Recensito da Donato ZoppoL'embrione degli Eulenspygel: il tardo beat dei Royal Servants (Vers. stampabile )Gli Eulenspygel furono tra i più interessanti gruppi della Germania anni '70, ma prima di loro l'embrione era già attivo e prolifico, con il nome di Royal Servants. Si trattava di una band nata e operante in piena epoca beat, dal 1965, con un repertorio di cover, come si confaceva a tutti i complessi non inglesi. Quando i Beatles cambiano drasticamente la propria musica a cavallo tra 1966 e 1967, anche i RW assorbono queste pulsioni, pubblicano un singolo nel 1969 e l'anno successivo l'album "We", preceduto da un buon numero di 45 giri.
L'album fotografa una band che muta il proprio stile beat, già intriso di black music e rhythm 'n blues, verso suoni più psichedelici; d'altronde la formazione a sestetto, con due chitarre e un organo, consente anche l'indurimento dei suoni, mentre dal punto di vista della versatilità, il gruppo ingaggia un vibrafonista e due fiatisti. Il risultato è un disco piacevole, magari non di alta ispirazione ma di gradevole ascolto, con brani di durata medio-lunga che lasciano alle spalle gli anni '60.
Se "Work part II" ricorda i Santana, la title-track va di pari passo con Chicago e Blood Sweat And Tears; i 12 minuti di "Latin underground" sono audaci ma eccellenti, senza dubbio l'episodio più interessante del disco, con sonorità jazz-rock venate di latin e blues, con un mood tutto psichedelico, senza dimenticare i magnifici Colosseum. Più ironici e scanzonati "Here's where I'm gonna stay" e "Private man", influenzate dal vaudeville e dai Kinks.
Cambia la musica, cambiano gli eroi e i modelli, il blues non fa più per i Servants che, affascinati da Jethro Tull, Yes e Van Der graaf, cambiano nome e obiettivi, diventando Eulenspygel. Il cd ha anche qualche bonus track ma si tratta di singoli, ancora legati all'era beat. |