Recensito da Matteo D'Agord (Vers. stampabile )Il progetto Flora nasce nel 1998 da un’idea di Fabrizio Lusitani e Paolo Nicastro e vede transitare nelle sue file diversi musicisti, ognuno foriero di gusti ed intuizioni personali; dopo un demo (“Signor Pische”) uscito nel 2001 e accolto da tiepide recensioni, la formazione si assesta ed il gruppo entra nelle scuderie delle neonata Airbag Records, con la quale da alle stampe il primo album ufficiale.
Il gruppo decide di collocarsi esplicitamente in un “post-rock/jazz sicuramente poco convenzionale”, ma è una categorizzazione forzata (e a mio avviso un po’ inflazionata) che non rende completamente giustizia alla variegatura del disco, che vagabonda tra gli echi seventies di “Bianco”, lo stralunato swing di “Insalata n.4” (in cui il sassofono di Leonardo Andreoli la fa da padrone), abbandonandosi in incursioni più o meno brevi nel jazz classico, nel minimalismo e nella musica cantautorale (tre brani su sette sono cantati, con testi di stampo malinconico/esistenzialistico).
E’ quindi un’opera frastagliata, che si muove su un terreno dai colori e confini non ben definiti, sui quali le atmosfere canterburiane dai ritmi indolenti e sornioni fanno capolino più e più volte; ne risulta un disco molto godibile pur senza momenti di particolare eccellenza, cosa che non costituisce un difetto ma risulta da una precisa scelta stilistica. Sicuramente un gruppo che ha diverse frecce al suo arco ed è quindi da tener d’occhio... |