygold quindi... ma ci saranno le cartucce giuste? Facendo le dovute proporzioni e differenze di produzione sonora, vengono alla mente i milanesi The Watch per la calda e romantica proposta a metà tra Genesis, Marillion e IQ. I Marygold, però, pur essendo molto vicini ai Genesis nelle proprie composizioni, hanno saputo miscelare sapientemente una buona dose di sound più personale e qualche venatura di sonorità propria del progressive italiano. E questo anche se il cantato è completamente in inglese come per i milanesi già citati.
Il brano dove è più evidente questa miscela di prog italiano con il romanticismo genesisiano e marillioniano è “Hara-kiri Show”, con un organo ruggente a oscurare il sound generale, una chitarra che pennella e arpeggia e un synth che con i suoi solismi fa rientrare il tutto nel new-prog. Questo è il brano migliore che farà andare in brodo di giuggiole tutti gli amanti del sound romantico.
Più calma ma con ancora il DNA di Gabriel e soci nel tessuto è “Crows On The Tree”, quieta ma di spessore nel finale. Il brano che dà il nome alla band, “Marygold”, sembra direttamente preso da “Fugazi”, a scelta tra “Incubus”, “Emerald Lies” e “She Chamaleon”, per poi ridiscendere nel regno dei Genesis... ops, pardon... dei Marygold (come ama scrivere la band sul proprio sito), con aperture strumentali di chitarra e synth dal caratteristico sound romantico.
Altra piccola perla new-prog è “Sunflowers” con il suo inizio in sordina e i favolosi crescendo progressivi ariosi e rockeggianti, con una buona chitarra hard. Chitarra, voce e flauto per la bucolica “Tania Stands”, mentre “The Wizard” è anch'essa da collocarsi nel periodo ”Fugazi” dei Marillion per i suoni di synth e l'andamento ipnotico, un luminoso esempio di new-prog di quella scuola che fa riferimento sempre ai Genesis, capisaldi e alfieri del rock romantico.
A tutta la band consigliamo di ricercare un po' più di personalità nella struttura delle composizioni, belle, ottimamente scritte, molto gradite a causa del nostro debole nei confronti di quella musica ancestrale, ma non certo originalissime in un genere ormai inflazionato, purtroppo. |